Covid-19, il vaccino blocca solo la malattia o anche i contagi?

Dove si è avviata la campagna di vaccinazione si è registrato un calo delle infezioni, ma ci sono ancora dubbi sull'ipotesi che chi è immunizzato non possa infettare altri
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"I VACCINI non sono uno 'scudo' contro il virus, ma gli impediscono di causare la malattia”. E' in questo modo che Massimo Andreoni, primario del reparto di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e autore dell'ebook e dell'omonimo docufilm Covid-19. Il virus della paura (Consulcesi), spiega che non abbiamo la certezza che una persona vaccinata non possa però trasmettere Sars-CoV-2 agli altri. Per questo attualmente sono in corso studi che hanno lo scopo di di capire se i vaccini possono anche impedire la trasmissione del virus. Si tratta di un'informazione cruciale se si vuole tenere sotto controllo la pandemia. Stando a quanto riportato da Nature, una serie di analisi preliminari suggeriscono che ci sono alcuni vaccini che potrebbero effettivamente impedire la trasmissione. Ma confermarlo, e stabilire quanto forte sia questo effetto, è complicato. Almeno per il momento. Il calo delle infezioni che si registra nei paesi in cui è stata avviata la vaccinazione, ad esempio, potrebbe dipendere da molti altri fattori, come i lockdown e le misure di protezione individuale. Il fatto che poi il virus possa diffondersi da portatori asintomatici rende più difficile rilevare le infezioni.

“Questi sono i tipi di studi più difficili da fare”, afferma Marc Lipsitch, epidemiologo di malattie infettive presso la Harvard TH Chan School of Public Health di Boston, Massachusetts. “Tutti noi siamo là fuori, cercando di vedere avidamente cosa possiamo ottenere da piccoli frammenti di dati che vengono fuori”, aggiunge. Nelle prossime settimane potrebbero essere pubblicati i risultati di alcuni studi sull'argomento. Quello che al momento sappiamo è che, sebbene la maggior parte degli studi clinici sui vaccini anti-Covid abbiano dimostrato che prevengono la malattia, alcune ricerche suggeriscono anche che i vaccini potrebbero prevenire l'infezione. Un vaccino molto efficace nell'impedire di contrarre l'infezione in primo luogo aiuterebbe a ridurre la trasmissione, secondo Larry Corey, esperto di vaccini presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, Washington.

Durante la sperimentazione del vaccino di Moderna, prodotto a Boston, i ricercatori hanno effettuato tamponi su tutti i partecipanti per vedere se c'erano tracce di RNA virale. Hanno così registrato un calo di due terzi del numero di infezioni asintomatiche tra le persone che hanno ricevuto il primo vaccino a due dosi, rispetto a quelle che hanno ricevuto un placebo. Ma hanno testato le persone solo due volte, a circa un mese di distanza, quindi potrebbero aver perso alcune infezioni. Nella sperimentazione britannica del vaccino prodotto dall'Università di Oxford e AstraZeneca, i partecipanti hanno sottoposto i partecipanti a tamponi ogni settimana e ha stimato una riduzione del 49,3 per cento delle infezioni asintomatiche tra un sottogruppo di partecipanti vaccinati rispetto al gruppo non vaccinato. Pfizer, con sede a New York City e produttore di un altro importante vaccino Covid-19, afferma che inizierà a effettuare tamponi sui partecipanti ogni due settimane nelle sperimentazioni sui vaccini che si svolgono negli Stati Uniti e in Argentina, per vedere se il suo siero può prevenire l'infezione.

È possibile che i vaccini non blocchino o non riducano significativamente la trasmissibilità dell'infezione. Ma potrebbero rendere le persone infette meno in grado di trasmettere il virus o renderle meno infettive e quindi ridurre comunque la trasmissione. “E' improbabile che una persona che abbia ricevuto le due dosi previste dalla vaccinazione contro Covid-19 possa essere lo stesso una fonte di contagi - sottolinea Andreoni - questo significa che se incontrano il virus esso può entrare nel naso e nella gola, ma potrebbe non avere il tempo di replicarsi sufficientemente in modo da causare la malattia. Perché per diventare contagiosi è necessario che il virus si replichi un certo numero di volte. Se non lo fa perché si è vaccinati, di conseguenza né si sviluppa la malattia è né si diventa contagiosi”.

