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La vera storia di Madam C.J. Walker, la regina dei saloni di bellezza salvata da un sogno

"Orfana a 6 anni, moglie a 14, madre subito dopo e vedova a venti", racconta la biografia dell'imprenditrice a cui Netflix ha dedicato la miniserie "Self Made". L'ascesa di questa prima businesswoman di colore, che ha contribuito all'emancipazione femminile, è stata frutto di testardaggine e lungimiranza. E di un coraggioso investimento del valore di 1 dollaro e 75 centesimi
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Noi qui a lottare con le quote, a pretendere rispetto, a contare la distanza tra la realtà e la parità e dietro tutto questo, molto dietro, all’inizio del secolo scorso, c’è una donna: la prima nata libera in una famiglia di schiavi, diventata milionaria senza l’aiuto di nessuno. Madam C.J. Walker, una che ha scoperto come tradurre un nome in marchio, molto prima di Cristiano Ronaldo, e ha costruito un ponte tra i sogni e il successo.

Madam C.J.Walker ha iniziato come lavandaia, pagata un dollaro e 50 al giorno alla fine dell’Ottocento, e si è trasformata in regina dei saloni di bellezza, filantropa e attivista nel giro di vent'anni. Con guadagni da 500 mila dollari l’anno, nel 1917.

Nata Sarah Breedlove, in Louisiana, vive nella piantagione dove i genitori e i fratelli fingono di essere mezzadri: la schiavitù è stata abolita da due anni, ma non c’è nessuna tutela per chi lavora. Lei deve crescere in fretta e riassume la prima parte della sua vita così: "Orfana a 6 anni, moglie a 14, madre subito dopo e vedova a venti". Lo racconta in prima persona ed è pure la voce fuori campo nella serie tv che ha reso famosa la sua storia, Self Made. Ma il modo in cui si è fatta da sola è un po’ diverso dalla biografia a puntate di Netflix.

 

In viaggio verso il destino

Si parte dalla disperazione di una ragazza che a vent’anni è uno scarto. Perde capelli a ciocche, colpa dei prodotti chimici in cui sta immersa tutto il giorno per strofinare panni che le mangiano le dita. Viene maltrattata da un secondo marito, trovato per cercare almeno un sostegno economico e diventato subito violento. Un ubriacone che ha l'unico merito di uscire di scena in fretta. Sarah deve lasciare la figlia A’Lelia in un orfanotrofio perché non sa come mantenerla, ma la va a prendere prima di partire per St. Louis e dare una svolta alla sua esistenza.

Il destino non le bussa alla porta, se lo va a cercare, con il capitale di 1 dollaro e 75 centesimi investiti nel viaggio per arrivare dal fratello diventato barbiere. Scopre un mondo e cerca un modo per sistemare la sua testa ormai quasi pelata. Qui decide di lasciare in eredità un po’ di romanzo e sostiene di aver ricevuto in sogno la ricetta della pomata che la tirerà fuori dalla miseria. Improbabile, così come è difficile che abbia davvero rubato gli ingredienti come succede nel telefilm. La futura imprenditrice inizia a lavorare sul serio per un'altra donna e a vendere i suoi prodotti di bellezza porta a porta, ma nel frattempo impara un'arte: testa delle miscele naturali, bolle e mischia fino a che pesca la formula giusta. E va alle scuole serali. E frequenta il coro della chiesa episcopale dove trova un aiuto, una comunità.

Octavia Spencer sulla locandina della serie Netflix Self Made ispirata alla storia di Madame C.J. Walker 

Parola d'ordine: dignità

Madam C.J. Walker si è fata da sola, però non in solitudine e quando prende servizio per la signora Malone, che in Self Made ha un altro nome, ha già in mente il prossimo passo. Mettersi in proprio, espandersi, investire in case, costruire una fabbrica che produca ciò che lei piazza nelle case. Una promessa di indipendenza con il suo nome sopra. Il futuro le è chiaro fin da quando bussa alla prima porta e convince le donne a spendere per creme e lozioni usando la sua vita. "Quando una di noi ha un bell’aspetto è degna di considerazione e ogni signora di colore che ottiene rispetto aumenta la dignità di tutte noi": oggi la accuserebbero di dare valore fisico, alla bellezza, ma non è con questo principio che avrebbe fatto tanta strada e tanti soldi. No, lei parla di "dignità" e prepara un impero appoggiato su quella parola, a cui resta sempre fedele.

 

Così Sarah diventa Madame

Nel 1896 conosce Charles Joseph Walker, un uomo che vuole sostenerla e si innamora pure. È convinto di lavorare per un’impresa di famiglia e quando scopre che le ambizioni della moglie lo spaventano la lascia, però nel tratto di strada che percorrono insieme sono una grande coppia. Lui si occupa delle pubbliche relazioni, inizia a chiamarla Madam (dal termine Madame) perché in quegli anni, la moda è solo francese. Il vezzo paga. Lei si tiene il titolo e ha la meravigliosa e coraggiosa idea di metterlo sopra le scatole che vende. Spaccia un po’ della sua determinazione e le clienti cercano la sua forza, non il balsamo. Madam si trasferisce prima a Denver, per allargare il mercato, e poi a Pittsburgh dove inaugura un salone che incassa quattro volte quelli dei colleghi bianchi.

Ha solo tre prodotti, la pomata per il cuoio capelluto, lo shampoo vegetale e Glossine, l’ultima invenzione della linea che serve per le acconciature. Nel 1910 lascia il salone alla figlia e si allarga a Indianapolis. A quel punto dà lavoro a 300 persone, allenate con il suo metodo, preparate a portare in casa delle persone molto più di essenze e oli vegetali. Sono quasi tutte donne e nere e la signora Walker non si accontenta nemmeno di questo invidiabile traguardo. Dona fondi per le scuole, per l’istruzione di quelli nati senza nulla come lei, per quelle che vogliono puntare su una carriera e non hanno i mezzi per cominciarla. Contatta i politici, organizza marce, si spende per la causa e si consuma. Cerca l’appoggio di Booker T. Washington, oratore, consigliere di molti uomini di potere, l’orgoglio della gente di colore. Lui la ignora e lei fa di tutto, senza ritegno. Si intrufola non invitata alle sue conferenze, sale sul palco durante un suo discorso, lo aspetta all’uscita di ogni convention. Nulla. Perché una donna che ha fatto successo fa anche paura.

Ottiene un riconoscimento da Brooker solo alla fine, quando Madam festeggia il milione di dollari che la farà entrare nel Guiness dei primati e quando inizia a stare male. Ha problemi ai reni e non c’è una cura. Le dicono che dovrebbe fermarsi e Madam C.J. Walker accelera. Riunisce tutti i suoi dipendenti in un enorme congresso in cui dice: "Le imprenditrici, sono il futuro. Si vede chiaramente". Muore nel 1919, è una cinquantenne realizzata con un’eredità spropositata. E una vista lunghissima, arrivata ben oltre il tempo che noi stiamo vivendo oggi.