Aiuto, mia figlia si è fidanzata con un mio coetaneo

Federica è una mamma "disperata" perchè sua figlia si è innamorata di un uomo di 25 anni più grande di lei. Comprensibile? Cosa dovrebbe fare? Cosa potrebbe fare? Situazioni in cui è difficile trovare una risposta se non risolutiva almeno balsamica. Gli amori tra generazioni diverse sono veramente così "pericolosi"? O invece l'età è solo un numero tra due cuori?

Se volete scrivermi una storia o la vostra storia potete farlo: maria.corbi@lastampa.it
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Carissima Maria,
ti scrivo al culmine della disperazione, per una figlia che fino ad oggi era stata un balsamo della vita e che adesso, con una sua decisione sconsiderata è diventata una spina nel cuore. Si chiama Alda (come capisce è un nome di fantasia pescato nella genealogia familiare), ha 25 anni e mi ha annunciato che si è messa con un suo collega che ha il doppio della sua età, anzi, anche qualcosa di più.
Si sono conosciuti in un viaggio di lavoro, fanno parte di società di consulenza che collaborano ad un progetto, ed è stato, così dice lei, un colpo di fulmine. Lui viene da due fallimenti, una moglie e una compagna, da cui ha avuto 3 figli, oggi tutti adolescenti o poco più. Insomma ha una vita strutturata, graffata da vittorie e sconfitte, da successi e fallimenti. Mentre mia figlia è «vergine» (passami il termine), ha appena messo il piede nella vita adulta, con tanti sogni ancora nel cassetto e tanta energia da spendere per realizzarli. 
Non ho mai pensato che potesse accadere una cosa del genere, che lei potesse innamorarsi di un uomo che ha più o meno l’età di suo padre. Un padre assente che vive all’estero e che lei ha sempre visto poche volte all’anno. E che da quando è grande praticamente non vede più.
Per questo ho pensato che questa sua scelta fosse dettata dalla ricerca di un padre. Fino a che non ho conosciuto lui, il «fidanzato». E mi sembra così strano pronunciare questa parola, «fidanzato», riferendomi a un mio coetaneo. È simpatico, sicuramente in gamba, colto, seducente, ma dopo una serata insieme non potevo capacitarmi: nella coppia era lui il «bambino», una specie di Peter Pan che colma di attenzioni la mia bambina ma che non credo possa essere per lei un sostegno. 
Fino ad oggi non sono intervenuta, ho fatto buon viso a cattivo gioco. E Alda immagina di avere la mia approvazione. Ma adesso sento il dovere di dirle quello che penso. Che non può prendersi un carico così pesante, che non capisce come questa scelta potrà rallentare la sua realizzazione. Come un uomo perennemente adolescente (questo è lui) finita la passione si mostrerà per quello che è: inadatto. Che tre figli non suoi ricevuti in dote da questa relazione sono una responsabilità oltre che un peso di cui non riesce a capire la portata. Che tra vent’anni, quando lei sarà ancora giovane, bella e in forze, lui sarà un vecchio, bisognoso di ancora maggiori cure e accudimento. Non capisce che farà la badante? Che anche se questo amore durasse lei sarebbe destinato a perderlo, vista l’età del fidanzato?
Mi sfogo qui con te senza avere il coraggio di dirle tutto questo. Ma devo trovare la forza. Questo Natale lei vuole portarmi a casa tutto il cucuzzaro: lui, sua madre e i suoi figli. Io non le ho ancora detto di no, ma devo trovare il coraggio di sottrarmi perché non voglio dare questa benedizione a un rapporto a cui non credo.
In questo momento mi manca un marito, un uomo capace di fare ragionare la figlia. Mentre appena l’ho interpellato lui si è fatto una risata e ha avuto il coraggio di dirmi che le donne invecchiano prima degli uomini, che la differenza di età non è un problema. L’unica cosa che gli interessa è che lui sia messo bene economicamente e come livello professionale.
Così mi trovo ancora una volta sola a decidere, a prendermi la responsabilità di aprire gli occhi alla nostra bambina. Ha 25 anni, ma è ancora immatura, almeno sotto il profilo sentimentale.
Lui, il compagno di mia figlia, se ne è andato di casa, ognuna delle due volte, poco tempo dopo che sono nati figli. Sarà un caso? Secondo me no, è uno schema che ripete per sfuggire a qualsiasi responsabilità, ma soprattutto a una quotidianità fatta di impegni e di doveri. Quindi ci sono ottime possibilità che nel caso decidessero di fare un figlio insieme capiterebbe la solita fuga. E mia figlia rimarrebbe sola, come sono stata io, nel crescerla. Non sognavo questo per lei, non voglio questo per lei. E comunque nonostante non abbia nessun pregiudizio, né giudizio, sulle famiglie allargate, in questo caso ritengo sia troppo allargata, troppo complicata. Devo trovare il coraggio di affrontarla, assumendomi il rischio di litigarci. O no? 
Federica

 

Cara Federica,

siamo in periodo festivo,  non ti resta che appendere anche il compagno di tua figlia al vostro albero familiare o, se vuoi, inserirlo invece nel vostro presepe festivo. Stàmpati un sorriso sulle labbra e accogli la scelta di tua figlia. Sarei come te assai contrariata, inutile qui fare le inclusive senza tentennamenti, visto che questo processo è molto complicato quando di mezzo ci sono i figli. Ma la verità è che non ci sono altre scelte. E ho imparato che spesso un silenzio tollerante ed educato è più potente di una verità o comunque di un proprio pensiero espresso pensando di fare il bene dell’altro/a. 
Tua figlia ha 25 anni, è una donna capace di fare scelte, sbagliare, rialzarsi, fare altre scelte, sbagliare di nuovo, cambiare rotta, e anche imboccare una strada condivisa da entrambe. E’ lei che ha deciso e tu devi accettare e vigilare. D’altronde io conosco almeno due coppie con la stessa differenza di età che ti turba non solo serene e ben assortite ma felici. Certo è nelle cose che il tempo insieme possa essere più breve, almeno quello «gagliardo», ma la vita va vissuta giorno per giorno senza fare troppi salti in avanti. Accadrà quel che accadrà, ma nel mezzo c’è la nostra serenità/felicità. Io mi sono imposta di accettare con uno«smile» qualsiasi tipologia di «nuora» mi arrivi. E sono diventata bravissima. Fai altrettanto.