Gambe: come combattere gonfiori e pesantezza

Come indolenzimento e prurito: tutti disagi che aumentano con il caldo. Complici la poca attività fisica, la genetica, l'alimentazione. E possono essere campanelli d'allarme della malattia venosa cronica
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Arriva l'estate e la voglia di liberarsi finalmente di calze, pantaloni pesanti e scarpe chiuse diventa irrefrenabile. Ma a volte anche con le gambe nude, il senso di pesantezza non passa. Anzi, con il caldo peggiora portando a gonfiori, indolenzimenti, prurito e a risvegli notturni per via dei crampi. Sintomi spesso confusi con un generale appesantimento, e la questione viene liquidata come "estetica". Nulla di più sbagliato. Quelli descritti, infatti, non sono altro che i campanelli d'allarme della malattia venosa cronica, patologia insidiosa perché spesso non riconosciuta, che è però la terza più diffusa, dopo le allergie e l'ipertensione. In Italia ne soffrono ben 19 milioni di persone, in gran parte donne, ma gli uomini non ne sono certo immuni. "Se in precedenza il rapporto tra donna e uomo era di 3 a 1, nel tempo si è constatato che la prevalenza del genere femminile è meno netta di quanto si pensasse. Il rapporto oggi si stima sia 1,5/2 a 1, probabilmente per una maggior attenzione del genere maschile anche alle problematiche estetiche, oltre a quelle clinico-funzionali", spiega Leonardo Aluigi, presidente della Società Italiana di Diagnostica Vascolare. Le prime avvisaglie possono arrivare anche in giovane età, verso i 20-30 anni, ma è solo intorno ai 40 che i primi segni emergono, per poi peggiorare con il passare del tempo.

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Dalle gambe passa la salute di tutto il corpo 

Per capire di cosa si tratta bisogna pensare alla fitta rete delle vene che percorrono il nostro corpo come a un sistema idraulico: con un'azione che va contro la forza di gravità, in questi vasi passa il sangue che dalla periferia arriva fino ai polmoni, dove viene ossigenato. Per spingere il sangue, le vene degli arti inferiori sono dotate di valvole che si aprono quando il sangue arriva e si chiudono subito dopo il suo passaggio, impedendo che ritorni verso il basso. Ma se le valvole non tengono più, il sangue fa fatica a risalire, le gambe si gonfiano e le vene si ingrossano. All'inizio non ci sono segni particolari, se non appunto il senso di stanchezza e il gonfiore; ma se non si corre ai ripari per tempo il rischio è quello di peggiorare la situazione fino ad arrivare all'insufficienza venosa cronica, caratterizzata da vene varicose, macchie, edema e addirittura ulcere. "Per capire la gravità della malattia si usa una scala che ha sei gradini: a partire dal terzo si parla di insufficienza venosa perché intervengono le alterazioni emodinamiche", spiega Aluigi. "Ma anche nel gradino più basso è previsto un livello 0s in cui, pur non essendo ancora presenti i segni, cominciano a manifestarsi i sintomi. In questi casi, soprattutto le persone che hanno familiarità, dovrebbero sapere che corrono il rischio di ammalarsi".

La predisposizione genetica, infatti, è uno dei fattori che pesa di più: avere una madre o un nonno che soffre di vene varicose è come una spada di Damocle sulla testa. A seguire c'è il genere femminile, il numero di gravidanze e l'età. Ma giocando d'anticipo una speranza c'è. "Si deve agire sui fattori di rischio modificabili come l'aumento di peso, la sedentarietà e l'assenza di attività fisica appropriata", afferma Angelo Santoliquido, responsabile Unità di Angiologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. "Altri fattori importanti sono la postura e l'appoggio plantare che, in particolare per le donne, può essere influenzato negativamente dall'utilizzo, specie in estate, di scarpe senza tacco che costringono il piede in una posizione innaturale, ostacolando l'articolazione corretta e quindi la circolazione sanguigna". Il piede infatti appoggia con una sequenza precisa che parte dal tacco alla punta, utilizzando l'alluce come primo punto di riferimento.

