2020: un anno in ostaggio di Covid-19

Da Wuhan a Codogno. I mesi del lockdown. E oggi, i vaccini con la luce in fondo al tunnel. 12 mesi terribili, ma da non dimenticare. Ecco una timeline delle date più importanti dell’epidemia
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E chi se lo dimenticherà, questo 2020. Un anno strano, scandito da preoccupazioni, sacrifici, paure, distanze e nuove abitudini. Un anno di vita sospesa, che in molti vorremmo solamente lasciarci alle spalle e dimenticare al più presto. E che invece sarà importante ricordare, non solo per rispetto verso le tante vittime di questa pandemia, ma anche per assicurarci di aver imparato qualcosa dai successi e dagli errori fatti negli scorsi mesi. Così da farci trovare pronti quando il prossimo, maledetto, virus epidemico tornerà a colpire le nostre società. Per aiutare la memoria, ecco una timeline degli eventi più significativi in questo anno dominato da Covid-19.

 

31 dicembre 2019, prime avvisaglie

In questa data l’Oms comunica ufficialmente la comparsa dei primi casi di polmoniti anomale nella città di Wuhan, dopo che per giorni il governo cinese ha cercato di silenziare le voci di una possibile nuova malattia diffuse dall’oculista Li Wenliang (che a febbraio morirà proprio a causa di Covid). Si tratta di 41 infezioni riconducibili ad un mercato cittadino, uno dei cosiddetti wet market dove si vendono pesci e animali vivi, che diviene così l’epicentro del primo focolaio della nuova epidemia (anche se le ricerche successive hanno iniziato a mettere in dubbio la questione), e sarà chiuso dalle autorità il primo gennaio del 2020.

 

9 gennaio, il mondo riscopre i coronavirus

L’Oms annuncia che le autorità sanitarie cinesi hanno identificato il patogeno responsabile delle misteriose polmoniti di Wuhan: si tratta di un nuovo coronavirus ancora sconosciuto, battezzato inizialmente 2019 nCov (nuovo coronavirus del 2019). Il virus inizia subito a fare paura, perché appartiene alla stessa famiglia di Sars e Mers, due delle più pericolose malattie infettive diffusesi negli ultimi decenni. Ma in questa fase i timori sono contenuti, non ci sono ancora conferme che il virus possa trasmettersi da uomo a uomo e anzi, il 14 gennaio il governo cinese (con l’appoggio dell’Oms) annuncia che le indagini svolte sembrano negare il rischio. Il 10 gennaio viene pubblicata la sequenza genetica del virus, e nei giorni successivi in tutto il mondo iniziano gli sforzi per produrre kit diagnostici basati sulla Pcr (i famosi “tamponi”).

 

21 gennaio, si inizia a parlare di epidemia

Dopo aver smentito per settimane i rischi, il 21 gennaio il governo cinese ammette che il virus è trasmissibile tra esseri umani, e risulta anzi anche particolarmente infettivo. A questo punto ha già ucciso 4 persone e i casi confermati sono saliti a circa 200. Diversi casi sono ormai stati identificati anche fuori dal paese (in Thailandia, Giappone, Corea, Stati Uniti e Francia). Il 23 gennaio il governo cinese decide di agire, e sceglie la linea dura: arriva il primo lockdown, che chiude a casa oltre 18 milioni di cinesi a Wuhan e nelle città limitrofe.

 

30 gennaio, primi pazienti in Italia

Il presidente del Consiglio Conte e il ministro della Salute Speranza annunciano che sono stati identificati i primi pazienti anche in Italia. Si tratta di una coppia di coniugi cinesi in viaggio nel nostro paese, ricoverati il 29 gennaio in isolamento allo Spallanzani di Roma. Il ministro Speranza annuncia la chiusura del traffico aereo da e per la Cina. Il giorno seguente, 31 gennaio, l’Oms dichiara che la nuova malattia, ancora senza nome, è ora classificata come emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. Il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza sanitaria in Italia. 

