Parenting
Photo by Janko Ferli? on Unsplash
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Baby blues: quando una mamma sogna di avere una sostituta

Succede spesso alla protagonista di un graphic novel che racconta il baby blues con sincerità e delicatezza, facendo sorridere e commuovere tutte le madri. “Sì, anche quelle che hanno partorito da anni, perché fare pace con quel periodo faticoso della vita dà la leggerezza necessaria per affrontare il mestiere del genitore”

3 minuti di lettura

Questo è un libro per tutte. Anche per chi dice che il giorno del parto è stato il più bello della sua vita, chi “mio figlio è sempre stato un angioletto”, persino per quelle che “no grazie, non sono il tipo da fumetti”. La Sostituta è un graphic novel per tutte perché nelle espressioni della protagonista, prima o poi, si riconosce chiunque. “E perché un saggio sul baby blues, o addirittura sulla depressione post partum, sono in poche ad avere voglia di leggerlo, soprattutto se sono in crisi, mentre questo si divora, fa sorridere e commuovere insieme, fa riflettere molto”, spiega la ginecologa e sessuologa milanese Chiara Gregori, che ne ha curato la pubblicazione italiana.

Lei lo ha scoperto per caso l’estate scorsa curiosando in una libreria di Bordeaux e sfogliandolo ha capito subito che era lo strumento che cercava da tempo per le sue pazienti. Rientrata a Milano ha contattato le autrici francesi, la scrittrice Sophie Adriansen e l’illustratrice Mathou, e in pochi mesi ha trovato la casa editrice giusta per portarlo in Italia, Becco Giallo.

Un libro necessario

La dottoressa Gregori spiega così il motivo che l’ha spinta a credere che questo libro fosse necessario: “Le mie pazienti sono quasi tutte professioniste, donne competenti che arrivano al parto pensando di sapere esattamente quello a cui andranno incontro. Io cerco comunque delicatamente di spiegare loro che potrebbe essere più complicato di quello che immaginano, ma spesso mi guardano come fossi una Cassandra. Offrendo la lettura di questo libro, invece, spero di riuscire ad aggirare quella reticenza passando il messaggio che sarà normale affrontare momenti di difficoltà, tristezza, ed estraniamento, persino dal bambino”.

 

La consapevolezza

L’importante, insomma, è trasmettere l’idea che potrebbero scontrarsi contro l’ideale di madre con cui sono cresciute. “Pensare che la vera mamma è quella che si sente sempre appaggata quando trascorre del tempo con il figlio induce a sentirsi inadeguata, persino a non essere degna della maternità. Se invece capisco che potrà succedermi di pensare 'chi me lo ha fatto fare', 'non ne posso più' e 'questo bambino lo detesto', allora, sarò capace di guardare alle mie emozioni. Ma a cosa serve questa consapevolezza? “A non sprecare energie preziose chiedendomi perché sono sbagliata, potendole quindi dedicare alla ricerca di soluzioni che facciano stare meglio me, e quindi anche il neonato. L’alternativa è negare le emozioni che si stanno provando, rendendole solo più insistenti e prepotenti”.

 

L'istinto materno

Nel graphic novel c’è una momento dolcissimo, quello in cui la protagonista si rende conto che la piccola Zoe inizia a riconoscerla come madre, il segno che stanno cominciando a conoscersi, che l'istinto materno si costruisce giorno per giorno. “Sì, perché quando una neo mamma inizia a sentirsi bene, può trovare uno spazio dentro di sé per creare un rapporto con il suo bambino, per acquisire fiducia in se stessa e sentirsi competente nel nuovo ruolo di genitore. D’altronde le donne di oggi sono molto sole, spesso hanno la famiglia lontana. Eppure, sono bombardate da consigli e giudizi, quindi devono anche trovare il modo di proteggersi da tutto questo chiasso”.

Il baby blues

Questa storia è quella di tante: la sua potenza, però, sta nella capacità delle autrici di cogliere i punti salienti del malessere che provano molte donne dopo il parto, quando la gioia dilaga nella paura, nel senso di inadeguatezza, nell’insicurezza, nello sfinimento. Non parliamo di depressione post partum, ma forse lo sarebbe diventata se questa neo mamma non avesse incontrato persone accoglienti sulla sua strada: il marito (ecco perché è importante che lo leggano anche i padri), le ostetriche, le infermiere e la ginecologa.

Per tutte le mamme

“Consiglio di leggere La Sostituta (Becco Giallo) a tutte le pazienti, anche a quelle che hanno già figli, perché spesso c’è la necessità di fare pace con quel periodo della vita. Tendiamo a rimuoverlo, come a voler chiudere quella fatica e quella tristezza dentro a un armadio, ma invece capire che attraversare quella crisi è stato normale, è importantissimo per trovare la forza e anche la leggerezza necessarie per andare avanti. Anche perché la ricerca dell’equilibrio tra i propri bisogni di persona e quelli dei figli sarà il lavoro di tutta una vita, oggetto di continui correttivi e rimaneggiamenti”. Quindi sì, è assolutamente normale tornare a sognare, ogni tanto, di avere una sostituta, convinte che lei ci saprebbe fare meglio di noi.

 

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