Storie
I due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
I due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. 
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Domenico Dolce e Stefano Gabbana: "La casa per noi, un posto per volersi bene"

Le nuove linee della collezione casa degli stilisti siciliani disegnano muna casa completa, dal mobilio agli accessori. "La casa è la nostra zona di confort. La bellezza sta nella cura e nell'armonia".

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Sui carretti siciliani, come sui pannelli dei cantastorie, si raccontano le storie millenarie di paladini coraggiosi e donzelle innamorate, di saraceni sanguinari e baronesse assassinate. Favole coloratissime che tramandano una tradizione, popolare e colta. E proprio al carretto si ispira una delle quattro linee della nuova collezione Dolce&Gabbana Casa che verrà presentata ufficialmente durante la Milano Design Week nel nuovo negozio di via Durini 23 e nella storica boutique del brand in Corso Venezia dedicata principalmente agli accessori. «In realtà la nostra passione per l’arredamento domestico risale agli anni Novanta», raccontano gli stilisti. «Allora avevamo aperto un piccolo negozio con stoviglie in ceramica di Caltagirone, cuscini in pelliccia e patchwork. A noi piacevano tanto, e li abbiamo ancora in casa, ma forse eravamo troppo avanti e non riscontrarono grande successo». Epperò Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno mollato la presa. Qualche anno fa, in collaborazione con Smeg, hanno “rivestito” frigoriferi e piccoli elettrodomestici con quelle stampe siciliane che hanno caratterizzato anche alcune loro collezioni di moda. «Negli anni abbiamo iniziato a conoscere quegli artigiani, ma forse dovremmo chiamarli artisti, che si tramandavano la tradizione della pittura del carretto. Ogni famiglia è specializzata su una storia: Orlando furioso, i saraceni, la Baronessa di Carini... Quando abbiamo chiesto ai più giovani, che magari avevano cambiato città e professione, di perpetuare il mestiere dei nonni e dei padri si sono rivelati bravissimi, come se quell’arte ce l’avessero nel dna».

Oltre che nei due negozi milanesi (sopra l’Immersive Room in Corso Venezia 7) Dolce&Gabbana Casa aprirà prima dell’estate dei piccoli punti vendita a Capri, Cannes e Saint-Tropez, successivamente degli ampi store in dodici grandi città del mondo.
Oltre che nei due negozi milanesi (sopra l’Immersive Room in Corso Venezia 7) Dolce&Gabbana Casa aprirà prima dell’estate dei piccoli punti vendita a Capri, Cannes e Saint-Tropez, successivamente degli ampi store in dodici grandi città del mondo. 

Quando avete capito che il momento per un’intera collezione di mobili era arrivato?
«Durante il lockdown abbiamo ricevuto la proposta di Luxury Living Group e ci abbiamo riflettuto molto, perché in effetti ci piaceva l’idea di sviluppare un intero lifestyle. Ci siamo messi a studiare e ci siamo documentati. Alla fine ci siamo lanciati».

La collezione, nelle linee Carretto, Blu Mediterraneo, Leopardo e Zebra, disegna una casa completa, dal letto al bicchiere, dal cuscino al tavolo. Non avete lasciato fuori nulla.
«La verità è che siamo degli invasati per la casa. È la nostra zona di conforto. E non dipende da quanto è grande o da quanto è piccola. La prima casa a Milano, quando abbiamo iniziato la nostra relazione, resta la più bella che abbiamo mai avuto: era un monolocale arredato con cose, anche orrende, trovate qua e là ma che avevamo ridipinto o ricoperto con dei tessuti, avevamo fatto dei quadri di stoffa e cappelli... Per noi tutto era bellissimo perché fatto con tanto amore. Il rapporto con la casa è un po’ come quello di una mamma con il figlio: non è che se sei ricco ami di più, l’amore è incondizionato».

Quand’è che una casa è bella?
«Quando è bella l’atmosfera, quando ogni cosa è curata con amore e armonia. Puoi pure avere dei piatti di preziosa ceramica ma se li butti in tavola così come viene non creano nessuna emozione. Durante il lockdown, quando in tv la gente veniva intervistata da casa, ci perdevamo a guardare gli ambienti domestici e pensavamo: ma questo non mette a posto i cuscini, quel quadro è storto, ma quanta polvere».