Diversi gruppi di ricerca in Israele stanno misurando la “carica virale”, ovvero la concentrazione di particelle virali nelle persone vaccinate che successivamente risultano positive a Sars-CoV-2. I ricercatori hanno scoperto che la carica virale è un buon indicatore dell'infezione. In uno studio preliminare, un team di ricercatori ha osservato un calo significativo della carica virale in un piccolo numero di persone infette da Sars-CoV-2 nelle due o quattro settimane dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer, rispetto a coloro che hanno contratto il virus nelle prime due settimane dopo l'iniezione. “I dati sono certamente intriganti e suggeriscono che la vaccinazione può ridurre l'infettività dei casi di Covid-19, anche se non previene del tutto l'infezione”, afferma Virginia Pitzer, ricercatrice della Yale School of Public Health di New Haven, Connecticut. Lo studio Oxford-AstraZeneca ha anche osservato una maggiore riduzione della carica virale in un piccolo gruppo di partecipanti vaccinati rispetto al gruppo non vaccinato. Tuttavia, i ricercatori precisano: se queste riduzioni osservate della carica virale siano sufficienti a rendere qualcuno meno contagioso nella vita reale non è ancora del tutto chiaro.

 

Per stabilire se i vaccini prevengono la trasmissione, i ricercatori stanno monitorando i contatti stretti delle persone vaccinate per vedere se sono indirettamente protette dall'infezione. Nell'ambito di uno studio in corso su centinaia di operatori sanitari in Inghilterra, noti come PANTHER, i ricercatori dell'Università di Nottingham hanno testato gli operatori sanitari e le persone con cui vivevano per gli anticorpi Sars-CoV-2 e l'RNA virale, tra aprile e agosto dello scorso anno, nel periodo della prima ondata di pandemia. Ora ripeteranno i test su alcuni degli stessi soggetti dopo che hanno ricevuto il vaccino Pfizer, così come ai loro contatti stretti che non sono stati vaccinati, per vedere se il rischio di infezione è diminuito nei contatti stretti. “Se il rischio diminuisce, questo significherebbe che i vaccini stanno probabilmente prevenendo la trasmissione”, sottolinea Ana Valdes, epidemiologa genetica presso l'Università di Nottingham.

 

Anche altri gruppi di ricerca, in Israele, stanno progettando di studiare le famiglie in cui un membro è stato vaccinato. Se queste persone vengono infettate, i ricercatori possono vedere se trasmettono il virus ad altri membri della famiglia. In Brasile, una sperimentazione distribuirà in modo casuale le dosi del vaccino anti-Covid prodotto dalla società farmaceutica Sinovac, con sede a Pechino, in più fasi per diversi mesi. Questo approccio potrebbe mostrare se la riduzione dei casi di Covid-19 nelle regioni vaccinate contribuiscono anche a ridurre la trasmissione nelle aree non vaccinate. Questo dimostrerebbe gli effetti indiretti dei vaccini, ma sono necessari studi su individui e popolazioni più ampie per vedere quanto bene i vaccini proteggono dalla trasmissione. “Se in questa primissima fase ci è bastato sapere che il vaccino è efficace nel prevenire la malattia, ora il prossimo passo consisterà nel lavorare per capire se chi è vaccinato può trasmettere il virus agli altri o meno”, dice Andreoni. “Per farlo abbiamo bisogno di fare un attento monitoraggio: verificare innanzitutto la presenza del virus nel naso e nella gola dei vaccinati, e studiarne le quantità. L'ipotesi più probabile è che il virus, nonostante sia presente nel naso e nella gola di una persona vaccinata, le quantità sono talmente basse da non essere trasmissibile agli altri”, conclude Andreoni.