Desiderio, eros, romanticismo, dating: dialoghi sull’amore e il sesso

Su cosa rifondare il legame affettivo? È possibile superare la gelosia? Due scrittori 40enni si confrontano nel numero di D in edicola oggi con La Repubblica, su amori, passioni, dubbi legati ai loro amori
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Con la pandemia, siamo stati costretti a usare internet per trovare amicizie, incontri, amori. Vale anche per i quarantenni, che hanno vissuto i tempi analogici del mondo senza connessione, le chiamate sul telefono fisso sperando che non rispondessero i genitori, le vacanze su isole sperdute davvero a innamorarsi di persone di un altro continente e di cui perdere le tracce. Oggi siamo divisi, tra una vaga nostalgia del prima e il bisogno di non sentirsi lasciati indietro dal presente. Siamo la generazione che è stata azzannata sul più bello dal precariato, che si è risvegliata da relazioni tossiche per iniziare a interrogarsi su come rifondare l’idea di legame affettivo, guardando alla naturale fluidità dei ventenni.

Siamo gli spatriati del nuovo romanzo di Mario Desiati: «Celibi, nubili, girovaghi e vagabondi, o forse, nel caso che ci riguarda, i liberati». Desiati non l’ho mai incontrato eppure mi sembra di conoscerlo, forse per la lettura dei suoi romanzi nel corso del tempo. Sono tanti. Spatriati (Einaudi), uscito il 27 aprile, è l’undicesimo. Il 20 maggio è uscito anche il mio primo romanzo, Le ore piene (Marsilio). Spatriati e Le ore piene hanno in comune la ricerca di uno sguardo libero sull’amore. È per questo che D, nel numero in edicola con Repubblica sabato 29 maggio, ci ha chiesto di fare una conversazione su desiderio, eros e libertà sessuale. Ci sentiamo per telefono. Una delle prime cose che gli dico è che alcuni anni fa mi era sembrato di riconoscere la sua foto su Tinder.

Mario: "Sì, confesso il misfatto. Ti posso dire anche l’anno. Era il 2016, lo usavo molto a Berlino perché mi permetteva di conoscere persone superando le mie incertezze linguistiche. Avevo un profilo mezzo in italiano e mezzo in tedesco tutto ricolmo di citazioni e mi offrivo come partner in crime per le notti o gli after al Kit Kat Club, uno dei più trasgressivi club techno del mondo. Ci ho anche trovato un lavoro con Tinder a Berlino, ma lì dovrei scriverci un altro romanzo. In Italia l’ho disinstallata dopo poche settimane perché c’era mezza editoria romana coi nomi falsi, mogli e mariti che si fingevano altri per scoprire un adulterio, uno scrittore di gialli che si spacciava per donna, foto di gente a caso in rete con presentazioni farneticanti, sono scappato. E poi avevo la sensazione di conoscere tutti. E infatti l’unico dating che riuscii a fare fu con una persona che veniva a scuola con me, a Martina Franca, a oltre 500 chilometri da Roma".

Valentina: "Mi hai fatto ridere. Credo che anche solo per curiosità sulle app sia passata la maggior parte delle persone che conosco. Lì può succedere di tutto. C’è chi se ne va dopo un giorno per la noia di sentirsi chiedere “in che zona sei”, chi fa sesso dopo mezz’ora, chi sparisce dopo qualche messaggio, chi si innamora. Io non le uso in questo periodo, ma cerco di immaginare il fermento che potrebbe esserci su internet, mentre si ricomincia a vivere dopo la pandemia. Lo vedo per le strade, negli stivaletti, nei jeans e nelle magliette corte delle ragazze, un desiderio comune di richiudere nell’armadio i vestiti da casa e avvicinarsi, spogliarsi, sedurre".

Mario: "Sinceramente non ho questa sensazione, anche se io non posso fare testo perché ho cambiato il mio stile di vita in questo ultimo anno e mezzo. Prima vivevo letteralmente sui mezzi pubblici. Scrutavo con moltissima discrezione i miei compagni di viaggio, soffermandomi su dei dettagli, un ombrello, un paio di scarpe, un polso pieno di bracciali. Ero uno fisso nella Metro C a immaginarsi le vite degli altri. Ammetto di essere un cliché. Ossia lo scrittore che guarda e si immagina cose. Può essere divertente, altre volte alienante. Succedeva che quando incrociavo lo sguardo di qualcuno mi scappasse un sorriso di complicità. Tranne rari casi nessuno ha mai ricambiato. Forse faccio un sorriso di merda, pensavo. Ora che siamo costretti a tenere la mascherina per evitare fraintendimenti tengo lo sguardo a terra".

Valentina: "Forse davvero, come dicono alcuni, appena potremo toglierci le mascherine inizierà un periodo di euforia orgiastica come negli anni Venti del secolo scorso. E nel frattempo, secondo me anche grazie alle app, i ruoli e gli stereotipi sul desiderio – uomini che non sono mai fragili, donne che non coltivano il piacere senza altri fini – stanno crollando. Un po’ come succede in Spatriati. Ma non voglio fare finta che sia tutto semplice. Mi sono resa conto di aver raccontato, nel mio libro, la storia di una donna che vuole fare ogni tipo di esperienza ma è ancora legata a un ideale romantico dell’amore. Secondo te ci serve ancora o andrebbe superato?".

