divorzio

Teresa, 32 anni: "Finalmente sola. Per quanto sia stata brutta la caduta, dopo il divorzio torno a vivere"

Quando si supera una separazione? Come si torna a essere felici? Valeria Randone, psicologa e sessuologa clinica, spiega che il primo passo per spiccare il volo è il divorzio psichico. Che ovviamente poco c'entra con quello giuridico, e soprattutto non ha gli stessi tempi
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«Non avevo ancora disfatto una scatola, ma c’era già il divano. Era una delle prime sere di primavera, non avevo nulla di particolare in programma. Dopo due giorni di vestiti e libri da impacchettare, ascensori bloccati e senso di colpa dilagante, mi ero fermata a prendere una pizza. Ho aspettato il mio turno senza perdere tempo né a litigare al telefono con lui né a mandare messaggini disperati alle mie amiche, ma guardandomi intorno. Ho scambiato due chiacchiere con la nuova vicina di casa. Simpatica. Era in ritardo per la cena a casa della suocera. Alla parola 'suocera' ho avuto un piccolissimo sobbalzo ma poi ho realizzato che la mia... puff, era sparita dalla mia vita. Quella prima sera sul mio divano nuovo a fiori rosa e gialli ho acceso una sigaretta, solo per il gusto di farlo in casa. Sul divano addirittura, che poi puzza. Sono rimasta ferma, ho teso l'orecchio: silenzio. Nessun rimbrotto, nessuna lamentela. Ero finalmente sola. Felicemente sola».
Teresa, 32 anni, avvocatessa.

Dopo sei anni di fidanzamento e sei mesi di matrimonio, Teresa ha deciso di "lasciare andare i sensi di colpa e il marito" e darsi "un'altra possibilità di essere felice". Dopo un periodo di beata singletudine, ora ha un nuovo fidanzato e un'unica certezza: sposati mai. 

 

Dopo il divorzio: come ripartire dalla "nuova me"

Lasciarsi vuol dire liberarsi da un rapporto che non va più, ma anche ritrovarsi soli e con una vita in buona parte da ricostruire. Una scelta che porta con sé una dose variabile di complicazioni: la maggior parte delle separazioni in Italia sono consensuali, ma due su dieci finiscono dal giudice. Dal letto al conto in banca tutto cambia. E non per forza in meglio, soprattutto se ci sono dei disaccordi sui figli. Fatto è che dal '78 a oggi il numero dei divorzi è sempre aumentato: c'è stato addirittura un balzo del 2015, con l'approvazione del divorzio breve. Ci si lascia di più, ma ci si sposa anche di meno. A calare sono soprattutto i primi matrimoni, mentre aumenta l'incidenza delle seconde nozze: ogni cinque celebrazioni almeno uno dei due è almeno al secondo tentativo. Per quanto sia stata brutta la caduta, dopo il divorzio si torna a innamorarsi. Anche superata qualche decina di primavere. Ma quando si supera una separazione definitiva? Come si torna a essere felici dopo aver abbandonato l'ambiziosa scommessa fatta davanti a parenti, amici e catering?


«Il primo passo è dare una degna sepoltura all’ex: l’elaborazione del lutto accompagna la rinascita. Senza è impensabile guardare oltre o altrove, i rapporti irrisolti non lasciano spazio affettivo ed emotivo» risponde Valeria Randone, psicologa e sessuologa clinica. Nel blog dove raccoglie e risponde alle testimonianze di lettrici e lettori, una sorta di «navigatore emozionale», spiega che il primo passo per spiccare il volo è il divorzio psichico. Che ovviamente poco c'entra con quello giuridico, e soprattutto non ha gli stessi tempi.

