Veleni in casa, cosa rischiano i bambini

Reportage dal Centro antiveleni di Pavia. Cosa mette in pericoloi  piccoli. E come si possono salvare
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Aveva appena 7 giorni di vita quando è arrivata in ospedale, a Milano, in preda alle convulsioni, in coma etilico. La piccola Aurora pesava 2,350 chilogrammi, troppo pochi per sopportare la dose di alcol che la mamma le aveva somministrato, attraverso impacchi sull’ombelico e senza intuirne le conseguenze, per risolvere un problema di cordone ombelicale che non si era staccato del tutto. È servito il Centro antiveleni Maugeri di Pavia per scoprire cosa fosse accaduto e salvarla. Ora Aurora è una bimba in salute. È un esempio di ciò che per i più piccoli può essere veleno mortale: anche tra le mura di casa, anche nella vita quotidiana. 
Carlo Locatelli, tossicologo, fondatore e direttore del centro antiveleni tra i più conosciuti d’Europa, parla di «problema di ampia portata». «Sono 60 i casi che ci sottopongono ogni giorno (sul totale di 150) da tutta italia – spiega –. I bambini che arrivano in ospedale, e soccorriamo, per intossicazioni, rappresentano il 40% delle situazioni che esaminiamo. Per le intossicazioni acute, dovute a fatti accidentali, la fascia colpita è quella dei piccoli, percentuale che scende nei più grandicelli, e risale dai 12 ai 16 anni». Cosa fare in queste circostanze? Non improvvisare. Ma, appena si vedono sintomi, chiamare il Centro antiveleni di Pavia (0382-24444).

Le declinazioni del rischio. Il rischio aumenta, Covid permettendo, quando il bimbo è a casa: cresce durante le vacanze di Natale e Pasqua, diminuisce quando è a scuola. Aumenta anche negli orari in cui i genitori sono impeganti a fare altre cose: la mamma cucina, il piccolo apre lo stipetto e si beve la candeggina. La fascia d’età più esposta al rischio intossicazione è 0-3 anni. Fino a 1 anno di solito si tratta di errori terapeutici dei genitori. «Capita che il bambino non stia in piedi perchè la mamma ha sbagliato a dargli l’antibiotico diluendolo in modo non corretto, oppure gli somministra paracetamolo per la febbre ma in quantità limite elevata per il suo peso – prosegue Locatelli –. Bisogna sapere che il paracetamolo, che hanno tutti in casa, non è acqua fresca. Ma una delle principali cause di trapianto di fegato, perchè è tossico. C’è una quantità limite per un bambino sopra la quale si ha l’epatite da paracetamolo: 150 milligrammi per chilo di peso. I genitori si rendono conto di aver sbagliato la dose perchè il figlioletto diventa giallo. Ma per i più piccoli i rischi portati dal contatto con i farmaci, sono anche altri. Ad esempio, perchè lasciato su un tavolo dai genitori, si bevono lo sciroppo per la tosse, con quel che segue».
Intossicati dai farmaci. Riguarda il 30% dei bambini l’intossicazione da farmaci, perciò l’imperativo è mettere queste sostanze sotto chiave. Facciamo qualche esempio. Si il bimbo si mangia una pastiglia di anticoncezionale lasciata nel comodino non succede niente, ma se la bambina di 9-10 anni ne prende tanto può arrivare ad avere pseudo-mestruazioni. Se il piccolo ingoia un beta bloccante o una pastiglia per la pressione, non sta in piedi perchè gli si abbassa la frequenza cardiaca. E ancora: le gocce di vitamine date in eccesso, causa errore di somministrazione da parte dei genitori, non sono indolori. Le vitamine A e D in quantità a lunga scadenza provocano danni sino all’edema cerebrale e convulsioni. Senza parlare delle benzodiazepine (ansiolitici o sonniferi): i bambini che le trovano in casa e le ingurgitano possono andare in coma e non svegliarsi più. La cronaca è segnata da casi di questo tipo. Locatelli ne racconta uno il cui protagonista è un piccolo di 4 anni. «Un caso di sindrome di Munchausen per procura – ricorda –. Una mamma, tutte le volte che arrivava l’ex marito a prendersi il figlioletto imbottiva il figlio di sonniferi perchè non voleva che interagisse con il papà. L’abbiamo scoperto dopo che per tre o quattro volte il bambino era stato portato in Pronto soccorso».

