Oltre il sesso, incontro all'amore: torniamo a baciarci ma con sentimento

La stagione calda libera la libido a lungo mortificata dai mesi di reclusione. Dal desiderio a distanza espresso in chat sterilizzate si torna alla fisicità dei corpi che si toccano. Ma la sfida è superare l'individualismo, anche nel piacere, al quale ci siamo abituati. Per sperimentare l'Eros nel senso più completo, impossibile senza aprirci a un rapporto non solo utilitaristico nei confronti degli altri
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Se c’è una cosa positiva in questa seconda estate in libertà vigilata, è che, qualunque sia la situazione sanitaria ed economica, non si può sfuggire a una delle regole ancestrali della vita: la stagione calda libera la libido, gli amori e i buonumori, l’energia vitale che ci spinge gli uni verso gli altri, come se l’immersione nella sfavillante bellezza della natura facesse da volano ai sensi. Che si risvegliano torpidi ma carichi di desiderio, regalandoci il nostro privato Après-midi d’un faune.


Dal desiderio a distanza torniamo finalmente al sesso in presenza, dalla solitudine alla moltitudine, dalle sterilizzate chat agli afrori e ai sapori della pelle, dal culto della birra sul divano alla cura del corpo, il più evidente veicolo di disponibilità sessuale su cui possiamo contare. A lungo in stand-by, la fisicità si riattiva alla ricerca della comunicazione tattile che ci è stata preclusa, di quei baci, abbracci e carezze (e tanto di più, va da sé) che abbiamo dovuto solo immaginare o lanciare, arido surrogato, attraverso la fibra ottica, sperando che Zoom diventasse Bum-Bum (del cuore). Come sintetizza Patrizia Calefato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Aldo Moro di Bari, nell’articolo di Antonio Mancinelli, “Siamo all’inizio di un carnevale del corpo. La forza di una sessualità agita e non più mediata da chat e amplessi telematici è diventata insopprimibile”.

Ben venga il liberi tutti, allora. Anche perché la lunga reclusione potrebbe avere in qualche modo “corrotto” la nostra visione dell’Eros. I dati di questo anno in compagnia del Covid rivelano un aumento del consumo di pornografia online del 50-60%, con una crescita anche dell’utenza femminile, ovviamente. E d’accordo che il sesso con sé stessi è ansiolitico, un anestetico contro la paura, ma è un rimedio di breve durata e decisamente controproducente. Come ricorda il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han (in Eros in agonia, Nottetempo editore) il porno “ha a che fare con la nuda vita esposta. E’ l’antagonista dell’Eros. Annienta la stessa sessualità. Sotto questo aspetto, è persino più efficace della morale”.Come se non bastasse, ci siamo abituati, forzatamente, a fare a meno dei sentimenti, chiusi nel nostro individualismo di sopravvivenza, di resistenza, preda delle più differenti sfumature di stress.

E gli abbracci, per esempio, manifestazione di affetto a differenti livelli, possono essere risolutivi: la Carnegie Mellon University di Pittsburgh ha condotto uno studio nel 2018 che ha dimostrato come gli abbracci stimolino il rilascio dell’ormone ossitocina, che placa le emozioni negative e riduce lo stress. Sul valore curativo degli abbracci non si discute, chiunque di noi può confermarlo per esperienza personale. E sappiamo che e c’è chi ne ha fatto una sorta di terapia (o di business), come l’indiana Amma, detta appunto “la guru dell’abbraccio”.


Ora, va bene il carnevale del corpo, il festival del sesso casuale e liberatorio, l’abbandono al torrente di endorfine, ma saremo ancora capaci di rinunciare all’individualismo (anche nel piacere) per aprirci a un’esperienza di comunicazione che vada oltre la fisicità? Riusciremo ad accettare l’altro non solo come oggetto, come un trofeo per lustrare il nostro narcisismo? La sfida, dopo questa estate di incontenibili rigurgiti dei sensi, è di aprirci a un rapporto non semplicemente utilitaristico, di andare oltre il marketing e il consumismo del sesso (per quanto, si sa, la consapevolezza dell’uno e dell’altro di essere partner sullo stesso piano in un gioco di consumo erotico possa essere, nell’immediatezza, assai gratificante). Lo spiega bene Betony Vernon, designer di gioielli erotici, icona di una sessualità libera e raffinata, nell’intervista di Silvia Luperini: “A lungo andare il moltiplicarsi di relazioni superficiali lascia un vuoto. Non credo in una sessualità consumistica, ma nella connessione di spiriti. Cosa c’è di più sacro di due persone che condividono lo stesso spazio e fondono la pelle dell’uno con quella dell’altro?”.

L’Eros nel senso più completo, è una questione complessa che richiede il superamento degli istinti adolescenziali e che non può prescindere dal sentimento, al quale va riconosciuto (depurandolo dalle scorie del sentimentalismo) il valore di cura e di rimedio universale. Sentimento che non può esistere senza veramente aprirci verso l’Altro. Corrono in soccorso ancora le parole di Byung-Chul Han: “Viviamo, oggi, in una società che diventa sempre più narcisistica. La libido è investita, in via primaria, nella propria soggettività…L’Eros rende possibile un’esperienza dell’Altro nella sua alterità che strappa il soggetto dal suo inferno narcisistico”. Riconosciamolo, senza aver paura di chiamare tutto ciò Amore.