Tinture per capelli, non c'è un'ultima parola

L'uso continuo di colorazioni permanenti aumenta il rischio di cancro? Tanti studi, nessuna conclusione

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CHI sperava in un risultato definitivo rimarrà deluso. Parliamo di una vecchia questione: l’ipotesi – non provata – che esista una associazione tra l’uso continuato di tinte permanenti per capelli e il rischio di tumori. Il tema è da lungo tempo sotto la lente degli scienziati, i cui studi hanno fornito finora dati contraddittori. Oggi abbiamo nuovi risultati su cui ragionare, che sono in generale rassicuranti: per quasi tutti i tumori non sembra esistere una associazione, tranne che per alcuni tumori del seno, dell’ovaio e della pelle, dove è stato osservato un lieve aumento del rischio che dovrà continuare a essere indagato.

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A sostenerlo, sul British Medical Journal (Bmj) è un gruppo di ricercatori del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School, che hanno condotto una vasta indagine statistica su quasi 120 mila donne (per la precisione 117.200), seguite per 36 anni all'interno del noto studio statunitense Nurses' Health Study sulla salute femminile. Diciamo subito quindi che, come molte ricerche che l’hanno preceduta, anche questa è di tipo osservazionale, il che vuol dire che dai suoi risultati non è possibile stabilire un nesso di causa ed effetto tra l’uso delle tinte e lo sviluppo di tumori.

Il ruolo del caso

“Lo studio statistico è vasto e importante, e conferma i risultati di ricerche precedenti sull'assenza di una relazione fra tinta e cancro”, commenta Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all'Università Statale di Milano: “Guardando i dati dei singoli tumori presi in considerazione, che sono tantissimi, si osserva un leggero aumento del rischio di alcuni – pochi – e anche una lieve diminuzione di altri”. Proprio per questa ragione, prosegue l'esperto, osservando attentamente i risultati è possibile ipotizzare che queste oscillazioni – sia la crescita sia il calo del rischio di alcuni tumori – siano dovuti al caso. Gli autori della ricerca, inoltre, sottolineano la possibile presenza di alcuni fattori confondenti, come l'eventuale uso di altri cosmetici, di cui non hanno tenuto conto, e il fatto che la raccolta dei dati sull’esposizione alle tinte sia terminata relativamente presto nel corso del Nurses' Health Study.

Lo studio

Veniamo ai dati. Nessuna delle partecipanti aveva tumori al momento dello studio e sono analizzati, tra gli altri, i dati sull’età della prima tinta, la frequenza di utilizzo e la dose cumulativa. Nel periodo di osservazione, in tutto sono stati diagnosticati 20.805 tumori solidi (esclusi quelli della pelle che non fossero melanomi), 22.560 carcinomi basocellulari e 1.807 tumori del sangue, malattie che hanno portato a 4.860 decessi. I ricercatori riportano nei risultati che anche tra chi ha fatto un uso costante di questi prodotti non è stato rilevato un aumento significativo dei casi rispetto a chi non si tingeva i capelli e non è emersa un’associazione con la mortalità. Scendendo nel dettaglio, l’associazione è stata esclusa per il carcinoma squamocellulare (un tipo di tumore della pelle), il melanoma, il tumore della vescica, il tumore al seno positivo agli ormoni femminili, tumori cerebrali, del colon-retto, del rene, del polmone e per la maggior parte di quelli del sangue.

Quello che resta da chiarire

I tumori per cui, al contrario, è stato osservato un lieve aumento della probabilità è il carcinoma basocellulare, che è il più comune tumore della pelle (si sono verificati 22.560 casi), il cancro dell'ovaio e i tumori del seno negativi per gli ormoni femminili (estrogeni e/o progesterone), per i quali l’aumento del rischio sembra essere dipendente dalla dose cumulativa. “Gli elementi da tenere in considerazione sono numerosi”, commenta Antonio Cristaudo, direttore della Dermatologia clinica dell'Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma. “Ad esempio l'aumento del rischio del carcinoma basocellulare è stato rilevato in maniera più marcata fra le donne con capelli e pelle chiari, in media maggiormente soggette al rischio di tumori della pelle”. In alcuni casi il rischio sembra anche essere associato alle tinte scure, come era emerso anche in precedenti studi. “Una possibile spiegazione, in accordo anche con quanto riportato dagli autori – ragiona Cristaudo - risiede nel fatto che le tinte più scure contengono una maggiore concentrazione di alcuni composti, come la parafenilendiammina”. Morale: serviranno altri studi e la parola fine è ancora lontana dal poter essere scritta.
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