Mario: "Conosco sfrenati libertini, gente che è quasi morta nelle dark room, che arrivati alla mia età si sono accasati e parlano della grande trasgressione di essere sposi fedeli e innamorati. Ecco, credo che quelle anime complici curiose, erotiche che si incontrano, si innamorano e sperimentano anche i desideri più inusitati, che soprattutto condividono, si raccontano e sviluppano le loro fantasie sessuali, vivano qualcosa di molto vicino all’estasi. Queste coppie di amanti innamorati le vedi da chilometri, hanno un alone azzurro attorno, una specie di brezza, è l’energia di chi sa che tutto può accadere. Poi esiste la dimensione ludica, quella che Milan Kundera chiama l’amicizia erotica. Però è molto più potente sperimentare un confine quando sei innamorato. Certo sono rivoluzioni che possono creare uno scompiglio tale che alcuni dopo averle provate sono impazziti. Altri invece hanno rafforzato l’energia del loro alone azzurro".

Valentina: "È un’immagine davvero bella. Io in questi ultimi mesi ho passato del tempo a riflettere su come superare l’idea di coppia tradizionale, chiusa. Se penso alla maggior parte delle mie esperienze non vorrei riviverle, la gelosia ha rovinato molte cose. Se vuoi bene a qualcuno perché non dovresti desiderare che possa godere di tutta la felicità possibile?".

Mario: "Ci sono diverse forme di gelosia; possessività, insicurezza, oppure la gelosia dello schema patriarcale. Credo sia importante essere disponibili a non nascondere anche le parti più oscure o meno definite della propria identità. Ho usato questa perifrasi perché la verità o l’identità di una persona non è mai uguale nel tempo, cambia, si deforma a seconda delle esperienze, delle letture, delle conoscenze, della vita insomma. Credo che la grande conquista, in una relazione tra due o più persone, sia la libertà di essere se stessi con tutte le evoluzioni del caso. Dire qualcosa tipo: «Sei cambiato, non ti riconosco più» a chi ami potrebbe non essere una buona idea. Te lo hanno mai detto?".

Valentina: "Sì, me l’hanno detto tante volte. In passato mi sono trovata spesso nei casini per la mancanza di coraggio di rivelare le mie parti oscure e mutevoli. Poi ho capito che potevo iniziare a vivere giorno per giorno, e allora è andata meglio. Anche rispetto ai desideri sessuali, non sono mai identici, cambiano nel tempo, per questo credo che, se parliamo di sesso, non parliamo mai abbastanza della questione del consenso. «Ti va?, Posso?», sono formule magiche in un incontro".

Mario: "Penso che il desiderio sia una parte importante della nostra anima e dunque aspiri a essere liberato, come l’anima dalle preoccupazioni della vita. L’infelicità, l’insoddisfazione spesso derivano dal temere cose che non vanno temute e desiderare ciò che non è necessario desiderare. Spesso si confondono le priorità e la vita diventa un aeroplano dirottato dal timore ingiustificato e il desiderio insoddisfatto, rendendo irraggiungibile l’umana e nobile meta del piacere di essere fino in fondo se stessi. Forse sono stato troppo teorico, scendo nel pratico per indicare lo strumento di questo percorso: il dialogo. Un ragionamento dialettico tra i partner su desideri e fantasie, su sogni e confini, su praticabilità e possibilità, può smascherare gli equivoci, lucidare la coscienza, liberare un potenziale di desiderio inespresso. Tu hai mai avuto paura di chiedere qualcosa?".

Valentina: "Ho avuto sempre paura di parlare dei miei desideri con le persone che ho frequentato. Ho avuto storie lunghe durante le quali non ho mai avuto un orgasmo. E la cosa assurda è che pensavo fosse normale, che andasse bene così. Ero arrivata a dirmi che forse il sesso era sopravvalutato, o che non mi interessava più di tanto. Ci sono state altre storie importanti in cui c’era il piacere ma non potevo esprimere le mie fantasie. Altre ancora in cui impersonavo una donna fatale ma sognavo le coccole. Insomma, un disastro. Forse per questo mi sono messa a scrivere. E tu?".

Mario: "Le persone seduttrici e libertine di solito procedono nella loro vita di relazioni con degli schemi collaudati per attrarre a sé l’interesse degli altri. Qualche bravo matematico potrebbe tradurre queste tecniche di seduzione in un algoritmo. Avendo a che fare per lavoro con gli scrittori ed essendo un lettore forte, vivo costantemente sotto scacco della loro seduzione. Nelle relazioni sentimentali può esistere un canale intimo, unico e privato che si crea in quello che definirei uno stato di grazia, ma è delicatissimo. Psiche ed Eros si amavano felicemente soltanto al buio senza farsi troppe domande sull’intensità e magia di quell’amore. Fin quando quelle perfide delle sorelle di Psiche la convincono ad accendere la luce durante un amplesso. Psiche scopre che il suo amante impareggiabile (è il dio dell’Amore) è Eros e lì cominciano i guai. Gli antichi cantori del mito ci dicevano questo, che la via del desiderio è unica, incomprensibile agli altri, diversa da individuo a individuo, dove quello che è buio per alcuni è luce e verità per altri".