Cinque cose che puoi imparare da Coco Chanel (e non parliamo di moda)

Resilienza, prontezza di spirito, intuizione imprenditoriale... la figura - ormai iconica - di mademoiselle è sempre di ispirazione, non solo in fatto di stile. Un agile libretto ripercorre i momenti cruciali della sua vita personale e professionale per ricavarne delle lezioni utili a tutte

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I modelli femminili da imitare, quelli proposti comunemente, sono quasi sempre di scienziate, attiviste, imprenditrici... mai una stilista. Lacuna colmata da Aurélie Godefroy con lo psicolibretto in uscita da Odoya: “Agire e pensare come Coco Chanel”. Vita e opere di mademoiselle suggeriscono comportamenti, percorsi di coaching e, perché no, di rinascita personale. In cinque punti, per cominciare…

1) Il coraggio di tornare alla ribalta

Nel 1954, a settant’anni Mademoiselle decide di riaprire i suoi atelier di rue de Cambon. È furiosa perché Christian Dior che ha reintrodotto il corsetto e gli abiti voluminosi. I giornali francesi la demoliscono. Figaro scrive della sfilata: "Un viaggio a ritroso nel tempo, nel 1925”. Per fortuna invece, Life la consacra come rivoluzionaria. E lei dice: “L’azione più coraggiosa che ci sia rimane sempre pensare con la propria testa”.

La lezione di Coco: Ecco come rafforzare il coraggio in quattro tappe:
A) Guardare in faccia la realtà e la concorrenza
B) Organizzarsi
C) Accettare i momenti di stanchezza e affrontare le critiche
D) Rimettersi in discussione e fare un patto con sé stessi.

1954. Un due pezzi di Coco Chanel in jersey 

2) Seguire l’intuito

Chanel impone il jersey quando nessuno lo usa. Si sbarazza dei drappeggi scomodi e complicati. Nel 1932 presenta una collezione di alta gioielleria a casa sua, su manichini di cera: un successo. E il logo? La doppia C nasce grazie a un’intuizione: la vede sulla facciata del castello di Crémat e chiede il permesso di usare quel simbolo senza far uso di ricerche di mercato e uffici marketing.

La lezione di Coco: Bombardati da messaggi contraddittori, dobbiamo fare esercizi di concentrazione per liberare le buone idee e metterle in pratica, senza lasciarci influenzare (“Nessuno l’ha mai fatto prima”, “Non può funzionare”). Esplorare lo spazio interiore aiuta a conoscere meglio sensazioni, sogni, fantasie. Se dovete prendere una decisione importante fate come mademoiselle, suggerisce Aurélie Godefroy: scrivete tutto su un quaderno e rifletteteci su almeno un giorno ...

Un manichino di cera per esporre una collana con diamanti abbinaa a headband 

3) Saper ribattere

Lo stilista Paul Poiret, amante delle stoffe colorate e sontuose, vede Chanel in nero e le chiede: "Mademoiselle, per chi portate il lutto?". E lei: “Per voi, Monsieur!”. Quando negli Usa, un giornalista le domanda se ha intenzione di creare' in America risponde: “Non ho portato le mie forbici!”.

Non sta zitta, difende il suo punto di vista: il little black dress, la semplicità, i tessuti maschili, l’indipendenza.

La lezione di Coco: Colpire nel segno con una battuta può essere un modo di imporsi serenamente. Dote naturale? Niente affatto. Per i neuroscienzati è questione di esercizio. Reagire con prontezza durante una conversazione è anche il risultato di un allenamento: capacità di analisi, buone letture, associazioni idee, nessuna preoccupazione del giudizio degli altri.

Un ritratto di mademoiselle, in nero 

4) Imparare a valorizzarsi

Oggi tutti parlano di immagine, ma LEI ha inventato la postura Chanel, disinvolta e chic: un piede e i fianchi in avanti, spalle rilassate, una mano sprofondata in una tasca (così l’ha decritta Bettina Ballard in "My fashion" nel 1960). Nel 1937 posa per Harper’s Bazaar per lanciare il suo profumo: è perfetta.

La lezione di Coco: Considerare ogni contatto con il mondo un’opportunità da cogliere presentandosi nella forma migliore. I colori, lo stile, il tipo di abito, sono l’armatura per affrontare le sfide. Un bel tailleur regala sicurezza, il rossetto migliora l’umore. Identificate un modello, qualcuno a cui vorreste somigliare, e studiatelo. 

Gabrielle Chanel pubblicizza il suo profumo su Harper's Bazaar. François Kollar la fotografa nel 1937 nella suite dell'hotel Ritz dove abita, vicino alla boutique storica della maison in rue Cambon a Parigi 

5) Guarire dalle ferite dell’abbandono

Cresciuta in collegio. Innamorata di Boy Capel, rimasto ucciso in un tragico incidente (ma lui non l’avrebbe mai sposata), un aborto, niente matrimonio. Eppure ha trasformato separazioni e crisi in punti di forza. L’assenza del padre le ha dato la spinta per migliorarsi, nessun marito ha significato molta libertà e molti amanti.

La lezione di Coco: I sintomi della ferita sono la paura della solitudine dipendenza affettiva, la difficoltà a vivere una relazione appagante. Per prima cosa bisogna liberarsi del ruolo di vittima. Deporre i bagagli emotivi che non servono più. Dopo la morte di Capel, Chanel si chiude in una stanza dove tutto è nero: soffitto, pareti, lenzuola. Poi reagisce, e il nero diventa rosa. Dovreste fare qualcosa del genere. Scegliere un colore e dipingerci la vostra vita. 

Il libro: "Agire e pensare come Coco Chanel" di Aurelie Godefroy, edizioni Odoya, 14 euro