Divorzio: perché è importante dirsi addio. La parola alla psicologa

Non è raro far sfoggio di comportamenti stravaganti pur di sfilarci da una relazione ed evitare il momento dell'addio. Rendendoci introvabili per l'altro, ad esempio, facendo ghosting. Ma comunicare il distacco è importante per chi lascia e per chi viene lasciato e i finali meritano lo stesso rispetto degli inizi. Ecco come dire addio e iniziare a vivere le fasi successive della nostra vita nei consigli della psicologa
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Diciamolo pure, la maggioranza di noi non è un granché quando deve gestire un addio. Il più delle volte siamo grezzi oppure drammatici, superficiali, pasticcioni, impacciati. Apparentemente di ghiaccio ma dentro polveriere emotive. Non è raro neppure fare sfoggio di comportamenti creativamente stravaganti pur di sfilarci da una relazione ed evitare il momento dell'addio. Rendendoci introvabili per l'ex ad esempio, cambiando numero, casa, amici, abitudini. Facendo ghosting, cercando di dematerializzarci così come vorremmo facesse l'altro nella nostra mente. Oppure affidandoci a un messaggio whatsapp, magari a un post in un social tanto per informare l'altro di non essere più impegnati con lui. Esistono addirittura agenzie specializzate in servizi “di rottura”: a costi modici si occupano di informare il partner al posto nostro, con una telefonata ma anche di persona, che la storia è finita.

Chissà se con il tempo arriveremo ad avvalerci di un ologramma, di una nostra immagine in formato virtuale in grado di esprimere tutto ciò che non riusciamo a fare dal vivo. Del resto la tecnologia in qualche modo sta riconfigurando il modo di stabilire e mantenere le relazioni, di inventare legami e di finirli, non sappiamo quanto la nostra organizzazione psichica con il tempo possa ricalibrarsi su questi modi di relazionarsi. Per ora però il passo della fine continua ad essere complicato, imbarazzante. Anche quando la questione si risolve velocemente trapela il disagio.

 

Dire addio è difficile, così lasciamo all'altro l'iniziativa

Diciamo pure che ci piacerebbe saltare questo pezzo della storia, il finale non ci piace, vorremmo concentrarci sul seguito di noi stesse. Rimanere sul distacco vuol dire tirare tutto fuori, sbottonare rabbia, passione, ricordi, ci sembra un lavoro superfluo, istintivamente vorremmo volare altrove, ricominciare senza bisogno di mettere un punto.

Comunicare il distacco, l'intenzione di andarsene dalla coppia, di lasciare questo posto co-abitato psicologicamente, allontanarsi da ciò che è stato così vicino è in effetti complicato. Saltano fuori emozioni così forti che molte volte ci portano a rimandare all'infinito il momento dell'addio oppure a fare di tutto per esasperare l'altro e indurlo a prendere l'inziativa al posto nostro. Una fine ci dice che stiamo mettendo distanza non solo dall'altro, ma anche da una parte di noi stesse. E che stiamo cambiando.

Venirsi incontro, per separarsi

Forse occorrerebbe una cerimonia formale per celebrare il distacco, un banchetto di addio che permetta sul momento di impegnarsi in esercizi di ricordo e contemporaneamente di rafforzare la sensazione del cambiamento. Un rituale associato al divorzio, alla rottura, alla fine per confermare il legame profondo che c'è stato. L'addio potrebbe diventare un modo per esprimere l'intimità, per esorcizzare la protesta, per accogliere il dolore e dirsi in un qualche modo che ci rispettiamo anche se soffriamo, ci siamo feriti o abbiamo sbagliato. Sembra una cosa stramba e impossibile, non sempre realizzabile nell'immediato, ma potrebbe aiutare una vera chiusura e spronare gli ex partner ad andare avanti con le proprie vite. I finali meritano lo stesso rispetto degli inizi.

Certo, non potremmo fare tutti come la performance artist Marina Abramovi? e il suo partner Ulay che per mettere fine alla loro relazione hanno percorso parte della Grande Muraglia Cinese, da soli, ognuno partendo da due punti opposti fino ad incontrarsi e salutarsi definitivamente. Non serve per forza un addio così performante e drammatico, ma venirsi incontro per lasciarsi è un'immagine toccante.

 

Il finale è quel che ricordiamo di più

La scienza ci spiega che i finali vissuti ed elaborati a tutto tondo sono associati ad affetti positivi, poco rimpianto e una transizione più semplice verso la fase di vita successiva. Contrassegnando la storia con una chiusura è come sbloccare livelli più avanzati di noi, in un certo senso, invece di rimanere vincolati al passato. Se non ci salutiamo davvero, la risoluzione sarà più difficile, perpetueremo facilmente uno stato di lutto chiedendoci cosa sarebbe potuto essere. E via con il rimpianto, la rabbia, la confusione, i sensi di colpa. Inoltre, non chiarirsi è come banalizzare non solo l'altro ma anche la storia, l'incontro e noi stessi.

 

I finali contano molto, spesso sono ciò che ricordiamo di più. Un saluto formale sintetizza la consistenza dell'esperienza, dice che in effetti ci siamo presi cura l'uno dell'altro, che c'è stato un incontro, che ci rispettiamo e che adesso è il momento di andare da un'altra parte perché entrambi o ahimè, uno solo, sente di doversene andare. Ma anche in questo ultimo caso, il più difficile da gestire, parlarsi guardandosi negli occhi, riuscire ad esprimere ciò che davvero sentiamo, è necessario per entrambi, anche per chi conduce la separazione. Gli addii inquadrano periodi di tempo distinti, aiutano a spostarci nelle fasi successive della vita.

La faccenda dell'addio, che purtroppo non di rado si lega a fatti drammatici, fa capire l'importanza della gestione delle emozioni, della necessità di un'educazione sentimentale per poter condurre rapporti liberi e sani, gestire i conflitti, elaborare rabbia e frustrazione. Anche nei finali delle nostre relazioni. Ci dice che in un mondo di ipercomunicazione digitale siamo poi insufficienti nei comportamenti umani essenziali come l'autoconsapevolezza, l'autocontrollo, l'arte di esprimersi e di ascoltare, di risolvere conflitti e di condividere. Tutte cose meravigliose che insieme potrebbero portare civiltà nelle strade, e cura di se stessi e degli altri nelle relazioni.