Relazioni

La lettera di Anna: "Tra tante storie complicate, io vi racconto il mio amore semplice e duraturo"

Photo by Manuel Meurisse on Unsplash 
Una relazione nata per caso, in vacanza, e cresciuta nel modo più naturale possibile. L'incontro con lui ha cambiato, anzi, rivoluzionato tutti i progetti di Anna. Che però non si è mai voltata indietro con rammarico. E oggi ha voluto raccontarci i suoi meravigliosi quindici anni insieme all'uomo della sua vita. Ma la psicologa rilancia: la sua non è una storia semplice ma una relazione intensa costruita su rispetto e condivisione. E fornisce spunti interessanti a tutti noi

Se volete raccontare la vostra storia inviatela a modaebeauty@gedi.it. La redazione valuterà le migliori e le pubblicherà, previo consenso, in forma anonima
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Leggo spesso la vostra rubrica di storie d'amore e mi spiace leggere di donne sfortunate o, ancora, donne che ravvivano un rapporto grazie a un tradimento. La mia è una storia semplice, di due ragazzi i cui sguardi si sono incrociati per caso in un'isola siciliana durante l'inaugurazione della stagione estiva di un villaggio.Una storia semplice ma densa di sentimenti, esperienze, condivisioni, crescita, che la rendono più che mai viva dopo quindici anni. Sono state tante le coincidenze che hanno colorato gli anni trascorsi insieme, ma vado con ordine. 

Quindici anni fa ero una giovane dottoranda pronta a partire per l'estero e a lasciare penso per sempre la mia terra. Sulle mie spalle il lutto di un papà molto ingombrante nel senso più positivo del termine. Attorno a lui ruotava la vita di una famiglia, di amici, di successo economico, tutto andato in frantumi dopo la sua scomparsa. Io ero abbastanza piccola, quasi ventenne, una valigia piena di sogni e un muro di difficoltà, dolore e solitudine davanti. 

Due storie importanti, una finita abbastanza male e la voglia di puntare tutto sul mio lavoro, sul frutto della mia fatica sui libri e sui miei risultati. Poi per caso vengo invitata da un'amica per un week end al mare, senza sapere che andavo incontro a un totale stravolgimento della mia vita e alla porta che mi avrebbe portato alla felicità.

Ci incontriamo, per me nulla di più di una storiella estiva prima di partire, per lui forse qualcosa in più. Notti rapita da questo sconosciuto che mi riaccompagnava a casa all'alba e quando passavamo dal porto della città, mi diceva spesso che gli sarebbe piaciuto prendere la prima nave e portarmi magari a Montecarlo (Chissà perché!). Due mesi di frequentazione solo nel week end e, mentre l'Italia festeggia il suo mondiale, io scopro di essere incinta

Su consiglio di un'amica gliene parlo la mattina presto davanti al laboratorio di analisi dove avevo ritirato i risultati di quella deflagrazione che mi avrebbe rivoluzionato la vita. Io, sempre molto lucida e razionale nelle mie scelte, decido di abbandonarmi in quello sguardo dolce e rassicurante, che non mostrava alcun dubbio su cosa fare: crescere nostro figlio insieme e andare a vivere insieme. 

Mando tutto all'aria, non parto più per l'estero, mi gioco la mia carriera universitaria, sgancio la bomba in famiglia (senza troppi traumi in effetti) e iniziamo a pianificare la nostra vita insieme. Scegliamo la casa e viviamo quei mesi a venire con grande sentimento. Io scopro di essere veramente felice, in un modo che avevo dimenticato, inebriata dalla vita a due come non la conoscevo, serena, divertente, piena. Poi purtroppo la gravidanza si interrompe e lui non mi abbandona un momento. 

Tutte le persone vicine a me si immaginano un passo indietro e un ritorno alla mia vita precedente. E invece no, io scommetto su noi due e insieme attendiamo che ci consegnino la casa che avevamo scelto. Abbiamo costruito mattone su mattone, nel vero senso della parola. Ci sono voluti due anni per completare l'arredamento di casa, abbiamo passato un bel po' di tempo a pranzare su un cartone non avendo il tavolo da pranzo, a conservare tutto in un cassettone perché l'armadio non ci era ancora stato consegnato dal padrone di casa e tante altre cose tenerissime. 