 

10 febbraio, la malattia ha un nome

I decessi in Cina superano ufficialmente quelli provocati dalla Sars nel 2003, raggiungendo quota 908 (contro le 774 morti registrate durante la precedente epidemia). L’11 febbraio l’Oms annuncia che il nuovo virus, e la malattia che provoca, hanno finalmente un nome: sentiamo parlare per la prima volta di Covid 19 (Coronavirus disease 2019) e del suo agente eziologico, il virus Sars-Cov-2. Il 12 febbraio viene confermata l’infezione di 175 persone a bordo della nave da crociera Diamond Princess, attraccata nel porto di Yokohama, in Giappone. Nelle settimane seguenti 700 passeggeri isolati a bordo della nave verranno contaggiati da Sars-Cov-2, e 14 moriranno a causa della malattia.

 

20 febbraio, inizia l’epidemia italiana

Il paziente italiano numero uno si presenta all’ospedale di Codogno il 17 febbraio con i sintomi di una leggera polmonite. Viene rimandato a casa con una prescrizione di antibiotici, perché in quel momento i criteri per sottoporre i pazienti ad un tampone richiedevano un contatto sospetto con qualcuno proveniente dalla Cina. Nei giorni seguenti le sue condizioni peggiorano, viene sottoposto a tampone molecolare nonostante le prescrizioni contrarie del Ministero e viene trovato positivo. Si iniziano a sottoporre a tampone altri casi sospetti, e il 20 vengono confermati 16 casi autoctoni di Covid 19, 14 in Lombardia e 2 in Veneto. Il 23 febbraio arriva il primo decreto legge che impone l’isolamento nei comuni colpiti dall’epidemia: sono 10 nella provincia di Lodi e uno in provincia di Padova. Inizia ufficialmente la stagione dei dpcm: il 5 marzo viene sospesa la didattica nelle scuole e nelle università di tutta la penisola, l’8 marzo si estende la zona ad altre 26 province del Nord Italia, e il 9 marzo viene annunciato il primo lockdown nazionale, che andrà avanti fino al 3 maggio.

 

11 marzo, Covid è ufficialmente una pandemia

Dopo settimane di attesa e di critiche, l’11 marzo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, annuncia che Covid 19 è stata dichiarata ufficialmente una pandemia. Dall’inizio dell’epidemia nel mondo sono già morte più di 4mila persone, e i casi registrati sono quasi 120mila.

 

 

18 marzo, il giorno peggiore

L’Italia finisce sulle prime pagine di tutto il mondo. A fare scalpore è la foto dei camion militari che sfilano per il centro di Bergamo, carichi di bare dirette verso i forni crematori di altre regioni perché la camera mortuaria cittadina non è più in grado da giorni di accogliere nuovi feretri. I morti nel nostro paese hanno quasi raggiunto quota 3mila. Per la fine del mese i morti italiani raggiungeranno la cifra record di 12mila, i casi totali saliranno a 105mila. Non a caso, il 23 luglio il governo decide di istituire la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia, da celebrare il 18 marzo di ogni anno.

 

2 aprile, il mondo è in ginocchio

In questa data viene superata ufficialmente la soglia del milione di contagi in tutto il mondo. I morti sono oltre 53mila, e il virus ha raggiunto ormai i quattro angoli del globo. Dal 27 marzo gli Usa hanno superato i 100mila casi, diventando il nuovo epicentro dell’epidemia: l’11 aprile i morti americani raggiungono quota 20mila, strappando al nostro paese il triste primato dei decessi legati a Covid 19, che detenevamo da metà marzo quando i morti italiani hanno superato quelli cinesi. Entro la fine del mese nel mondo si superano i 200mila morti per Covid 19.

 

29 aprile, il primo farmaco

Un trial dell’Nih suggerisce l’efficacia del remdesivir, farmaco che dai dati dell’agenzia americana velocizzerebbe del 31% i tempi di dimissione dei pazienti Covid. Il primo maggio il farmaco è il primo (e attualmente ancora l’unico) a ricevere l’approvazione di emergenza dell’Fda per il trattamento dell’infezione da Sars-Cov-2. L’Europa segue a stretto giro, e il farmaco viene approvato dall’Ema a luglio. Nonostante l’alto prezzo deciso dall’azienda produttrice (che in America supera i 3mila dollari per paziente) il medicinale non ha mostrato però benefici sulla sopravvivenza dei pazienti all’interno dello studio solidarity dell’Oms, e l’agenzia mondiale della sanità al momento non ne raccomanda l’utilizzo nei pazienti ospedalizzati.

