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Divorzio, Susanna: “Grata alla compagna del mio ex, una seconda mamma per mia figlia”

Famiglie allargate e felici. Dalla storia di una separazione, prima difficile, poi fonte di un rapporto di stima e fiducia reciproca tra ex moglie e nuova compagna, i consigli della psicologa per gestire e vivere bene il new normal delle famiglie italiane
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Ci si può separare in rapporti così buoni da stimare la nuova compagna del proprio ex e instaurare con lei un rapporto sincero e profondo? La storia di Susanna e Gianni, che si sono divisi nel 2013, quando la loro bambina aveva due anni e mezzo, ci insegna che è possibile. Chiara viene considerata un po’ come una seconda mamma per la loro Anita. La psicoterapeuta Roberta Mariotti, co-autrice di “Famiglie allargate. Consigli pratici per una convivenza serena” dà alcuni spunti per costruire una famiglia allargata come la loro.

Si può essere mamma in tanti modi. Ogni volta che lascio la mia Anita con il suo papà Gianni e con la compagna Chiara, mi pare che la piccola abbia una seconda mamma, verso cui ho sempre tanta gratitudine”. Sono le parole che Susanna, la mamma di Anita, ha dedicato sui social alla compagna del suo ex, postando una foto di Chiara e Anita che si abbracciano in montagna. Quelle parole dimostrano che si può riuscire a essere una grande famiglia allargata, e felice, anche dopo una separazione. È chiaro che bisogna volerlo intensamente, perché non sempre è semplice andare d’accordo con il proprio ex e apprezzare, sul serio e fino in fondo, la sua nuova compagna. È sicuramente necessario tanto impegno. Susanna e Gianni, però, dimostrano che è possibile. È Susanna stessa a raccontarci la sua storia e la stima che nutre nei confronti della compagna del suo ex, Chiara.

“Io e Gianni siamo stati insieme dal 2007 al 2013, non ci siamo mai sposati. Ci siamo lasciati quando la nostra bambina aveva due anni e mezzo. La causa scatenante è stato l’incontro con il mio primo grande amore, Federico, qualcosa che ha segnato la mia esistenza in maniera molto precisa. Mi ero innamorata di lui quando io avevo 13 anni e lui ne aveva 20. Ci eravamo fatti la promessa che, crescendo, prima o poi saremmo riusciti a viverci quell’amore che all’epoca era impossibile. Più volte nell’arco della nostra vita ci siamo incontrati, entrambi tornavamo spesso nel nostro paesino di origine durante l’estate, in Sicilia, però non ci siamo mai fidanzati. Con il tempo, ognuno di noi ha scelto la sua strada, si è fatto una vita. Io ho conosciuto Gianni e la storia con lui è stata molto importante, eravamo molto legati e innamorati. La nascita di Anita è stato un momento magico, però da quel momento in poi, a livello di gestione della quotidianità, tra noi si sono moltiplicate le incomprensioni e le difficoltà. Gianni spendeva molto tempo ed energie per stare con Anita, era ed è un libero professionista. Io, con il mio lavoro di chirurga, ero più in affanno. Facevo i salti mortali per offrirle il meglio, però il rapporto con Gianni era minato. Ci eravamo allontanati. È in quel periodo che, per pura casualità, io e Federico ci siamo rincontrati. Anche lui si era trasferito a vivere a Firenze e all’epoca aveva una compagna”.

“Quando ci siamo rivisti, in un momento in cui con Gianni qualcosa si era incrinato, tutto quello che io e Federico provavamo l’uno per l’altra è tornato a galla. Sì è imposto. Il nostro sentimento si era solo assopito, ma era vivo. Quello con Gianni invece era su un terreno sdrucciolevole, eravamo distanti, altrimenti io non avrei dato a spazio a un altro sentimento. Quella è stata una fase molto difficile del nostro rapporto. Gianni si è sentito tradito, abbandonato, rifiutato. Io ho sentito di distruggere un nucleo familiare, di spezzare le promesse fatte. Ero preoccupata per Anita, sapevo che in quel momento stavo prendendo delle decisioni anche per lei. Nel frattempo anche Federico stava vivendo una situazione difficile con la sua compagna, che aveva la mamma molto malata ed era in difficoltà lavorative, si era trasferita da Torino a Firenze per stare con lui. Affrontare queste situazioni per me e Federico non è stato semplice, sapevamo che avremmo fatto soffrire tante persone. La separazione tra me e Gianni è stato un momento molto doloroso. C’era rabbia, gelosia, aggressività. Mi sentivo la cattiva della situazione. Ero in un ruolo scomodo. Però, ragionando, ho capito che, se non avessi preso la decisione di separarci, lo avrei costretto all’infelicità. Perché noi non eravamo più felici da tempo. Ho pensato che mia figlia avesse bisogno di una mamma sincera, con se stessa e con il suo papà. Mi sono aggrappata a quel barlume di lucidità per prendere quella decisione sofferta”.

