Moda

Metti la Gioconda sulla t-shirt: Leonardo Da Vinci fa tendenza, tra nastri e corsetti

T-shirt della capsule UT di Uniqlo in partnership con il Museo del Louvre 
Le opere geniali del maestro, rielaborate e contaminate dalla contemporaneità, sono di tendenza. Sulla scia delle discussioni accese dalla serie Leonardo, ecco come la moda si appropria del personaggio: dall'omaggio di Philosophy, che sfila tra nastri e corsetti alla Vigna Vinciana, alla Monna Lisa che trionfa sulle magliette
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Chissà come commenterebbe Leonardo La Gioconda con la mascherina decorata dai piercing e dalle stelline della Festa del Paradiso che mise in scena l’artista? Già, perché il Maestro, oltre che artista poliedrico, fu anche critico e censore dell’abbigliamento oltre che ingegnere tessile e creatore. Il suo genio è tornato di attualità con la serie televisiva Leonardo, ideata da Frank Spotnitz e Steve Thompson, e così la moda rielabora le sue opere contaminandole con la contemporaneità.

 

Le duchesse di Dior

Nell'ultima sfilata di Alta Moda primaverile di Dior, in streaming nello short movie Le Château du Tarot di Matteo Garrone, la stilista Maria Grazia Chiuri si è ispirata ai tarocchi dei Visconti (Bonifacio Bembo, metà del XV secolo). Inevitabili, quindi, le corrispondenze leonardesche con i capi di Dior: opulente cappe, vesti cinte sotto il seno e collier di perle. Certo, una fiaba couture. Anche il prêt-à-porter primaverile, tuttavia, attualizza le influenze vinciane. Lo chiameremo “net-leonardesco”?

 

Philosophy nella Vigna Da Vinci

Philosophy di Lorenzo Serafini è andata in scena alla Vigna di Leonardo nella Casa degli Atellani. "La collezione - spiega il designer romagnolo - è stata concepita per questa location, come metaforico incontro creativo di arte e moda per donne di tutto il mondo". Così, le maniche a sbuffo staccabili sfilano sopra gli abiti a quadri vichy e gli stivali di gomma sporchi di pittura. Mentre sui corsetti svolazzano i nastri. “Segni", chiosa Serafini, "di vita all’aria aperta in libertà: la passeggiata in giardino di una pittrice”.

 

Le T-shirt “gioconde”

Andando sul pop, La Gioconda è l’icona d’infinite variazioni spesso ironiche, sulle T-shirt. Un fenomeno detto “giocondolatria/giocondoclastia”. Fra le ultime “opere”, la capsule UT dell’artista inglese Peter Saville per Uniqlo in partnership con il Museo del Louvre. Nella linea la Monna Lisa, si affianca alla felpa con lo schizzo di S.Anna con la Vergine e il bambino. Le proposte stanno andando a ruba: ne restano pochi pezzi in saldo (la T-shirt a 9,90).  

Più irriverenti, le versioni che circolano sul web: da La Gioconda puzzle a quella col volto di scimmia. (A circa 10 euro su ebay.it). La più economica marchiata Shein.com ritrae la dama che fa il palloncino con una bubble gum. (6,90 euro).

 

Ricci, gorghi e capricci

Leonardo fu anche “acconciatore” ad arte. È noto che studiasse i mulinelli delle acque per trasferirne i movimenti circolari ai ricci dei suoi ritratti. Inoltre al Maestro piacevano le scriminature (la riga in mezzo): leitmotiv della p/e di Dolce & Gabbana e hairstyle sfoggiato anche da Achille Lauro nella sua ultima uscita.

E non poteva mancare la mascherina, simbolo dei nostri tempi. Quella di Revenant Rv Nt  disegnata da Tommaso Bencistà Falorni, si illumina di stelline. “Attualizzato da una fila di piercing", spiega il creatore, "è un riferimento alla scenografia cosmica della Festa del Paradiso messa in scena a Milano da Leonardo nel 1490”. Indossatrici d’eccezione, grazie a un art work digitale, Monna Lisa e La Dama con l’ermellino.

 

La storia del nodo

“Nella moda", osserva Daniela Degl’Innocenti, conservatrice del Museo del Tessuto di Prato, "Leonardo applicò il suo genio soprattutto nell’ingegneria tessile”. Nel Codice Atlantico invece condusse studi minuziosi sui nodi ricamati che figurano anche sulla scollatura de La Gioconda e nella cintura de La Dama con l’Ermellino.

L’Antico Setificio Fiorentino (fondato nel 1786, oggi dello stilista Stefano Ricci) li tesse ancora con l’orditoio progettato da Leonardo. “Sei lavoranti", illustra Filippo Ricci, figlio di Stefano "riescono a tramare nella seta il motivo disegnato sul Codice Atlantico. Per gentile concessione della Pinacoteca Ambrosiana di Milano che ne custodisce i preziosi schizzi, lo abbiamo usato in una giacca indossata da Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, poi donata al Museo”. Ispirazione leonardesca anche per Carlo Pignatelli, che ricama intrecci vegetali in filo d’oro sulle giacche da guru: “Una fusione tra l’oriente e gli studi botanici del pittore”.

E restando in tema di moda maschile: tra le note di Leonardo figurano persino critiche di costume. All’indice, le zarabulle: scandalose progenitrici degli slip indossate dai fornai per lavorare al caldo. Per i nobili, c’erano le più pudiche pantacalze. Antenate dei leggins?