Covid, da Alpha a Delta, guida alle varianti del virus: cosa sappiamo finora

(reuters)
Cambia il nome, ma non smettono di fare paura. Ecco le varianti di Sars-Cov-2 considerate "variant of concern" dall’Organizzazione mondiale della Sanità
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Non più inglese, ma Alpha. Niente più indiana, ora si parla di Delta. Dai primi di giugno l'Oms ha deciso di abolire le nomenclature geografiche per le varianti di Sars-Cov-2, per evitare nomi "che possono essere difficili da pronunciare, complessi da ricordare, e fonte di stigma per intere popolazioni".

Le varianti ora vengono identificate con le lettere dell'alfabeto greco, ma non per questo smettono di impensierire scienziati e istituzioni sanitarie, per il rischio che si rivelino più gravi, letali o contagiose del virus delle prime ondate della pandemia, o che le mutazioni avvenute nel genoma virale le rendano più resistenti ai vaccini.

Posto che di certezze ce ne sono ancora poche, ecco quali sono le caratteristiche delle varianti virali di Sars-Cov-2 classificate ad oggi dall'Oms come variant of concern, cioè per le quali esiste qualche indizio concreto di una maggiore pericolosità o infettività.

Alpha, o variante inglese

È stata la prima a far parlare di sé a dicembre, quando partendo dal sud est dell'Inghilterra si è diffusa velocemente fino a diventare dominante in quasi tutto il territorio del Regno Unito, per poi raggiungere anche gli Usa e altre nazioni. È caratterizzata da 23 mutazioni che la differenziano dal virus wild type (quello identificato originariamente in Cina ad inizio pandemia), nove delle quali interessano la proteina spike utilizzata per introdursi nelle nostre cellule e sembrerebbero aver reso più infettivo il nuovo ceppo virale. Non è tutto, perché una ricerca recente ipotizza che le restanti 14 mutazioni, che non hanno come bersaglio la proteina spike, potrebbero aver dato al virus la capacità di inibire la produzione di interferone da parte delle cellule infettate, rendendo in qualche modo il virus "invisibile" per il nostro sistema immunitario, e quindi in grado di procedere più facilmente nella sua invasione prima che le nostre difese entrino in azione. Le stime disponibili parlano in effetti di una trasmissibilità superiore del 50% rispetto al virus originale, e anche di rischi lievemente maggiori di ospedalizzazione e morte. Fortunatamente, la suscettibilità della variante Alpha ai vaccini disponibili sembra la stessa del virus originale, e quindi la sua diffusione non dovrebbe compromettere l'esito delle campagne vaccinali in atto.

Beta, o sudafricana

Identificata originariamente in Sudafrica verso l'inizio di ottobre, si è diffusa velocemente raggiungendo oltre 80 nazioni in tutto il globo. Presenta 5 mutazioni nella proteina spike ritenute pericolose dalla comunità scientifica, che sembrerebbero rendere più infettivo il virus. Inizialmente si è parlato di una maggiore prevalenza nelle fasce di età più giovani, e di una maggiore virulenza e letalità, ma non ci sono ancora conferme in questo senso. Si sa invece che alcune delle mutazioni che porta con sé la rendono più resistente all'azione del nostro sistema immunitario, riducendo anche l'efficacia di alcuni degli anticorpi monoclonali anti-Covid disponibili. Anche i vaccini sembrano avere qualche problema ad immunizzarci contro la variante Beta, in particolare quello AstraZeneca, pur mantenendo un'alta efficacia nel prevenire le forme gravi della malattia.

Gamma: la brasiliana

Isolata a gennaio in Giappone, si pensa che la variante Gamma sia emersa a novembre dello scorso anno nella città di Manaus, e sia il principale responsabile della drammatica seconda ondata dell'epidemia in Brasile. Presenta 12 mutazioni nella proteina spike e si ritiene più infettiva rispetto al virus wild type, con un aumento di trasmissibilità calcolato tra il 20 e il 50%, e capace di aggirare l'immunità indotta da una precedente infezione, ipotesi che spiegherebbe come mai la città di Manaus sia stata colpita da una seconda ondata epidemica nonostante un alto numero di casi

registrati già nel corso della prima, e un'alta prevalenza di individui immuni nella popolazione riscontrata già a maggio 2020. Non esistono dati che dimostrino una maggiore letalità della variante Gamma, ma diversi indizi indicano una modesta riduzione nell'efficacia dei vaccini nei suoi confronti, e la totale inefficacia di alcuni degli anticorpi monoclonali lanciati sul mercato negli scorsi mesi.

Delta, o variante indiana

Emersa in India lo scorso dicembre, è la variante che ha spinto la nuova ondata epidemica nel paese nel 2021, e che ora sembra aver rapidamente colonizzato anche il Regno Unito, spingendo il governo a rinviare le riaperture. Al momento è ritenuta più infettiva (un +60%) della variante Alpha precedentemente diffusa in Uk, e soprattutto in grado di evadere l'immunità fornita dalla prima dose dei vaccini, una caratteristica che spiegherebbe il nuovo aumento di casi nonostante un'altissima percentuale della popolazione inglese adulta abbia già ricevuto la prima iniezione. Presenta 13 mutazioni che producono variazioni nelle sequenze di aminoacidi delle proteine codificate dal virus, di cui quattro nella proteina spike, ritenute particolarmente preoccupanti dagli esperti.

Variante vietnamita

È uno dei ceppi virali che ha fatto parlare di sé più di recente, anche se tecnicamente non si tratta di una variante a tutti gli effetti, e non è catalogata come variant of concern dall'Oms. Viene infatti classificata come variante Delta, caratterizzata da un'unica nuova mutazione rispetto al virus indiano. Ha destato preoccupazione nella comunità scientifica per via della velocità con cui l'epidemia ha iniziato a diffondersi in Vietnam verso la fine di aprile, ma non esistono in realtà dati che dimostrino una maggiore infettività o virulenza di questo ceppo virale. Come ha spiegato a Repubblica Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia, è presto per valutare le caratteristiche della "variante" vietnamita, perché "bisogna valutare il livello di protezione nella popolazione, che non conosciamo, e le procedure di controllo dell'infezione, che pure non sono note".