“Quello che mi preoccupava maggiormente era la sofferenza che avrei causato ad Anita. Per fortuna però, anche se all’inizio è stato traumatico per tutti, con Gianni siamo riusciti ad affidarci al nostro legame profondissimo, frutto di esperienze di vita e spirituali fatte insieme. Avevamo intrapreso un percorso anni prima, con un maestro spirituale, e quell’esperienza ci ha segnato e indicato la via giusta da seguire. È con questa base che abbiamo cercato di costruire un rapporto diverso, nuovo, ed è un lavoro che non finisce mai. Non è che sia sempre tutto facile. Una piccola ferita resta sempre. Però c’è uno sforzo continuo per lavorare al bene di tutti. Il nostro sentimento era forte ed è rimasto tale, si è solo trasformato. Il periodo più burrascoso, subito dopo la separazione, è durato un annetto. Quando nella vita di Gianni è entrata Chiara la situazione è cambiata. Gianni si è rasserenato, si è sentito anche meno spaventato e nella gestione di Anita ha avuto meno difficoltà. O almeno, questa è stata la mia sensazione. Gianni è sempre stato un padre creativo e meraviglioso, però quando in casa è entrata Chiara, quelle stanze sono diventate più calde, più comode. C’è stata da subito una cura diversa. Chiara è stata capace di inserirsi in una situazione non facile, senza essere invadente. La mia sensazione è che sia sempre stata una donna capace di esserci emotivamente, ma senza mettersi sotto i riflettori. È sempre riuscita, e riesce tuttora, a stare di lato, aiutando Gianni con amore. Conosco tante donne che, nella stessa posizione, non sono altrettanto intelligenti e calibrate. La sua non è una posizione facile, eppure lei riesce a starci con serenità ed equilibrio. Questo mi ha permesso di lasciarle Anita con molta facilità. Le sono molto grata per questo. Ha una grande capacità materna e per me conoscerla è una fortuna. In diverse occasioni abbiamo festeggiato i compleanni insieme. Anche quando io e Federico abbiamo avuto un bambino, loro sono stati partecipi della nostra gioia e quando capita di incontrarci mostrano tutto il loro affetto a entrambi. Considero Chiara un’amica e una persona a cui voglio bene. Mi ha aperto la strada allo yoga. Anche per questo, le sono molto riconoscente”.

Su questa storia, e su situazioni simili, raccogliamo il parere dell’esperta, la psicoterapeuta e mental coach Roberta Mariotti, co-autrice insieme a Laura Pettenò di “Famiglie allargate. Consigli pratici per una convivenza serena” (edito da Erickson).

“La storia di questa famiglia allargata descrive molto bene come, nella realtà, sia possibile convivere trovando serenità”, sostiene Roberta Mariotti. “L’esperienza di Susanna illustra chiaramente come i turbamenti e il dolore, conseguenti alla separazione, possano essere superati e portino a una convivenza pacifica, frutto di impegno e consapevolezza degli adulti, nel ruolo di genitori e di partner. La fine di ogni relazione può portare, oltre alle inevitabili criticità, anche a trasformazioni positive. Il buon inizio e la ricostruzione dipendono da come si affronta la separazione e da come si ritrova un possibile equilibrio. Raramente ciò avviene per caso, in quanto l’armonia in un sistema umano - così come in qualunque sistema famigliare - è frutto di una ricerca e di un’alchimia di fattori che si intersecano, apparentemente senza sforzo, ma non senza impegno”.

“In questo racconto si percepisce una serena integrazione di due nuclei e il merito va ai genitori di Anita e ai loro rispettivi partner, che hanno messo in campo alcuni elementi chiave indispensabili per il buon esito e la serenità dei figli, oltre che dei genitori e dei loro partner. Questi elementi sono: la consapevolezza del ruolo genitoriale; la capacità di prendere decisioni in condizioni difficili e di incertezza; il fatto di saper affrontare il dolore e le conseguenze della separazione, per superarli e proteggere i figli; la capacità di confrontarsi e individuare un cammino che aiuti a guardare oltre le emozioni negative, generate dalla separazione, anche chiedendo aiuto, quando necessario; il saper costruire e mantenere legami forti che si trasformano, rispettando sé, gli altri e le esigenze dei figli e, infine, l’adattabilità ai cambiamenti, che consente di integrarsi e integrare, costruendo un sistema famigliare aperto e non divisivo. La storia di Susanna ci aiuta a comprendere come le emozioni positive e negative possano essere affrontate e contribuiscano a generare rapporti sinceri e profondi che arricchiscono la vita di tutti, anziché indebolirla”.