 

 

4 maggio, finisce il lockdown

Con l’ennesimo dpcm il 4 maggio l’Italia esce dal lockdown. Il calo dei contagi permette finalmente di allentare le regole, anche se il ritorno alla normalità è lento, e progressivo. Inizialmente riaprono solamente le attività essenziali, e si torna a poter uscire di casa per incontrare parenti e amici, previo il rigido rispetto delle regole di distanziamento sociale. Il 18 riaprono negozi, musei, bar e ristoranti, e si tornano a celebrare le funzioni religiose. Il 25 è la volta dei centri sportivi, dal 3 giugno si torna a circolare tra regioni.

 

4 giugno, la ricerca traballa

Due delle principali riviste mediche del pianeta, Lancet e New England Journal of Medicine, annunciano il ritiro di due studi sull’efficacia dell’idrossiclorochina, il farmaco delle meraviglie sponsorizzato dallo stesso presidente Trump. Il problema riguarda i dati, forniti da un’azienda privata, la Surgisphere, che non è in grado di offrire garanzie sufficienti sulla loro accuratezza. È la prima avvisaglia dei problemi che funesteranno la ricerca scientifica su Covid19: conciliare rigore e velocità non è facile, e non è un caso se per la fine dell’anno le ricerche di peso ritirate sul tema dell’epidemia siano arrivati quasi a 40.

 

15 giugno, arriva Immuni

Voluta dal governo, e presentata come asset strategico per gestire la fase 2 dell’epidemia, il 15 giugno viene finalmente lanciata su tutto il territorio nazionale Immuni, la app per il contact tracing realizzata gratuitamente dalla società Bending Spoons. Nonostante la pubblicità la app stenta però a decollare: ad agosto sono appena 5 milioni gli utenti che l’hanno installata sul proprio smartphone.  A ottobre siamo a circa 7 milioni. Si scopre inoltre che le Asl non avevano l’obbligo di inserire i codici dei pazienti positivi nel database, rendendo di fatto inutile l’applicazione. Conte pone rimedio al problema il 18 ottobre, ma ormai la app si era rivelata un fallimento, almeno per prevenire l’arrivo della seconda ondata epidemica nel nostro Paese.

 

17 luglio, l’epidemia indiana

Dopo aver superato la prima ondata, iniziata a marzo, senza troppi danni, l’India ha visto risalire l’indice dei contagi durante il periodo estivo. Il 17 luglio i casi nel paese hanno superato quota un milione, con oltre 25mila decessi. Molte aree della nazione tornano in lockdown, e il mondo assiste impotente mentre l’epidemia fa il suo corso chiedendo un costo altissimo in vite umane: ad oggi l’India è il secondo paese più colpito al mondo, con oltre 10 milioni di casi confermati e più di 140mila decessi.

 

21 luglio, arriva il recovery fund

Dopo giorni di trattative tesissime, il 21 luglio i leader Ue hanno trovato l’accordo sul piano straordinario di aiuti per i paesi maggiormente colpiti dall’epidemia. Una vittoria per l’Italia, che si vede destinare oltre 200 miliardi sui 750 messi a disposizione dal piano.

 

22 agosto, nuovo record di morti

L’estate ha visto l’epidemia procedere a singhiozzo, con nazioni in cui la situazione è migliorata fino a spingere i più ottimisti a ritenerla storia passata (come in Italia) e altre in cui il virus non ha mai lasciato la presa. Il 22 agosto nel mondo si è superata la soglia degli 800mila morti, soprattutto sulla spinta dell’alto numero di decessi registrati in Usa, India, Sud Africa, Brasile e altre nazioni del Sud America.

 

28 settembre, un milione di morti

A 10 mesi dall’inizio della pandemia il mondo ha raggiunto il milione di morti per Covid 19. Una soglia psicologica importante: il nuovo coronavirus ha ucciso più persone di quante ne abbiano uccise influenza, Hiv, dissenteria, malaria e morbillo sommate assieme.

