Oltre le Olimpiadi, dieci storie di atleti che hanno combattuto il tumore

Fondazione Insieme contro il Cancro presenta il libro “Oltre le Olimpiadi”: dieci storie di atleti olimpici colpiti da tumore e guariti. Un'occasione per ripercorrere le tappe dei progressi scientifici che hanno fatto del tumore una malattia curabile

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La metafora dello sport per parlare di vittoria contro il cancro è piuttosto comune, ma stavolta si tratta di qualcosa di diverso e più profondo perché a raccontarsi nella gara contro questa malattia sono dieci atleti olimpici in carne e ossa che hanno giocato in prima persona una partita contro il cancro, vincendola e rialzandosi a ogni caduta. Sono le storie raccontate nel nuovo libro promosso da Fondazione Insieme contro il Cancro, “Oltre le Olimpiadi” (di Francesco Cognetti e Mauro Boldrini, Cairo Editore, pagg. 208, 16 euro) e presentato a Roma nella splendida cornice dello Stadio dei Marmi, proprio nel giorno che avrebbe dovuto essere la vigilia della XXXII Olimpiade di Tokyo, posticipata al 2021 a causa della pandemia.

Dalle Olimpiadi di Barcellona ai progressi scientifici di oggi

Accanto alle storie di questi straordinari atleti, il libro ripercorre, a partire dalle Olimpiadi di Barcellona del 1992, l’evoluzione della lotta ai tumori, quadriennio dopo quadriennio, grazie all’innovazione, che ha permesso non solo agli sportivi professionisti ma anche ai cittadini “comuni” di combattere contro la malattia e sconfiggerla. I progressi scientifici possono essere sintetizzati in alcuni dati: le persone vive colpite dal cancro, in Italia, erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, due milioni e 250mila nel 2006, 2 milioni e 800mila nel 2013, 3 milioni e 460mila nel 2019. L’incremento è stato del 130% in trent’anni.

Una medaglia d’oro contro il tumore

Come dire che in questi anni anche clinici e ricercatori hanno cercato di conquistare la loro medaglia d’oro contro il tumore: dall’introduzione della chemioterapia nel trattamento del carcinoma della mammella, all’avvio dell’oncologia di precisione grazie alle terapie mirate, fino alla nuova era dell’immuno-oncologia e dei farmaci agnostici, efficaci in relazione a una mutazione genica indipendentemente dall’organo colpito. “La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è cresciuta, nel nostro Paese, dal 33% negli anni ’70 al 39% alla fine degli anni ’80 fino al 60% del periodo 2005-2009 – spiega Francesco Cognetti, presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma -. Il tumore non è più un male incurabile. Il progresso della ricerca contro le neoplasie, negli ultimi decenni, è stato incredibile e si sta muovendo oggi con ancora maggiore celerità. Siamo partiti da questa prospettiva, per descrivere in parallelo i progressi nella performance sportiva nei Giochi e della ricerca medica con i ritratti di chi ha fatto dello sport una professione e ha dovuto affrontare la malattia. Abbiamo raccolto le loro storie, cariche di dolore e di speranza”.

Medici e sportivi, insieme per combattere e vincere il cancro


Lo sport è vita

Nel mondo le neoplasie sono in costante aumento, da 12,7 milioni di casi nel 2008 a 14,1 milioni nel 2012 fino a 18,1 milioni nel 2018. “Lo sport è vita, con cadute e risalite, proprio come la lotta contro il cancro – afferma Giovanni Malagò, presidente Coni, che firma la prefazione del libro -. Un perfetto parallelismo che trova la sua essenza nella ricerca, ovvero nel duro lavoro quotidiano degli oncologi impegnati nello studio di nuove metodologie per sconfiggere una malattia che si può curare. Un cammino non sempre agevole, ma che nel corso degli ultimi decenni ha prodotto risultati di assoluto valore, restituendo speranza a tutti quei pazienti che, come noi sportivi, lottano per conquistare una vittoria: quella di riappropriarsi della loro vita. Mi sono particolarmente emozionato nel leggere le storie di Daniele Lupo e Paolo Pizzo, due dei nostri grandi protagonisti ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016, dove conquistarono entrambi la medaglia d’argento rispettivamente nel beach-volley e nella spada a squadre. Questi due ragazzi, come gli altri protagonisti del libro, sono atlete ed atleti dal grande coraggio, che si sono affidati a medici che li hanno saputi condurre verso la strada della guarigione. Per questo non smetterò mai di sottolineare l’importanza della pratica sportiva, basata su uno stile di vita sano, fattore fondamentale per la prevenzione”.

Italiani ancora troppo sedentari

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di praticare almeno centocinquanta minuti, cioè due ore e mezza di attività fisica moderata ogni settimana, come camminare o andare in bicicletta. L’American Cancer Society recentemente, ha aggiornato le linee guida per la prevenzione oncologica, raddoppiando il tempo da dedicare al movimento. Il documento esorta gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. “In Italia, - sottolinea Mauro Boldrini, direttore della comunicazione di Insieme contro il cancro - ogni anno 74.200 casi di tumore (il 20% del totale) potrebbero essere evitati grazie al movimento, con conseguenze importanti anche in termini di risparmi. Nonostante queste evidenze, sono ancora troppi i sedentari: nel nostro Paese, il 35% della popolazione non pratica alcuna attività sportiva, il 31,5% è in sovrappeso e il 10,8% è obeso. Non solo. Questi numeri aumentano fra le persone colpite da tumore. Ben il 38% dei pazienti oncologici è completamente sedentario, nonostante siano dimostrati i benefici dell’attività fisica nella prevenzione delle recidive e, più in generale, nel controllo della malattia”. I capitoli finali del libro sono focalizzati proprio sulla prevenzione, con un approfondimento dedicato ai principali sport olimpici, che possono produrre benefici per la salute di tutti i cittadini, anche se non sportivi professionisti”.

Diffondere la prevenzione sul territorio

La Fondazione ha siglato protocolli d’intesa ufficiali con il Coni e con diverse federazioni sportive (ad esempio, con la Federazione Canottaggio, la FIGC e con la Federazione Pallacanestro), proprio per realizzare progetti di sensibilizzazione sul ruolo dello sport nella prevenzione delle neoplasie. In questo volume, scienza e sport uniscono le forze in un’alleanza strategica che deve poteri eprimere anche sul territorio. “Il vero salto di qualità dell’assistenza oncologica nel nostro Paese può essere messo in atto solo a partire dalla realizzazione di un reale sistema di reti oncologiche regionali, per assicurare uniformità di comportamenti, governo dei percorsi dei pazienti ed equità di accesso alle cure in tutte le fasi della malattia – sottolinea Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Le reti possono garantire un passo in avanti anche nell’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione sia primaria (no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante) che secondaria (screening), aspetti su cui Aiom e Fondazione Insieme contro il Cancro sono impegnate da anni. I numeri relativi all’epidemiologia dei tumori evidenziano l’enorme impatto che le patologie neoplastiche ancora esercitano dal punto di vista sanitario, sociale ed economico. E il nostro sistema sanitario deve rispondere alle richieste dei pazienti oncologici, che diventano ancora più pressanti dopo l’arrivo della pandemia causata dal Covid-19”.