Diabete di tipo 1, capsule high tech per il trapianto di isole pancreatiche

Al via all'Ospedale Niguarda un progetto per mettere a punto questa tecnica sperimentale che eviterà il ricorso a farmaci antirigetto
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CAPSULE bioingegnerizzate come gusci protettivi per eliminare la terapia immuno-soppressiva e allargare la platea dei pazienti trapiantabili nei casi di diabete di tipo 1. E' questo l'obiettivo del progetto di ricerca appena avviato all'Ospedale di Niguarda, con il sostegno della Fondazione Italiana Diabete Onlus, in collaborazione con l'Università di Perugia e il DRI di Miami. 

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce nel 50% dei casi nell’infanzia e nell’adolescenza. Se non trattato porta alla morte e se curato male, può causare molte complicazioni gravi, sia acute che croniche. Questo tipo di diabete, che rappresenta il 5% dei casi complessivi, richiede un trattamento insulinico immediato ed intensivo e un frequente monitoraggio dei valori glicemici.

Il trapianto di pancreas e quello, meno invasivo, di isole pancreatiche sono due procedure potenzialmente capaci di risolvere per molti anni il diabete di tipo 1, eliminando o riducendo l’insulino dipendenza e allontanando o facendo regredire le complicanze. Purtroppo, però, a causa dell’utilizzo di farmaci immunosoppressori (anti rigetto) e dei conseguenti effetti collaterali associati, il ricorso a questi trattamenti è limitato ai casi nei quali sono già presenti complicanze gravi o a quelli in cui la terapia insulinica non permette di controllare la malattia.

Il progetto di ricerca

Il trapianto di isole pancreatiche è una procedura utilizzata in Italia da due soli centri, tra cui il Niguarda di Milano, che fino ad oggi ha trapiantato oltre 100 persone. Proprio al Niguarda sta per partire un nuovo progetto di ricerca sperimentale che punta ad allargare l’applicabilità del trapianto a molte più persone, evitando il ricorso alle terapie anti rigetto

“Utilizzeremo delle speciali microcapsule per trapiantare le cellule pancreatiche sulla membrana che circonda gli organi addominali (omento)– spiega Federico Bertuzzi, responsabile della Diabetologia del Niguarda- con la collaborazione dello staff dei nefrologi, chirurgi dei trapianti, anestesisti e della terapia tissutale. Ci si aspetta che, grazie a queste capsule prodotte dall’Università di Perugia, il sistema immunitario del paziente non sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche, le quali potranno quindi iniziare a produrre l’insulina necessaria".

Il progetto durerà due anni ed è nato anche con la collaborazione con il Diabetes Research Institue di Miami. Non ricorrendo quindi alle terapie antirigetto, oggi necessarie per impedire l’attivazione del sistema immunitario, grazie all’utilizzo delle capsule, molti più pazienti potrebbero in futuro accedere al trapianto.