Gioielli

Tulipani, rose, calle. Com'è brillante la lunga storia tra arte orafa e natura

Da Madame Pompadour alla Duchessa di Windsor fino a Grace di Monaco, Camilla e Kate della famiglia reale inglese, il connubio tra botanica, anelli, collier e bracciali esercita da sempre un grande fascino
 

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Era il 1874 quando il poeta francese Mallarmé, con lo pseudonimo di Madame Marguerite de Ponty, sulle pagine della Dernière Mode (1° agosto) scriveva: “L’istinto della bellezza che regola sotto ogni cielo la nascita delle rose, dei tulipani e dei garofani, è per caso estraneo alla bellezza degli orecchini, dei pendenti, degli anelli e dei braccialetti? Fiori e gioielli: ogni specie non ha forse la sua terra? Come una certa luce si addice a un determinato fiore, così ogni donna richiede il suo gioiello”.

 

Oggi, quasi 150 anni dopo, la gioielleria “floreale” continua a incantare. Oltre ai lussureggianti braccialetti di Pasquale Bruni, Dolce&Gabbana Fine Jewellery e Gismondi 1754, ci sono i delicati orecchini della linea Mimosa di Damiani, gli anelli dalla precisione quasi botanica della collezione Demetra di Pisa Diamanti e quelli stilizzati della linea B. Blossom di Louis Vuitton.

Pisa Diamanti, Anello a forma di fiore  con preziosi petali realizzati con diamanti e zaffiri gialli dai tagli diversi.Prezzo su richiesta 

Di segno diverso la collana Calla in oro rosa e kogolong (una pietra di origine vulcanica simile alla ceramica, ma dura come il marmo) dalla linea super-minimal di Vhernier. Rileggendo i suoi simboli chiave (il cuore e il diamante mobile,  che danza libero tra due vetri zaffiro) Chopard ha lanciato Happy Hearts Flowers, una collezione dove questi due emblemi si uniscono a formare piccoli fiori su bracciali, orecchini e anelli.

Chopard. Il bracciale Happy Hearts Flowers, realizzato in oro etico rosa, ha cinque petali a cuore e un diamante mobile. Da 4.800 euro 

 

Fiori e celebrità

Ma quando si parla di gioielleria “in boccio” la prima griffe a venire in mente è Van Cleef & Arpels. A parte Frivole, l’ultima collezione disseminata da corolle in oro rosa tempestate di diamanti, Van Cleef & Arpels ha fatto di questo universo una ricorrente fonte di ispirazione sin dalla sua nascita nel 1906. Qualche esempio? La spilla-bouquet realizzata negli anni Trenta per la Duchessa di Windsor e immortalata nel celebre ritratto che le fece Gerald Brockhurst o la collana Alhambra. Questo storico sautoir portafortuna, nato nel 1968, con quadrifogli stilizzati in oro, pietre dure e diamanti, nel tempo ha dato vita a un’intera linea di gioielli e ha affascinato una quantità di donne: da Grace di Monaco a Romy Schneider, fino a membri della famiglia reale inglese come Camilla e Kate.


La passione per questo tipo di gioielli non è una novità. Visto che i fiori contrassegnano da sempre i momenti più importanti della vita, non c’è da stupirsi che siano un elemento di ispirazione per i designer. Così come l’amore ha ispirato nei secoli scrittori e poeti è impossibile immaginare collezioni di grandi della gioielleria senza fiori.

La passione di  Madame Pompadour

Nel Settecento, ad esempio, Madame Pompadour, storica amante di Luigi XV, lanciò la voga dei gioielli fioriti en tremblant (che oscillavano, assecondando i movimenti del corpo). Più tardi, se in epoca neoclassica si diffuse la passione per tiare e ghirlande di alloro e di spighe di grano, con l’avvento del Romanticismo questo gusto toccò l’acme. Allora, all’indomani dell’uscita del volumetto Le langage des fleurs (1819) di Charlotte de la Tour, scoppiò la moda del gioiello floreale simbolico.

Ditelo con un lillà

Dalla margherita, espressione di purezza, al lillà che alludeva al nascere di un amore. Più complessa la simbologia delle rose, il cui significato cambiava in base al colore.

 

C’era il rosso della passione, il giallo della gelosia, il bianco dell’innocenza. Tutti simboli di buon auspicio che oggi, in un momento di fragilità e incertezza, non potrebbero essere più attuali.