Detersivi da paura. Poi ci sono i prodotti domestici, altamente tossici e pericolosi per un bambino che invece, grazie al packaging sempre più accattivante, li vede bellissimi e li immagina molto buoni. Rappresentano il 40% delle intossicazioni. Cosa possono provocare? Effetti irritativi alle vie respiratorie e gastriche: soffocamento, vomito, urla da bruciore. Oppure toccano il cervello, portando sonno o coma. «I bambini sono di una rapidità impressionante, portano alla bocca tutto, perchè questo, fino a tre anni di età, è un mezzo di conoscenza. Solo che alla fine ingoiano pure». Dice Locatelli elencando, uno dopo l’altro - detersivi e molto di più - tutto quello che i più piccoli trovano in casa e possono trangugiare: «Candeggina, detersivo per lavatrice e per i piatti, detergente intimo, tavoletta del wc perchè appare come un buonissimo gommone colorato, tutto ciò che trova sotto il lavello – spiega –. Quindi, in presenza di figli piccoli, non vanno mai tenuti negli armadietti in basso della cucina, ma fuori portata o sotto lucchetto». Perchè gli effetti sono drammatici: l’ammoniaca è una sostanza caustica terribile; il disgorgante per gli scarichi dilania lo stomaco; anche un solo sorso di candeggina corrode tutto ciò che trova. E quella delicata, nonostante l’aggettivo, è ancora più invasiva, solo che ci mette più tempo. Le stesse conseguenze le dà l’acqua ossigenata, che sotto questo profilo è simile alla candeggina delicata.
Poi c’è la soda caustica, in cima ai prodotti che sgorgano gli scarichi, che genera ustioni e lesioni potenzialmente mortali: ne basta un granello in un esofago di 10 centimetri perchè faccia due o tre fori. 
Ma nella categoria dei prodotti che, se ingeriti, agiscono come killer, non possono mancare solventi e smacchiatori, che mandano direttamente in coma. I meno pericolosi, se così si può dire, sono i detersivi per i piatti perchè fanno tanta schiuma, quindi i bimbi non riescono a berne in quantità, quindi gli effetti possono limitarsi a un po’ di diarrea e vomito. Diversamente, il detersivo per lavastoviglie, contiene componenti più irritanti, al pari dei “tabs”, che sembrano golosi gommoni colorati.
I bambini che ingeriscono queste sostanze sentono un fortissimo bruciore: piangono e si lamentano. In quel momento non bisogna temporeggiare, ma portarli subito in ospedale o contattare il centro antiveleni. 

Disinfettanti, sigarette e pesticidi. Il prontuario dei prodotti più ingurgitati dai bimbi, e quindi da non lasciare alla loro portata, include gel disinfettanti, che piacciono perchè alla vista assomigliano a gelatine alla frutta; prodiotti per la depilazione, come la ceretta, che se è in grado di stroncare il pelo stronca anche le cellule dell’esofago; i cosmetici - ad esempio le colle per unghie, altamente lesive - anche se in generale meno pericolosi dei detersivi. Poi ci sono i farmaci (che rappresentano il 5% delle intossicazioni), le sigarette, che i bambini spesso ingeriscono e mangiano: due o tre centimetri di tabacco nello stomaco bastano per provocare, nell’arco di due ore, pallore e problemi vascolari, perchè la nicotina agisce con potenza nei recettori.
«Uno dei pericoli mortali in casa sono le batterie a litio dei telecomandi – spiega il direttore del Centro antiveleni di Pavia –. Facciamo una distinzione: le batterie normali, ad ottone, possono dare problemi di perforazioni gastriche e intossicazioni, ma quelle al litio, di 3 wolt, più piatte e più grosse, si fermano nell’esofago. Spesso i genitori se ne accorgono quando i bambini non mangiano da due giorni. Abbiamo avuto anche piccoli deceduti perchè la batteria, a causa di una scarica eletrica, ha leso loro la parete dell’esofago vicina all’aorta. Per noi questa è un’urgenza di primissimo livello, con trasporto da fare in tempi più che rapidi. Il rischio delle pile a litio è tutt’altro che basso, perchè arriva dai giocattoli, che solitamente le contengono, non sempre fermandole con viti».

Dai giocattoli alle piante. A proposito di giocattoli, le montagne di divertenti passatempi di cui genitori, zii e nonni, tendono a circondare i loro piccoli, possono essere pericolosi quanto l'avventurarsi in una giungla. Qualche esempio: il piccolo chimico contiene sostanze, appunto, chimiche. Diciamo veleni. E quindi è adatto ai bimbi più grandi. I giocattoli a marcatura CE sono atossici e quindi non pericolosi, ma è sempre meglio testare che non se ne stacchi qualche pezzettino. Effetti indesiderati, invece, prossono generare i giocattoli con calamite, perchè se ingoiati possono creare lesioni all’intestino. Non parliamo delle palle di vetro con la finta neve, che contengono liquidi dannosi.

Un altro mondo che non sempre ha un buon rapporto con i piccoli è quello delle piante. Anche quelle domestiche, leggi la comunissima Dieffenbachia: mangiarne un pezzettino vuol dire creare automaticamente irritazioni all’esofago. Ma ci sono pure la felce e l’oleandro, velenosi come i funghi, che i bimbi trovano nei giardinetti, o le bacche rosse del tasso. Il margine per intervenire, nel caso di ingestione di piante velenose, è limitato: in un quarto d’ora viene l’edema con gonfiore della lingua, ma ad esempio se si mangiano i mughetti, che sono cardiotossici, ci vogliono diverse ore perchè qualcuno se ne accorga, e creano aritmia.
Infine, non ultimo, c’è il capitolo pesticidi per le piante, veleni pure quelli. «I prodotti per le zanzare sono poco pericolosi – conclude Locatelli –. Se invece si beve il contenuto di un elettroemanatore liquido, le conseguenze sono diverse perchè parliamo di sostante tossiche, visti i solventi che contiene. L’unica cosa da fare, anche in questo caso è chiamare il nostro Centro: potremo dire se un prodotto sia tossico oppure no, dove portare il bambino, se in Pronto soccorso o chiamare il 118. L’importante è non pensare di farcela da soli. Non è materia per principianti».