Offerte di lavoro con molestia

Oggi raccontiamo la storia di Ortensia che denuncia una situazione capitata a molte. Il falso annuncio di lavoro che in realtà si rivela una trappola, trasformandosi in una molestia o peggio in una violenza. Quando accade occorre denunciare, per se stesse ma anche per evitare ad altre donne la stessa sofferenza. 
Se volete raccontarmi la vostra storia, o semplicemente una storia scrivetemi: maria.corbi@lastampa.it
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Cara Maria,

ecco la mia storia

Questa estate, dopo la pandemia, come in tanti settori anche il mio ha avuto un arresto importante e così sono in cassa integrazione. Trovo un annuncio per una sostituzione in un altro posto. Interessante, magari è una nuova opportunità. Rispondo e fisso un colloquio con il direttore della struttura.
Lui mi dice subito che il colloquio è andato bene e che ho un profilo molto interessante, nonostante non abbia una preparazione nel profilo richiesto... Pare che il mio percorso formativo e lavorativo possa rispondere alle esigenze di una nuova figura che manca e presto mi contatterà per darmi riscontro e valutare collaborazione. 
Nel frangente mi manda lunghe mail dove non c'è nessuna proposta di collaborazione, non capisco bene di cosa mi dovrei occupare perché il soggetto sopra parla di suoi progetti e spazia dalle più diverse professioni. Ma nessun riferimento a orari, paghe, ruoli...
Da un lato penso che voglia solo informarmi, dall'altro trovo quel modo comunicativo piuttosto invadente, c'è qualcosa che mi infastidisce e non capisco cosa. Dopo un po' di tempo rifissiamo un incontro che per me dovrebbe essere quello “chiarificatore” per capire quale sia il mio reale lavoro.
All'appuntamento ci siamo solo io e lui. Oltre ancora a tessere mie lodi, sentire elucubrazioni mentali su fantomatici progetti... quando chiedo la proposta economica i toni cambiano. Promette che potrò stare in contatto con persone importanti, pubblicazioni degne di nota ecc... perché lui ha visto in me una professionista da aiutare. Ma non può assumere, avrò solo un contributo. 
Vado via con la sensazione dei suoi occhi invadenti addosso. Penso che la proposta non è soddisfacente, non solo da punto di vista economico... non mi piace che non ci sia chiarezza su quello che io dovrò fare. E poi quella sensazione di invadenza, di cose non dette, di equivoco. Penso anche che forse è stato gentile e sempre educato, che forse sono solo mie ansie. Ma nonostante questi ragionamenti ho sempre quel fastidio incomprensibile addosso. Tramite mail, chiedo due giorni per riflettere e dargli una risposta definitiva. E dopo averci pensato ancora decido di non proseguire e lo comunico come preventivato dopo due giorni.
La reazione a questa comunicazione è sconvolgente: il tizio, come se avessi firmato un contratto di lavoro con il sangue, prima mi scrive una mail dove dice che io gli avrei fatto fare una figuraccia perché aveva già interceduto per me (senza che io mai abbia chiesto o acconsentito a farlo!) con alcune persone, che la faccio facile... poi inizia a chiamarmi, mi dà della poco di buono e che se non voglio trovarmi in situazioni sgradevoli devo almeno chiamarlo o andare personalmente per scusarmi. Io non ho firmato nulla, ho fatto solo un primo colloquio e poi un incontro per capire la proposta lavorativa... Forse pensava di avermi soggiogata, con le sue promesse, divagazioni mentali? Un attempato narciso che si è sentito offeso da un mio non coinvolgimento della sua persona?
Non lo so e non lo voglio sapere cosa avesse in mente. Ho tralasciato dei dettagli e ora, col senno di poi, capisco che molte delle sue domande erano fatte per indagare nella mia sfera privata. Probabilmente.
Non so come sarebbe andata questa esperienza se avessi proseguito per “vedere come andava”, so solo che ringrazio di essere una persona diffidente di natura. Ma ora temo che questa persona mi venga a cercare, come se due incontri gli abbiano dato chissà quale motivo per ossessionarsi. Non so se questa sia una molestia o meno... ma io tutt'oggi da quell'incontro e con quello che ne è derivato mi sento profondamente turbata e spero di non incontrarlo mai più.
Ortensia

Cara Ortensia

la storia che hai condiviso è un grandissimo classico. Il porco che utilizza finte (o anche vere) inserzioni di lavoro per acchiappare malcapitate nella sua rete. E su quale momento migliore di debolezza fare leva se non quello in cui si cerca un lavoro? Così capita che qualcuna ci caschi. Tu non so se stavi per cascarci, ma lui deve aver annusato la tua paura, il tuo sbigottimento e anche la tua voglia di un lavoro, più forte della prudenza e anche della evidenza.
Perché era evidente dove andava a parare il porco (lo ripeto caso mai qualcuno non avesse chiaro). Nessun lavoro da offrire se non un lavoretto osceno . Ma anche qui c’è solo una strada possibile, carissima lettrice: denunciare. Tornare in quella stanza con i carabinieri o con un registratore per inchiodare il porco (e tre). 
Anche per questa fattispecie di molestia basta ascoltare qualche amica per capire quanto sia diffusa. E non solo negli ambienti canonici, come quello dello showbiz per esempio, dove continuano ad abbondare i famosi “divani del produttore”, come abbiamo visto con lo scandalo del me too. A una mia amica che si è presentata per un lavoro da archivista è stati chiesto di camminare su e giù per la stanza. Ma alla domanda "perché non porta la gonna?" è partito un sonoro vaffa. Ecco abituiamoci a fidarci di meno, anche se il contesto e l’occasione si prestano. E alle proposte indecenti o anche solo fuori luogo rispondiamo sempre forte e chiaro con un vaffa. E quando ci vuole con una denuncia.