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Un altro fattore di rischio su cui si può incidere è l'alimentazione. Prima di tutto evitando il sovrappeso: se sono troppe, le cellule adipose rallentano l'effetto "pompa" dei muscoli che aiuta il sangue a risalire dalle gambe. Secondo, mantenendo una buona idratazione così da favorire la circolazione e aiutare la pelle a essere elastica e tonica. "Bisognerebbe bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno. E se si soffre di gonfiore agli arti inferiori è buona cosa preferire un'acqua poco mineralizzata, con un residuo fisso inferiore ai 50mg/l", dice Martina Vanda Donegani, biologa nutrizionista. Alleate contro le gambe gonfie sono frutta e verdura perché ricche di acqua, di vitamine e sali minerali. Per esempio la frutta di colore viola (mirtilli, more, lamponi), ricca di antiossidanti che aiutano a migliorare la circolazione nei piccoli vasi e rafforzano i capillari; asparagi, bietole, spinaci, banane, susine e avocado fonti di potassio, minerale importante per mantenere la giusta pressione sanguigna e un buon rapporto tra l'acqua dentro e fuori le cellule, favorendo così l'eliminazione dei liquidi in eccesso; fagiolini, lattuga e barbabietole per fare il pieno di manganese, capace di prevenire l'eccessiva dilatazione delle vene e di alleviare il senso di pesantezza. Infine: "é importante cercare di usare poco sale quando si cucina e privilegiare gli alimenti freschi a quelli conservati", spiega ancora la nutrizionista. "Si possono usare le erbe aromatiche e le spezie per dare sapore ai piatti, senza esagerare però con quelle troppo piccanti perché possono infiammare la parete delle vene, peggiorando la situazione".

Occhio al sole

Per cercare di contrastare la malattia venosa cronica ci sono poi degli accorgimenti ulteriori. L'esposizione per lunghi periodi al sole o comunque a temperature molto elevate, per esempio, è da evitare. Al mare e d'estate è bene rinfrescarsi spesso, con bagni frequenti. Fa male anche l'eccessiva sedentarietà o lo stare fermi in piedi a lungo: l'ideale sarebbe muoversi per una breve camminata almeno una volta ogni ora. Infine, uno sguardo al guardaroba: no a pantaloni attillati che bloccano la risalita del sangue a livello dell'inguine, no a tacchi a spillo se non in casi speciali, sì a scarpe con 3-4 centimetri di tacco.

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Cosa fare però una volta che i primi sintomi della malattia venosa cronica si manifestano? Quando durante il giorno si notano degli accumuli di liquido sulla gambe che di notte o quando ci si sdraia spariscono, o magari si vedono dei piccoli capillari rossi o verdastri, è ora di andare dall'angiologo, l'"idraulico" del corpo umano. "La visita serve per definire la gravità della situazione e poi a effettuare un ecocolordoppler venoso degli arti inferiori in cui, grazie a un ecografo, si scandaglia tutto il diametro e il flusso delle vene", spiega Elia Diaco, responsabile regionale della Società Italiana di Diagnostica Vascolare. A seconda della gravità della situazione l'angiologo indicherà i farmaci più indicati fra quelli che colpiscono in maniera specifica l'endotelio, cioè le pareti delle vene, e agiscono sull'infiammazione che è alla base della malattia: in questo modo si leniscono i sintomi e si rallenta la progressione. Tra i principi attivi più usati ci sono la diosmina e il mesoglicano. Insieme alla terapia farmacologica, andrà cambiato lo stile di vita e si dovranno indossare delle calze elastiche, meglio collant, che esercitano una pressione decrescente a partire dalla caviglia fino all'inguine e aiutano il deflusso del sangue. Ma ci sono casi in cui gli esperti indicano la via della rimozione delle vene incapaci di pompare adeguatamente il sangue, prima fra tutte la safena che è la grande via che percorre la gamba a partire dall'inguine. In passato le tecniche più usate erano lo stripping e la crossectomia: nel primo caso nella vena viene inserita una sonda con la quale viene sfilata in toto o in parte a seconda dell'ampiezza del danno; nel secondo, si lega la safena in modo che non comunichi più con le vene del sistema linfatico profondo. Ma negli ultimi anni si è fatta strada anche una terapia innovativa, la scleromousse: "nella vena viene iniettato un liquido schiumoso che in pochi secondi la sclerotizza in maniera indolore e irreversibile", sottolinea Diaco. "Una tecnica che può sostituire nell'80-90% dei casi la chirurgia tradizionale e che viene eseguita in ambulatorio".

"Grazie alla prevenzione primaria possiamo, almeno in parte, ostacolare l'insorgenza della malattia", afferma Luigi Antignani, presidente della Fondazione Italiana Vascolare. "Si possono prevenire infatti le varici primitive, la tromboflebite superficiale, la trombosi venosa profonda e le varici secondarie. Lo scopo è quello di evitare le complicanze della malattia, come le tromboflebiti, le dermoipodermiti e le ulcere venose che tanta parte hanno nella comparsa di invalidità, spesso permanente, perché è difficile, se non talvolta impossibile, ottenere la guarigione". Già perché la malattia venosa cronica, se diventa insufficienza, porta allo sviluppo di disturbi anche gravi. "Storicamente le malattie vascolari degli arti inferiori sono state trascurate rispetto alle patologie vascolari-arteriose come l'ictus o l'infarto", conclude Santoliquido. "Al contrario, il ruolo delle vene degli arti inferiori, al pari delle arterie, nello sviluppo delle principali patologie cardiovascolari emergerà con sempre maggiore evidenza". Dalla salute delle gambe, insomma, passa la salute di tutto il corpo.