DUE STUDI DAGLI USA

Covid: ecco i lavoratori che rischiano di più

Verdurai, fornai, e addetti ai minimarket. Oltre a vigili del fuoco e personale sanitario. Due studi svelano le categorie più in pericolo
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NON solo medici e infermieri. Sono tante le professioni a elevato rischio di contagio del coronavirus, tra cui i dipendenti degli alimentari, i vigili del fuoco e i paramedici. A sottolinearlo sono due nuovi studi, entrambi arrivano dagli Stati Uniti, che hanno stimato le probabilità di ammalarsi di Covid-19 di chi lavora a contatto con le persone. Il primo studio, appena pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine, suggerisce che i dipendenti dei mini market e negozi di alimentari potrebbero correre un rischio di 5 volte più alto di contrarre il coronavirus rispetto ai colleghi che non interagiscono con la clientela. Mentre la seconda ricerca, apparsa sulle pagine di Erj Open Research, ha evidenziato che i vigili del fuoco e i paramedici avrebbero una probabilità di ben 15 volte superiore di ammalarsi di Covid-19 rispetto alla popolazione generale.
 

I dipendenti dei mini market

Nel primo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di 104 dipendenti di un negozio di alimentari della città di Boston, relativi alla prima ondata della pandemia. Oltre a sottoporsi al tampone, ai lavoratori è stato chiesto di compilare un questionario riguardante lo stile di vita, la storia clinica, il ruolo svolto nel punto vendita e le misure di sicurezza anti-Covid adottate al lavoro. Dalle analisi è emerso che un dipendente su cinque (21 su 104) era positivo al coronavirus. Tra i contagiati, circa il 90% interagiva con il clientela, ma ben tre su quattro (il 76%) risultava essere asintomatico. “Questo è il primo studio a dimostrare il significativo tasso di infezione asintomatica e il rischio di esposizione associato ai lavoratori della vendita al dettaglio di generi alimentari”, commentano i ricercatori. “Una volta che sono stati infettati potrebbero diventare una fonte di trasmissione significativa per l'intera comunità”.
 

Un problema anche psicologico

Dallo studio, inoltre, è emerso un dato interessante anche per quanto riguarda la salute mentale dei lavoratori. Servendosi di un questionario specifico per esaminare lo stato psicologico, i ricercatori si sono accorti che 24 lavoratori soffrivano di ansia, mentre 8 presentavano sintomi depressivi. Di questi, solamente la metà (46%) era riuscito a rispettare le distanze di sicurezza anti-Covid sul posto di lavoro. Mentre chi non presentava problematiche psicologiche manteneva costantemente le distanze interpersonali di sicurezza durante la giornata lavorativa. Per questo, evidenziano gli autori dello studio, i datori di lavoro e i governi dovrebbero fornire linee guida per attuare strategie preventive e garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori essenziali. Come raccontano, infatti, “i nostri risultati riguardanti la salute mentale evidenziano la necessità di un'azione mirata per aiutare i lavoratori essenziali a far fronte al disagio psicologico causato dalla pandemia”.

I vigili del fuoco e i paramedici

Nel secondo studio i ricercatori si sono concentrati su altre due professioni: i vigili del fuoco e paramedici. Coinvolgendo un totale di circa 14mila lavoratori del Fire Department of the City of New York (Fdny), di cui 10 mila vigili del fuoco e circa 4 mila tecnici di emergenza medica e paramedici, gli scienziati hanno osservato che dall'inizio della pandemia (marzo) fino a maggio scorso circa 5 mila dipendenti, soprattutto i paramedici, sono risultati positivi al tampone. Vale a dire, quindi, che la prevalenza dell'infezione è stata pari al 36,2%, un valore estremamente elevato se messo a confronto con il 2,4% registrato tra la popolazione generale nello stesso periodo di tempo. “Sebbene tutto il personale segua lo stesso protocollo di sicurezza, i tecnici di emergenza medica e i paramedici sono più esposti a Covid-19 rispetto ai vigili del fuoco, ad esempio durante il tragitto con i pazienti verso l'ospedale o le procedure per supportare la respirazione”, spiegano i ricercatori.

Dallo studio, inoltre, è emerso che lavoratori con problemi polmonari precedenti alla pandemia hanno più probabilità di sviluppare una forma più grave di Covid-19. Questi risultati, quindi, evidenziano l'importanza di proteggere le professioni a rischio nei paesi di tutto il mondo, garantendo la disponibilità dei Dpi, delle vaccinazioni antinfluenzali e, quando saranno disponibili, anche di quelle contro il coronavirus. “Dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere queste categorie di lavoratori”, conclude Anita Simonds, presidente della European Respiratory Society.