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Come farsi nuovi amici. Anche (e soprattutto) da grandi

Dopo anni di studi sul campo, la psicologa americana Marisa G.Franco sta lavorando a un libro per aiutare anche gli adulti ad allargare la propria rete di amicizie: ecco i suoi consigli. E perché converrebbe a tutti seguirli 
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I veri amici si contano sulle dita della mano”, come vuole il detto e come confermano gli studi dell’antropologo e psicologo Robert Dunbar di Oxford: secondo i suoi (celebri) calcoli, nell’arco di una vita-media in città si incontrano infatti circa 80mila persone, al ritmo di 3 nuovi incontri al giorno, riuscendo tuttavia a gestire al massimo 150 relazioni in contemporanea. Addirittura solo 15, quando si tratta di rapporti stretti, per confidare però gioie e dolori ad appena 5 di loro. I cosiddetti amici veri, appunto. 

Perché oggi è così difficile farsi degli amici

Negli ultimi anni, il lavoro di Dunbar ha avuto il merito di illuminare un settore della ricerca poco noto a più, dove continuano a germogliare scoperte: poiché tutti gli studi ormai convergono sull’importanza delle amicizie per migliorare la qualità della vita e perfino per allungarla (è appurato: più si è felici e meno ci si ammala), ultimamente si è pensato di indagare anche la capacità di mantenerle nel corso del tempo. E qui le notizie non sono buone, specie per chi ha finito la scuola da un po’: “Se non stiamo attenti, rischiamo di attraversare la fase adulta in solitaria. A sostenerlo è Marisa G.Franco, psicologa “esperta di amicizia” con sede a Washington che sta lavorando a un nuovo libro – titolo provvisorio Platonic, uscita prevista novembre 2022 - proprio sul come farsi nuovi amici “da grandi”. Perché il tema è urgente: da un’analisi comparata condotta in Germania, per esempio, risulta che già durante il primo quinquennio del Duemila le persone avevano in media quattro relazioni strette in meno rispetto a quanto avvenisse fra il 1980 e il 1985. E la situazione non va migliorando, come ha rivelato anche al di qua delle Alpi la ricerca promossa da Nescafè con metodologia d’indagine Woa: a causa dei ritmi sempre più incalzanti e del relativo stress, gli italiani confermano che mantenere rapporti sociali è via via più difficileA causa, nell’ordine, di: eccessiva mobilità e flessibilità del lavoro; orari professionali non coincidenti; stili di vita diversi.  

La scoperta della solitudine 

Il caso di Giorgia e Matteo è esemplare: architetti milanesi con figli ormai grandi, dopo due decenni di lavoro intenso hanno ristrutturato una cascina in campagna nel pavese. L’idea era quella di tornare ai bei week end di una volta: “Abbiamo allargato la cucina per far spazio a un tavolo da 12, aumentato il numero delle camere e allestito una zona barbecue in giardino». Peccato che, dopo la festa di inaugurazione, in pochi siano poi passati a trovarli. «Li capiamo benissimo. La vita è stressante, nei fine settimana si concentrano milioni di cose da fare e - senza mettere in discussione l’affetto - nel corso degli anni ognuno in realtà ha consolidato abitudini diverse». Quanto alla casa di campagna: “Per i nostri figli è una manna. Al ritmo di una festa dopo l’altra”.  
Ma anche chi non ha ancora messo su famiglia non sempre vive di happy hour. Lo ha scoperto Emma - 32 anni, tecnico informatico - tornata di recente a Firenze dopo un decennio a Trieste: “Pensavo di ritrovare il mio gruppo di sempre, con cui ho mantenuto una chat su WhatsApp. Invece, in realtà ognuno aveva giri diversi. I primi tempi quasi tutti mi hanno invitata a uscire, ma c’erano troppe persone che non conoscevo, nuove consuetudini, ormai nessuna intimità ».  

Come aumentare la propria rete di amicizie 

Recuperare vecchie amicizie o allacciarne di nuove è un tema così attuale che la dottoressa Marisa G.Franco ha fondato un sito seguitissimo (www.drmarisagfranco.com) in cui pubblica costantemente studi e articoli sull’argomento, fornendo anche consigli personalizzati. «Il mio primo suggerimento è sempre quello di recuperare le relazioni precedenti: la ricerca dimostra infatti che abbiamo un livello di fiducia più elevato nei confronti delle persone che hanno fatto parte del passato. Con loro si possono condividere ricordi, la conoscenza reciproca è già un dato di fatto e il potenziale di amicizia risulta quindi sovralimentato. Basta buttarla lì: ‘Non ci sentiamo da un po’, mi farebbe piacere sapere te’. Se la persona è reattiva, si può suggerire il momento più idoneo a entrambi per incontrarsi”.  
Anche social, ovviamente, possono aiutare: «Dopo aver commentato nel tempo i post di persone estranee, è una buona idea sottolineare un interesse o un’opinione comune e proporre di continuare la conversazione su chat privata. Se invece si tratta di persone conosciute, funzionano gli inviti lì per lì: ‘Senti, ma che ne dici di vederci, stavolta?’”.  

La vera riserva di amicizie potenziali si concentra però nel gruppo di persone che ognuno frequenta per forza di cose ogni giorno, specie sul lavoro. «In questo caso infatti si fa leva sul cosiddetto “effetto della mera esposizione” che – come dimostra ancora una volta la ricerca – induce a fidarsi maggiormente di chi risulta familiare”, continua Marisa G.Franco. Per trasformare la conoscenza in qualcosa di più può bastare una frase semplice, e decisamente poco compromettente in caso di (improbabile) rifiuto, come: “Ma sai che lavoriamo insieme da un sacco di tempo e non ci siamo mai presi un caffè?”.  

Infine, c’è la rete dei parenti e dei conoscenti più stretti: “Non c’è niente di male a chiedere loro di presentarci qualcuno con cui pensano potremmo andare d’accordo”. In questo caso, anzi, il vantaggio è doppio: “Abbiamo qualcuno di fiducia che controlla preventivamente le nostre connessioni. Inoltre è dimostrato che, alla lunga, frequentare amici di persone intime aiuta tutte le persone coinvolte a sentirsi meno sole. Probabilmente perché aumenta per ognuno la probabilità di essere invitati agli incontri”.