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Tradimento. Storia di Anna, del suo matrimonio bianco e dell'incapacità di fuggirne

Un matrimonio ormai finito, un amore improvviso e travolgente eppure l'incapacità di prendere in mano il proprio destino, soffocata da una cultura arcaica. La storia di Anna e del suo tradimento commentata dalla psicologa: "A volte si scelgono legami disfunzionali perché si è già abituati a viverli, li si conosce, e paradossalmente può far più paura star bene"

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“So che invecchierò con mio marito e con il nostro matrimonio “bianco”, ma Sandro è e rimarrà per sempre l’amore della mia vita.

Ci siamo amati intensamente per 7 lunghi anni, mesi e giorni pieni di sorrisi e passione. Abbiamo raggiunto momenti di felicità che facevano paura, durante le nostre brevi vacanze, al lavoro, quando mangiavamo una semplice pasta o un raffinato pranzo di pesce. Siamo stati armonia, intesa monella e gioia pura. Gli sono grata perché mi ha aiutato a fare amicizia con la vera me stessa, a spogliarmi di tanti pregiudizi e a sentire quanto valgo e quanto posso essere coraggiosa. Siamo stati fortunati a provare un amore così bello e così speciale: se avessi rinunciato a viverlo, avrei sprecato una delle più belle occasioni che mi ha regalato la vita.

Sandro e io ci siamo conosciuti al lavoro, eravamo entrambi dirigenti di una multinazionale. Ci siamo sempre stimati e apprezzati fin dai primi incontri. Un giorno nel suo ufficio abbiamo capito che c’era di più tra di noi, un’intesa così forte e impetuosa che aveva bisogno di essere espressa e dichiarata. Lui lo fece timidamente quando mi disse: “Anna ciò che fa va sempre bene, per me lei è…”, esitò un attimo e poi continuò dicendomi tutto d'un fiato, “lei è come se mi guardasse nell’anima”. Aveva ragione, anche il suo sguardo mi leggeva nel profondo, ma non ero ancora pronta ad ammetterlo. Così mi alzai spaventata da quell'ondata di emozioni e lo salutai.

Al tempo ero una donna di 36 anni infelicemente sposata e con due bambini che adoravo e che riempivano il vuoto di un marito sbagliato. Non l’avevo mai mollato Giulio, anche se anni prima mi aveva detto di lasciarlo in pace, non gli interessavo più. Anche davanti a questo suo palese rifiuto, io ero rimasta legata a lui, continuando a interpretare il ruolo della brava moglie. Una pazzia, lo so. A impedirmi di chiudere questo matrimonio ormai esaurito, ad abbandonarlo e andarmene via con i bimbi, era l’educazione che mi aveva visceralmente trasferito la mia famiglia. L’affetto e la devozione per i miei fratelli e per mio padre mi impedivano di fare questo passo. Ero una donna di successo, una professionista affermata, ma soffocata da una cultura arcaica.

E poi avevo paura di restare da sola: come potevo crescere i miei figli con le mie forze? Oggi mi rendo conto che era un pensiero folle: avevo un lavoro che mi avrebbe permesso tutto, anche di fare quel salto per slegarmi da mio marito. All’epoca però non lo capivo. Sandro con quello sguardo e quella confessione aveva squarciato le nostre fragilità e la mia prima reazione fu di sgomento. Fuggita dall’ufficio, andai a camminare: avevo bisogno di riordinare le idee. Mentre passeggiavo senza meta, capì che Sandro era un rischio che volevo correre. L’occasione che avevo per provare un po’ di felicità, anche se avrei dovuto mettere in gioco tutto. Il giorno dopo lo rividi in ufficio: era emozionato e spaventato quanto me, ma tutti e due senza dircelo eravamo pronti a buttarci in questa avventura, ne valeva la pena. Anche lui era sposato e aveva un bambino.

Andammo a cena assieme e la sera si concluse con un bacio quasi casto. Per una settimana abbiamo continuato a vederci fuori dalle mura dell’ufficio, era estate e la città si stava svuotando. Poi partì anche lui per le vacanze. Ci sentivamo due volte al giorno: il mattino per parlare di lavoro, la sera stavamo al telefono anche un’ora a chiacchierare.