Quanto ci vuole per dire addio a un ex amore? Ah, saperlo. «Una separazione non è mai sincrona, i tempi e le consapevolezze sono molto diversi: c’è sempre uno dei due che sa, è consapevole di aver perso l’amore. L’altro invece è rimasto immobile, magari chiudendo gli occhi davanti a un tradimento, pur di tenere in piedi un rapporto» continua Randone. Non esiste una ricetta, una scorciatoia. Il tempo guarisce. Ma il quando dipende da ognuno di noi, dal nostro ruolo nella storia. Se siamo stati noi a decidere o ci è toccato subire, se tradiamo o siamo traditi.
Negli Stati Uniti da qualche anno si sono inventati il rito del divorzio felice, che promette di non lasciare scontento nessuno: un party con pupazzetti di zucchero schiena contro schiena e gli stessi invitati del matrimonio. Nella più benevola delle letture possibili, potrebbe pure essere un modo pratico e civile per dirsi addio. O forse no. Randone sospira, e no, non se la sente di immaginarla come una possibile opzione per una nuova vita: anche la festa del divorzio è un rito, che come tutti i rituali aiuta a superare la paura di voler tornare indietro. 

«Di solito c’è una significativa differenza nella reazione alla separazione tra uomo e donna. I lui si trasformano più facilmente in schegge impazzite, che compensano la perdita con la sessualità. Vanno incontro a una serie di catastrofi. Le donne invece recuperano la cura per se stesse. Stanche e provate, approfittano del momento per recuperare il loro “tempo perduto”. Che sia un pranzo con un’amica, lo sport sempre rimandato, un rilassante e solitario pomeriggio in centro». Scomparso come per incanto l’accudimento, che sia pratico o emotivo, dell’altro, si può ritrovare la cura di se stesse.

«Io dopo il divorzio sono rinata. Ma erano almeno due anni che tentavo di tutto per salvare il nostro rapporto, mille volte l’ho perdonato per il bene di mia figlia. Alla fine ora è lui a voler tornare, mandare messaggi ambigui. Nella mia testa però è tutto molto chiaro: lui resterà come padre, e basta. Io ora vivo una nuova adolescenza. Devo ringraziare i miei amici, e me stessa per non aver mai voluto lasciare il lavoro. L’indipendenza conta tantissimo. Per me frequentare un ragazzo non è solo un investimento emotivo, ma anche economico. A me un aperitivo può  costare anche 70 euro: 30 cocktail e 40 di baby sitter. Ma ne deve valere la pena».
Claudia, 38 anni, truccatrice. Dieci anni di fidanzamento, tre città nel mondo  insieme e poi il primo figlio. Così è iniziato il disastro: lui non si sentiva ancora pronto per diventare papà. Litigio dopo litigio, anche l'amore è svanito. Ora Claudia è felice con la sua bimba, e sogna un nuovo amore.

Come sintetizza lo scrittore, filosofo e conduttore televisivo Alain de Botton nella sua School of Life, anche il divorzio come ogni altra scelta ha aspetti positivi e negativi. Nuove eccitanti prospettive, addio a buona parte dei problemi del passato e interruzione di ogni dinamica ripetitiva e frustrante. Ma c’è il rovescio della medaglia: la difficoltà di essere ancor genitori insieme, il caos economico e la paura di non trovare nessun altro da amare. Circostanze che si tendono a complicare se si aggiunge il rischio di incappare più o meno consapevolmente in un cosiddetto amore stampella. A quel punto, concordano tutti, divorziati esperti e professionisti dell’amore, sarebbe meglio optare per una pizza. Anche se si resta da soli sul divano. 

«Quando finisce un amore cerchiamo con tutte le nostre forze di rimuovere la sofferenza, di non attraversa il dolore relativo alla perdita. La negazione della sofferenza postuma si estende alla negazione del sentimento provato, con il rischio di negare anche le parti psichiche nate grazie a quell'amore» spiega Randone, che conclude le sue riflessioni con un consiglio. «A volte, prima di parlare con un avvocato, bisognerebbe parlare con un terapeuta. Quando una relazione fa il suo corso, si esaurisce, possiamo "accompagnare alla morte" la coppia, con gradualità e dignità. L'obiettivo del percorso terapeutico è anche aiutarli a rimanere in buoni rapporti: una coppia che viene aiutata a parlare, discutere, elaborare la separazione, sarà una coppia che si separa con civiltà e buon senso, custodendo il buono che c'è stato. E per entrambi sarà anche più semplice tornare a sognare con una nuova vita e un nuovo amore» .