Coronavirus: dalla febbre ai controlli, cosa fare se ci sono sintomi sospetti

Covid-19 o semplice influenza? Dalla sintomatologia all'assistenza: i consigli di medici e pediatri su come come comportarsi per adulti e bambini

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Scene di vita quotidiana. Al di là dell’ansia astratta che deriva dalla lettura dei vari bollettini del contagio, cosa fare in concreto se dovesse capitare a noi o ai nostri figli di accusare sintomi che ci fanno sospettare di aver contratto il Coronavirus? Pier Luigi Bartoletti, vice-segretario nazionale della Fimmg, risponde per gli adulti mentre Rocco Russo, membro della Società Italiana di Pediatria e responsabile dell’Unità operativa materno-infantile presso la Asl di Benevento, per i bambini.

Tosse e raffreddore, influenza o coronavirus?

Pierluigi Bartoletti: "Per prima cosa bisogna verificare se negli ultimi 15-20 giorni si è stati a contatto con qualcuno che viene dalle zone rosse o da quelle gialle. In caso negativo, non c’è da preoccuparsi perché con ogni probabilità si tratta di semplice influenza o sintomi allergici. Se, invece, il contatto c’è stato ma la persona al di là dei sintomi si sente bene, non c’è motivo di allarmarsi. Bisogna, però, allertare il medico che farà una valutazione clinica ponendo delle domande che servono a inquadrare meglio la sintomatologia. Se lo ritiene opportuno, il medico segnala il caso al Servizio di igiene e sanità della Asl che valuterà insieme al centro di riferimento regionale se e quando fare il tampone. Sulla base della gravità dei sintomi, vengono date delle indicazioni comportamentali e nei casi sospetti si raccomanda di restare a casa fino a quando non viene fatto il tampone".

Rocco Russo: “Tutti i sintomi parainfluenzali come tosse, raffreddore e congiuntivite, non devono allarmare perché siamo ancora nella stagione influenzale e quindi rientrano nella norma. Quello che conta è la storia del bambino: se vive in una zona rossa o gialla o se ha avuto un contatto con persone di quelle aree, è ovvio che quei sintomi hanno un peso diverso e il bambino va considerato a rischio. In questi casi, è bene che stia a riposo e che i genitori controllino l’andamento dei sintomi. E' bene che in questi giorni il bambino con raffreddore non frequenti la scuola, anche se per ora le scuole sono chiuse, e neppure coetanei o centri sportivi. Se nelle prime 24-48 ore dall’esordio si nota un rapido peggioramento delle condizioni del bambino, bisogna chiamare il pediatra di riferimento e informarlo della sintomatologia. Attraverso il triage telefonico (che consiste in una serie di domande sulla condizione clinica del bambino e sui sintomi), il medico capisce se il bambino può recarsi al suo studio magari su appuntamento, se c’è bisogno di una visita a domicilio o se è necessario che vada in ospedale.

Mal di pancia, nausea e cefalea

Rocco Russo: "La cefalea è uno dei sintomi più frequenti insieme a tosse, febbre, mal di gola e sensazione di malessere generale. La nausea è un sintomo meno frequente. La diarrea, invece, potrebbe essere un sintomo sottostimato. A livello intestinale e respiratorio sono presenti dei recettori a cui il virus si aggancia, ecco perché dà problemi respiratori e polmonite. Questi recettori sono espressi anche a livello del tratto gastroenterico per cui, secondo alcuni studi, il virus potrebbe dare anche sintomi intestinali come diarrea".

In caso di febbre alta: va fatto il tampone?

Pierluigi Bartoletti: "Negli adulti sani se c’è febbre non è il caso di preoccuparsi più di tanto. Diverso è se si tratta di anziani o persone over 60 che hanno patologie croniche, seguono terapie immunosoppressive o sono in chemioterapia. In tutti questi casi, anche se non c’è stato nessun contatto con zone a rischio è bene fare visita medica, perché può esserci un rischio per la salute a prescindere dal coronavirus. In linea di massima, il tampone va fatto solo su malati sintomatici ma  dipende dalla regione di residenza perché ogni regione si regola in base alla situazione del proprio territorio. Per esempio, al momento a Roma non ci sono casi autoctoni e quindi se non abbiamo incontrato nessuno che proviene dalle zone rosse o gialle, il rischio è zero. Comunque, ora i tamponi si eseguono solo nei centri di riferimento regionale e non dal medico di base e i risultati arrivano nell’arco di 3-4 ore". 

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Rocco Russo: "La febbre da sola non è un sintomo di coronavirus e il tampone va fatto solo se c’è un serio sospetto di contagio anche perché sappiamo che nella fascia pediatrica questa infezione guarisce abbastanza facilmente. Il sospetto nasce quando la mamma riferisce al medico che ci sono stati contatti con persone che vivono nelle zone rosse o gialle o che sono risultate positive al virus. Più cautela va usata nei confronti dei bambini fragili perché magari seguono terapie immunosoppressive o fanno chemioterapia. Il tampone, comunque, può essere fatto soltanto in ospedale (non negli studi medici) e viene inviato alle strutture regionali accreditate che possono fare diagnosi nei centri di riferimento.

Controlli al Pronto soccorso oppure in ospedale?

Pierluigi Bartoletti: "Le persone che sono in quarantena perché vengono da una zona rossa o gialla non possono andare nello studio del medico prima della fine dei 15 giorni. Neanche il medico può andare a domicilio per evitare di essere contagiato a sua volta. Il problema è che il 50% dei pazienti positivi al coronavirus sono pauci-sintomatici, cioè hanno pochi sintomi, tant’è vero che la famiglia del poliziotto di Pomezia che è risultata positiva al tampone è stata rimandata a casa perché i sintomi sono lievi. Quindi, non è il caso di intasare i Pronto soccorso se non è strettamente necessario, anche perché ci si espone e si espongono altre persone al rischio di contagio di varie malattie e inoltre si manda in tilt il sistema sanitario. Solo in caso di gravi problemi respiratori e se non si riesce a trovare nessun interlocutore si va in Pronto soccorso".

Rocco Russo: "Se ci sono gravi sintomi respiratori al di fuori dell’orario di visita del pediatra e non si trova nessun interlocutore, è bene portare il bambino in Pronto soccorso, ma se c’è sospetto da coronavirus devono essere messi in atto i protocolli di sicurezza in modo da non esporre gli altri al rischio di contagio". 

Numero verde per le emergenze: quando va chiamato? 

Il governo e diverse regioni italiane hanno un numero a livello nazionale e altri a livello locale per avere informazioni sul coronavirus. Per le informazioni il ministero della Salute ha istituito il numero 1500, gratuito da fissi e cellulari, attivo 7 giorni su 7, dalle 8 alle 20. Anche diverse regioni hanno istituito un numero verde che si trova indicato sui rispettivi siti e al quale rispondono operatori in grado di dare informazioni e avviare una procedura personale se lo ritengono necessario.
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