 

2 ottobre, si ammala anche Trump

Dopo aver annunciato che la first lady è risultata positiva a Sars-Cov-2, anche il presidente degli Stati Uniti si ammala e viene ricoverato. Viene dimesso dopo appena tre giorni, dopo aver ricevuto un cocktail di farmaci sperimentali tra cui spiccano gli anticorpi monoclonali della Regeneron (che in Usa hanno ricevuto l’approvazione emergenziale a metà novembre). Non è il primo né l’ultimo uomo politico colpito dalla malattia: prima di lui era capitato a Boris Johnson nel Regno Unito (finito anche in terapia intensiva) e al presidente brasiliano Bolsonaro, e nei mesi seguenti succederà anche a Emmanuel Macron in Francia.

 

8 ottobre, seconda ondata

Dopo un’estate tranquilla, molti paesi europei hanno visto tornare alla carica il virus con l’inizio dell’autunno. L’Italia inizialmente ha sembrato reggere meglio dei vicini, ma la curva epidemica ha iniziato a impennarsi verso i primi di ottobre. Dall’8 ottobre si corre ai ripari, imponendo l’utilizzo delle mascherine anche all’aperto sull’intero territorio nazionale. Non è sufficiente: la corsa del virus continua inarrestabile, e verso  primi di dicembre si arriva al nuovo record di decessi, con quasi mille morti al giorno.

 

3 novembre, l’Italia a zone

Per cercare di arginare la seconda ondata epidemica, il nuovo dpcm del 3 novembre stabilisce un sistema di semafori regionali che divide il paese in zone rosse, arancioni e gialle, in ordine decrescente di gravità dell’epidemia. In tutta la nazione viene instaurato un coprifuoco notturno tra le 22:00 e le 5:00 di mattina.

 

9 novembre, arrivano i dati sui vaccini

Finalmente, novembre riserva anche le prime buone notizie dell’anno. Pfizer annuncia infatti i risultati del trial di fase 3 per il suo vaccino anti covid. L’efficacia sembra aggirarsi attorno al 90%. Pochi giorni e arriva anche l’annuncio della rivale Moderna: vaccino efficace oltre il 95%. È quindi la volta di Astrazeneca, produttrice del vaccino realizzato in collaborazione con l’Università di Oxford su cui l’Europa (e l’Italia) puntano maggiormente per uscire dall’epidemia. In questo caso l’efficacia sembra minore, vicino al 70%, ma durante lo studio è emerso, grazie ad un errore, che un dosaggio minore del preparato potrebbe risultare ben più efficace di quella prevista, raggiungendo una protezione vicina al 90%. Un risultato promettente, che obbliga però a nuovi trial, e ritarda l’approvazione del vaccino.

 

8 dicembre, il Regno Unito si smarca

Bandendo gli indugi e le precauzioni seguite dal resto dei paesi europei, il Regno Unito decide di approvare il vaccino anticovid della Pfizer senza attendere il parere dell’Ema. Il 9 dicembre è la prima nazione occidentale a iniziare la campagna di vaccinazioni di massa contro Covid 19. Seguono gli Usa, che l’11 dicembre concedono l’approvazione emergenziale al vaccino di Pfizer, e danno inizio alle somministrazioni il 15 dicembre.

 

21 dicembre, arriva l’ok dell’Europa

A pochi giorni da Natale arriva finalmente l’annuncio della Commissione Europea: a seguito del parere positivo espresso dall’Ema il vaccino di Pfizer riceve l’autorizzazione (condizionale) per l’immissione in commercio nei paesi Ue. Le danze si aprono il 27 dicembre, con una grande giornata di vaccinazioni in tutta Europa. In Italia vengono effettuate le prime 9.700 iniezioni. Dal 29 dovrebbero iniziare ad arrivare le altre 459mila dosi previste per il nostro Paese dal contratto sottoscritto dall’Unione Europea con Pfizer. Il 4 gennaio 2021 si attende quindi l’approvazione del vaccino Moderna, e l’arrivo di nuove dosi e nuove vaccinazioni. La strada è ancora lunga, e se tutto andrà come sperato i vaccini dovrebbero arrivare a garantire l’immunità di gregge (e quindi la fine dell’epidemia) per il prossimo autunno. Ma se non altro, sembra che finalmente il vento stia cambiando.