Cura della casa come cura di sé?
«Sì, un modo per volersi bene. Per noi la casa è il posto dove la sera, quando torni stanco e incazzato per la giornata, sei circondato dalle cose che ti piace vedere, che ti fanno compagnia. La casa deve essere un posto che ti rispecchia e ti rispetta».

Negli ultimi due anni è cambiato il vostro rapporto con gli ambienti domestici?
«In parte, anche se un rapporto stretto con la casa lo abbiamo sempre avuto. Ora (è Domenico Dolce a parlare, ndr) ancora non ho ricominciato, ma da sempre il sabato sera organizzo delle cene da me con tanti amici e la famiglia, siamo 16, 20 persone. A me piace mettermi ai fornelli e considero la cucina il cuore di un corpo, il luogo dove tutto succede. Mi piace studiare seduto al tavolo, mi piace il rapporto con il frigorifero, l’odore del pane, i ricordi di mamma che prepara la colazione spalmando la marmellata. Per me è come il confessionale del Grande Fratello: la cucina è il luogo dove ci si confidano le cose belle e anche quelle brutte. A New York, proprio come faccio a Milano, invito spesso amici, parenti, conoscenti e vicini a cena e tutti sono sconvolti perché lì nessuno cucina a casa sua offrendoti il salamino o un pezzo di formaggio siciliano: saranno pure terronate ma fanno festa, in un ristorante diventa tutto troppo formale».

Il Carretto, uno dei coloratissimi pattern della nuova collezione Dolce&Gabbana Casa. Gli altri sono: Blu Mediterraneo, Leopardo e Zebra.
Il Carretto, uno dei coloratissimi pattern della nuova collezione Dolce&Gabbana Casa. Gli altri sono: Blu Mediterraneo, Leopardo e Zebra. 

Anche voi vi siete convertiti allo smart working?
«No, no, anzi ci piace scindere. Il lavoro è lavoro, casa è casa. È bello uscire, andare al bar a prendere il caffè e interagire col mondo. La casa deve essere vissuta come il luogo della famiglia e degli affetti dove parlare con il tuo compagno o la tua compagna, non un posto dove si fanno call all’ora di cena o si risponde in piena notte a delle email».

In questa collezione quanto è importante l’apporto dell’artigianalità italiana?
«Vogliamo dare voce all’arte individuale. Quando lavori accanto agli artigiani racconti loro quello che vorresti, ma noi non siamo il falegname, non siamo il vetraio, il ceramista o il marmista: sono loro che dovranno rendere reale un’emozione. Nelle botteghe impari tanto e capisci fino a che punto può spingersi la capacità umana di creare oggetti sofisticati, è quasi innaturale, sovrumano. La tecnologia è bellissima, ci rende la vita più facile, ci permette di avere accesso alla conoscenza, però la mano e la mente umane...».

Perché tra i pattern della vostra collezione ci sono anche quelli, decisamente esotici, dedicati alla zebra e al leopardo?
«L’animalier ha sempre fatto parte della nostra lingua. Leopardo e Zebra riflettono un po’ i nostri caratteri: il leopardo è più selvaggio, trasgressivo, permette di andare oltre, la zebra invece è più equilibrata sobria, tranquilla. Questi che presentiamo ora sono i primi quattro temi della collezione, ma ogni anno ci saranno delle novità».

Forma o decorazione?
«Avendo scelto delle decorazioni molto forti abbiamo bisogno di mobili dalle forme sobrie e di altissima qualità: per spostarli ci vogliono cinque persone per quanto pesano».

La vostra decorazione preferita?
«La Carretto senza dubbio (dice Stefano Gabbana, ndr). In Sicilia, nel mio paesello di Polizzi Generosa (racconta Dolce, ndr) ho chiamato tutti i decoratori che lavorano per noi e, un po’ come facevano i mecenati tanto tempo fa, a ognuno ho affidato una stanza della mia casa dicendo: “Dipingete tutto, anche i mobili, le lampade e gli accessori”. È venuta fuori una cosa favolosa».

Vi piacerebbe che la gente creasse con i vostri mobili dei “total look” o li immaginate mixati con altri stili e altri marchi? 
«Anche per l’arredamento vale lo stesso discorso della moda: dipende da come ti senti. Non c’è un modello preciso. Abbiamo provato ad arredare un’intera casa con i nostri mobili ed era bellissima ma non ci sono regole fisse da impartire». 

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