Vaccino Covid, per i paesi più poveri potrebbe arrivare solo nel 2023

Test Covid a Johannesburg (afp)
Il divario tra la parte di mondo ricca che sta uscendo dall'incubo della pandemia e quella povera dove il virus non trova ostacoli è sempre più profondo. E per colmarlo potrebbero servire altri due anni
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Le promesse lasciano spazio alla realtà: a dispetto dei proclami e delle buona intenzioni, per i paesi più poveri la copertura vaccinale di massa potrebbe non arrivare prima del 2023. È quanto si legge in un articolo recentemente pubblicato su Nature.

Per vaccinare completamente il 70 per cento della popolazione mondiale contro il Covid sono necessarie circa 11 miliardi di dosi: al 4 luglio ne sono state somministrate 3,2 miliardi di dosi. Entro la fine dell'anno si potrebbe arrivare a sei, secondo il progetto dei ricercatori del Fondo monetario internazionale. Ma finora, oltre l'80% delle dosi è andato a persone nei paesi ad alto e medio reddito.

Secondo Our World in Data, solo l'1% delle persone nei paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose. Il mese scorso, i leader del gruppo G7 di nazioni ricche hanno promesso dosi extra per i paesi a basso e medio reddito (LMIC) entro la fine del 2022, in un vertice in Cornovaglia, nel Regno Unito. Il fulcro era la promessa del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di donare 500 milioni di dosi del vaccino Pfizer, da aggiungere agli 87,5 milioni precedentemente promessi. Il Regno Unito ha promesso 100 milioni e Francia, Germania e Giappone hanno promesso circa 30 milioni ciascuno. La Cina ha spedito circa 30 milioni di dosi di vaccino ad almeno 59 paesi, secondo i dati pubblicati dai ricercatori del Duke Global Health Innovation Center di Durham.

Andrea Taylor, ricercatrice di politiche sanitarie e vicedirettrice del centro, ha spiegato che è improbabile che questi impegni riescano davvero a forniscano più vaccini alle persone più povere del mondo più rapidamente. Già a marzo, il suo gruppo aveva previsto che il mondo sarebbe stato vaccinato nel 2023 e a oggi, aggiunge Taylor non ci sono segnali che facciano pensare a un anticipo.

Il nodo delle esportazioni

Sia l'Unione Europea che gli Stati Uniti proibiscono l'esportazione di alcuni vaccini e di acuni degli ingredienti necessari a realizzarli. L'UE ha fatto pressing sui produttori per mantenere i loro impegni di consegnare i vaccini all'UE prima di esportarli altrove. A febbraio, l'India, dove vengono prodotte circa sei dosi di vaccino su dieci nel mondo, ha ordinato ai produttori del paese di interrompere l'esportazione di vaccini anche all'iniziativa Covax, che mira a fornire vaccini a prezzo calmierato ai Paesi a basso reddito.

Una manifestazione per chiedere vaccini in Sudafrica (reuters)

La pandemia dilaga in Africa

Nel frattempo, i casi di Covid stanno aumentando in tutta l'Africa, mettendo in ginocchio i servizi sanitari. L'ufficio africano dell'Organizzazione mondiale della sanità, riporta che il numero di infezioni da è aumentato del 39% dal 13 al 20 giugno e del 25% nella settimana terminata il 27 giugno. Almeno 20 paesi, tra cui Zambia, Uganda, Sudafrica e Repubblica Democratica del Congo, stanno vivendo una terza ondata di infezioni, secondo i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC).

Le tempistiche di fornitura non sono rispettate

Complessivamente, si legge su Nature, tra febbraio e maggio i paesi africani hanno ricevuto solo 18,2 milioni dei 66 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca che si aspettavano attraverso Covax. Su quasi 1,3 miliardi di persone in Africa, solo il 2% ha ricevuto una dose di vaccino. E poco più dell'1% - 26 milioni di persone - sono completamente vaccinati, secondo l'ufficio Africa dell'Oms.

I singoli paesi africani stanno anche negoziando accordi separati con le aziende produttrici di vaccini. Ma questi paesi sono spesso in fondo alla coda, spiega ancora Taylor, perché non hanno il potere d'acquisto dei paesi più ricchi.

L'urgenza e il pericolo delle nuove varianti

"L'iniqua distribuzione dei vaccini ha permesso al virus di continuare a diffondersi - spiega il capo scienziato dell'Oms Soumya Swaminathan -. Abbiamo bisogno di paesi con una fornitura sostanziale per donare 250 milioni di dosi per settembre".

L'Oms ha chiesto ai suoi Stati membri di sostenere un enorme sforzo per vaccinare almeno il 10% delle persone in ogni paese entro settembre per arrivare almeno al 30% entro la fine dell'anno. Ciò accadrà solo se i paesi condividono immediatamente le dosi con Covax e se i produttori daranno priorità agli ordini Covax, ha concluso Swaminathan.