Eppure io con lui avevo riscoperto la vita a colori, mi ero liberata del grigio di un lutto portato addosso per troppo tempo. Dopo quattro anni ci siamo sposati, senza un soldo, ma a casa dei miei genitori in campagna esattamente come avrebbe voluto mio padre. Il nostro rapporto è stato attraversato da tantissimi momenti duri, anzi durissimi, ma non ci siamo mai persi, io sono stata sempre per lui il suo punto di appoggio e lui il mio porto sicuro. 

Abbiamo vissuto una grossa crisi l'anno scorso, dopo che io ho accettato un'offerta di lavoro in un'altra città e ci siamo trasferiti, suocera e cani al seguito. Non abbiamo avuto figli, purtroppo, non li abbiamo neanche cercati più del dovuto, ritenendo che se la natura non concede questo regalo è inutile forzare la mano. Cosa ci unisce? La complicità, la condivisione, il rispetto. Vedo la nostra vita insieme, sogno tante cose per noi due, sebbene siamo diversi per molte cose.

Io provengo da una famiglia borghesissima, ho studiato tanto e con tanto profitto e faccio un lavoro di responsabilità. Lui figlio unico di persone semplici, ha litigato con lo studio e con i libri, con un momento di inevitabile difficoltà con il lavoro per tutto quello che è accaduto in questo ultimo anno e mezzo. Credo che il nostro segreto sia amarci in un modo semplice ovvero prendendoci cura l'uno dell'altro nel modo che ognuno sa fare, rispettandoci e proteggendo il nostro rapporto. Siamo sicuramente aiutati dal fatto che per entrambi non c'è nulla di meglio di trascorrere del tempo insieme, anche se possiamo prenderci i nostri spazi. Litighiamo come tutti ma sempre uno dei due cerca l'altro per fare pace. Spero vi sia piaciuta questa storia di persone semplici, di 46 e 43 anni. Un caro saluto, Anna

La psicologa: "Cara Anna la tua non è una storia semplice, ma il racconto di una relazione intensa"

Adelia Lucattini, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell'International Psychoanalytical Association, commenta così la storia della nostra lettrice: "Amor ch'a nullo amato amar perdona", così Dante Alighieri nel 1300 descriveva quel sentimento che travolge e unisce due persone che s'incontrano, apparentemente due ragazzi come tanti altri già apparse nelle loro vite ma che non vi avevano trovato posto, poiché non avevano lo spazio mentale ed emotivo per poterle accogliere.
Non il primo amore, il vero amore. Senza un apparente perché si trovano, si piacciono, sentono di poter costruire qualcosa d'importante insieme. Trascinati dal loro destino e sospinti dal loro inconscio, realizzano un desiderio profondo, segreto per loro stessi, senza bisogno di parlarne esplicitamente. Si amano e basta.

Anna salpa verso una nuova vita dopo un lutto terribile, la perdita improvvisa del padre e con lui anche del suo status socio-economico ma certa di avere dentro se stessa le potenzialità per potercela fare. Forte del suo dottorato aveva immaginato di poter costruire la sua vita da sola, una nuova vita che le permettesse di superare il lutto del padre rimuovendolo, senza elaborarlo, operazione però necessaria affinché il processo di separazione si completi veramente e la costruzione del domani sia efficace.

L'incontro apparentemente casuale con un ragazzo, al mare, in realtà è quello di cui in quel momento la giovane donna in lutto aveva bisogno. Una gravidanza non è mai un errore, uno sbaglio, un caso. Se la volontà può fallire, l'inconscio non sbaglia mai. Infatti capita spesso che dopo un lutto venga spontaneo il desiderio di avere un figlio, una vita che possa colmare quel vuoto che si è venuto a creare per la perdita di una persona amata. Una mancanza che possa essere riempita da una nuova vita in modo che dal dolore germogli e nasca qualcosa di buono. In questo caso un figlio rappresenta anche una nuova vita e la propria capacità generativa e rigenerativa. Un frutto vitale, un nuovo amore là dove prima c'era solo solitudine o disperazione.

Gli incontri felici permettono questa realizzazione anche quando un bambino in carne ed ossa può non nascere per tanti motivi che non è importante indagare. I due giovani si incontrano e decidono di unire i loro bisogni e i loro desideri, le loro vite, mettono su una casa che costruiscono mattone dopo mattone, sostituendo piano piano i cartoni in cui sono contenuti i loro progetti, i loro sogni con dei solidi mobili, degli armadi in cui riporre i tesori che si sono portati come proprio bagaglio e quelli che hanno costruito insieme.