Dopo un mese ci siamo rivisti e a quel punto è stato palese che non vedevamo l’ora di buttarci le braccia al collo, di toccarci e di baciarci. Eravamo entrambi goffi e impacciati, ma già profondamenti coinvolti. Il nostro primo incontro d’amore? Ancora oggi me lo ricordo con tenerezza: sembravamo due adolescenti imbranati. Ma finalmente era esplosa la passione e la sintonia tra di noi e da allora è stato un crescendo. Il suo profumo, i suoi baci e il suo amore mi diedero un’energia mai provata: mi trasformai nella migliore versione di me.

Sandro non mi ha regalato solo mesi e anni di grande gioia. Mi ha dato soprattutto la spinta e l'incoraggiamento per emanciparmi, per capire quanto valgo, quando potevo fare da sola. Ero io la mia vera forza, non avevo bisogno di nessuno per affrontare il mondo. Man mano divenni una nuova donna, più sicura, più indipendente e autonoma. Nessuno più mi riconosceva. Ero finalmente me stessa, la vera Anna, prima soffocata da un’educazione con sani principi, ma con tante tantissime cose sbagliate.

Sono stati anni importanti e magici con Sandro. Poi la moglie ha preteso di nuovo il suo uomo e dopo mesi di indecisione, lui è tornato da lei.

Da allora io ho continuato ad essere una brava madre ed una vedova bianca. Con mio marito non ho mai più recuperato il nostro rapporto di coppia: a unirci è solo la casa, i nostri due figli e un conto corrente in comune per la famiglia. Io e Sandro ci siamo sentiti ancora nel corso del tempo: ci siamo amati tantissimo e il nostro legame è indissolubile anche se non stiamo più assieme. Alcune volte ho pensato che sarebbe stato bello conoscerci prima, ma forse non saremo mai stati così passionali e felici con un conto bancario da gestire, una casa e due o tre figli. Conservo ancora le sue rose che ogni giorno mi inviava mia mail, mi ricordano quanto siamo stati fortunati a trovarci anche se solo come amanti”.

Anna, 47 anni di Bologna

Il commento dell’esperta: "A volte si ha paura di essere felici"

Ilaria Consolo, psicologa, psicoterapeuta e vice presidente dell’ Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma, commenta e spiega così l'esperienza raccontata dalla nostra lettrice.

"La storia di Anna mi sembra simile alla vicenda di tante donne condizionate dai mandati familiari, da un’educazione rigida, dai sensi di colpa, dal senso del dovere, dal non poter scegliere di lasciare e di cambiare. Nonostante valori e sani principi, il doversi adeguare ai dictat tradizionali, il timore di deludere le aspettative e di venir meno ad un impegno preso, possono condizionare profondamente le scelte di vita. Anna ha accettato un matrimonio bianco ed infelice per anni, in cui vige il rifiuto, pensando di scontentare e contrariare i familiari se divorzia, nel timore di dover crescere i due figli da sola e magari sentirsi responsabile di far vivere loro il trauma di una separazione. Quando incontra Sandro, un uomo che evidentemente non era altrettanto appagato dalla sua unione ufficiale, trova probabilmente il vero amore, colui che la stima e la valorizza. Ma sembra che entrambi non abbiano il coraggio di scegliersi e viversi davvero. E la decisione finale di Sandro ne è conferma. A volte si scelgono legami disfunzionali perché si è già abituati a viverli, li si conosce, e paradossalmente può far più paura star bene. Di certo conta anche l’autostima, come se si meritasse il rifiuto e magari ci si aggrappa alla speranza che le cose, prima o poi, possano cambiare. Nessuno può sapere come sarebbe andata se Anna e Sandro si fossero conosciuti prima; chissà forse con i problemi e le responsabilità della quotidianità familiare non sarebbe stato tutto soddisfacente. D’altronde la clandestinità e la trasgressione rendono una relazione più eccitante in tutti i sensi. Hanno scelto invece unioni “funzionali” a qualcosa per loro e nelle quali sono rimasti incastrati. Anna dovrebbe chiedersi cosa continua a farla accontentare, soprattutto dopo i cambiamenti ottenuti grazie alla relazione con Sandro e dopo aver provato cosa significa sentirsi amata e valorizzata. A volte servirebbe un po’ di amor proprio in più e rispetto per sé stesse, per darsi una chance di vivere la vita che si desidera. Ma indipendentemente da un uomo che sta accanto! Scegliendo di non porre limiti ai propri desideri, decidendo di non subire rifiuti e silenzi e non temendo di deludere chi amandoci dovrebbe capire ed accettare decisioni prese per il proprio benessere”.