Made in italy
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Cambio vita: dalle Nazioni Unite e i bypass alla lingerie. La storia delle fondatrici di Chitè Milano

Una storia vera che racconta un deciso cambio di rotta. Così Chiara Marconi e Federica Tiranti, una diplomatica e una ricercatrice hanno cambiato radicalmente la loro vita e hanno fondato un brand di lingerie molto speciale, che oggi impiega 10 donne e punta al mercato estero

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Torna l'appuntamento con le donne capaci di reinventarsi puntando tutto sui loro sogni. E che può ispirare chi ancora non ha deciso o infondere coraggio a chi intravede un nuovo progetto all'orizzonte. Arrivano da tutta Italia e non solo, si sono lasciate alle spalle vite e lavori molto diversi: ad accomunarle è la passione per la moda e il design e il Made in Italy.

E' il caso di Chiara Marconi, che dopo studi diplomatici alla Scuola Sant'Anna di Pisa e con un lavoro alle Nazioni Unite che la vede divisa fra Rio de Janeiro e Ginevra, decide di intraprendere una nuova vita e fondare una linea di lingerie rivolta a tutte le donne, con lo scopo di aiutarle nella scelta del reggiseno giusto anche se acquistato online. Capi di alta qualità ma a prezzi accessibili. A lei si è unita la sua amica Federica Tiranti, una laurea in Farmacia e un lavoro a Parigi nel settore farmaceutico. Ventinove anni e trentadue, Chiara e Federica sono le co-founder di Chitè Milano, brand di lingerie 100% Made in Italy dedicato a tutte le donne, tutto personabilizzabile, adattabile ad ogni fisico e ad ogni esigenza. E in più realizzato con materiali sostenibili.

Cosa facevate prima?
"Prima che nascesse Chitè avevamo due percorsi che con la moda non avevano niente a che fare. Federica ha studiato farmacia, viveva a Parigi e stava facendo una tesi di ricerca su bypass e stent coronarci, Chiara la Normale di Pisa con un percorso in studi diplomatici. Viveva tra Rio e Ginevra e aveva iniziato a lavorare alle Nazioni Unite".

Il nome del brand da dove nasce?
"Il “Chi” è l’inizio dei nostri soprannomi Chicca e Chiachi e il “te” è per le Donne: per ricominciare a far le cose per se stesse".

Quando avete capito se non ora quando?
"Finiti i nostri percorsi nel 2018 abbiamo deciso di rientrare in Italia per fondare Chitè e l’Italia era l’unico paese in cui volevamo farlo per sostenere l’artigianato italiano. Le nostre sarte sono i nostri angeli ed è a loro che dobbiamo la qualità dei nostri prodotti".

Avete fatto dei corsi per avvivare questa nuova impresa?
"No non abbiamo mai fatto corsi specifici ma ci siamo messe pancia a terra a lavorare fino a 20 ore al giorno e abbiamo imparato tutto sul campo. Ci siamo avvalse di consulenti e anche dell’esperienza dei nostri fratelli nel campo della gestione e controllo, business management e business strategy. Non è stato facile ma la chiave sta nel circondarsi di persone più brave di te e imparare".

Difficoltà burocratiche iniziali ne avete avute? Avete richiesto fondi  per partire?
"Fare impresa in Italia non è facile, a maggior ragione se si è giovani e donne. Troppo spesso all’inizio i professionisti sottovalutano il potere di crescita delle startup e non ti danno il giusto supporto iniziale. La fiscalità italiana è davvero molto complicata e le risorse necessarie sono ingenti. Lo Stato cerca di creare un sistema che supporti l’imprenditoria giovanile e le startup ma poi troppo spesso questo non viene realizzato come dovrebbe. Nonostante tutte le difficoltà, però, nel 2020 abbiamo chiuso il nostro primo seed round di investimento in overfunding e abbiamo diverse banche che supportano il nostro percorso".

Usate i social per vendere?
"Come realtà digitale direct-to-consumer i social ed il digital marketing sono il motore dell’azienda. I social sono alla base della nostra community in continua crescita, ci permette di entrare in contatto diretto con loro, di mostrare il lato umano di Chitè e di ascoltare le donne – i cui bisogni e desideri sono ciò che ci spinge ad alzarci la mattina per trovare soluzioni e crescere insieme a loro. Il digital marketing, e quindi le campagne sponsorizzate sui social o la marketing automation, è ciò che ci permette di portare traffico sul sito, stimolare le vendite online e far crescere la brand awareness".

Chi ha creduto in voi?
"Inizialmente nessuno, è stata molto dura e le porte in faccia e le difficoltà sono state moltissime ma ne è valsa la pena.
Con il tempo, quando tutti intorno a noi vedevano che non mollavamo e che ci credevamo veramente, sono tornati a sostenerci. La famiglia e le persone più strette giocano un ruolo chiave all’inizio ma ora abbiamo anche un advisory board molto forte".

Un bilancio ad oggi di questa scelta? La rifareste?
"Assolutamente si, svegliarsi la mattina con la voglia di andare a lavorare per il tuo progetto è di fondamentale importanza per noi. Ad oggi siamo un team di 10 donne ed è meraviglioso".

Progetti futuri?
"Continuare a crescere nel mercato italiano aprendo anche degli spazi fisici come pop-up, per entrare in contatto sempre di più con la community e le clienti. Ci stiamo affacciando al mercato spagnolo e nei prossimi anni puntiamo oltreoceano".