Ma i mobili che cosa rappresentano? A livello simbolico l'armadio come cassetti con cui vediamo giocare i bambini, rappresentano il mondo interno della madre da cui il bambino desidera essere contenuto e in cui cerca se stesso. Il bambino disidera stare con la propria mama, essere nella sua mente e nel suo cuore, cercando i meravigliosi tesori dell'amige dentro cassetti, armati e stipetti. Gli stessi ricchezze che da adulto cercherà nel proprio partner. Il padrone di casa che per tanto tempo non permette di avere l'armadio è il padre ancora ingombrante e che necessita di tempo per essere sostituito, perché possa lasciare il posto all'amore maturo dei due giovani.

Poi qualcosa accade perché la vita è piena di imprevisti, quando meno se lo aspettano Anna che è più qualificata, ha un'offerta di lavoro importante. In modo assolutamente controcorrente come può accadere in una coppia nel XXI secolo che si ama profondamente, lei può accettare un buon lavoro dopo aver atteso anni per stare vicino al suo compagno e lui può appoggiarla senza sentirsi sminuito come uomo e nella propria virilità. Un uomo intelligente e buono che può accettare che la propria donna abbia una posizione sociale di maggior prestigio e parteciparne pienamente perché sa di esserne parte attiva e anche artefice grazie la sua presenza, ial sostegno e all'appoggio che le ha sempre dato.

Un tempo si diceva che dietro un uomo di successo c'è sempre una donna, oggi si può ben dire che dietro una donna di successo c'è spesso un uomo che la comprende, sostiene, incoraggia, che non si sente in competizione con lei ma vive il proprio essere 'homo faber' anche attraverso il successo della propria partner, ben sapendo di esserne parte attiva.
Ogni coppia ha le sue caratteristiche e reagisce diversamente ai cambiamenti che suscitano inevitabili conflitti, che sono sì della coppia ma anche individuali e personali. Questo perché ogni cambiamento turba e costringe a modificare i propri equilibri interni. Talvolta sconvolge i ritmi e i progetti ma può e deve essere affrontato.

È molto bello che in questo nuovo progetto di vita che Anna ci racconta, sia coinvolta anche la madre del marito poiché una persona anziana non può essere lasciata da sola, ma d'altro canto solo una coppia solida e matura può accogliere un genitore nella propria casa, nella propria vita. Né possono essere lasciati indietro gli animali domestici che sono "come dei figli", senza la pretesa di pensare che possano essere davvero dei figli. Sono parte della famiglia e con la famiglia restano anche nelle novità e nei traslochi.
Ogni trasloco è sempre anche un trasloco interiore, richiede di spostare il proprio mondo interno da una dimensione ad un'altra, dovendolo ridefinire, rimodellare, adattare ad un nuovo contesto.

La storia che Anna ci racconta non è una storia semplice, è il racconto di una relazione intensa tra due persone che hanno saputo uscire da un dolore profondo e scegliere di costruire insieme un rapporto solido prima di poter affrontare un passo come quello di una nuova posizione lavorativa, in una nuova città, cambiamento che in precedenza non sarebbe stato possibile e che da soli non avrebbero affrontato. Se la lettrice che scrive questa bellissima lettera avesse potuto in gioventù fare questo passaggio da sola, trasferirsi all'estero vivendo un cambiamento d'identità in un paese straniero, certamente lo avrebbe fatto. Se non è le stato possibile è perché aveva prima bisogno di altro, qualcosa di cui forse non era pienamente consapevole, di cui non aveva coscienza. Affidandosi al proprio istinto, al proprio inconscio, ai propri desideri e inseguendo i propri sogni ha cambiato rotta trovando supporto anche nella sua famiglia di origine. La famiglia ha sempre un ruolo fondamentale, il suo sostegno rende più forti e aiuta a realizzare sogni, finalizzate progetti, raggiungere obiettivi stemperando i conflitti.
Il matrimonio come avrebbe voluto il padre rappresenta il recupero di questa figura perduta nella realtà ma viva in Anna, accanto a lei nel giorno più importante. Il compimento della maturazione edipica, in cui l'amore per il padre si sposta sull'amore per un uomo permendo la costruzione della propria vita sentimentale, si realizza nel tempo attraverso vari passaggi: prima con la casa, poi con il matrimonio e infine con il poter accettare un nuovo lavoro in un'altra città, nonostante le difficoltà senza pero mai lasciarsi.