Covid, la metà dei ricoverati ha delle complicanze. A qualunque età

Un gigantesco studio inglese è il primo a valutare le conseguenze più frequenti collegate alla malattia in base all'età dei pazienti, alla loro etnia e alle patologie pregresse. Su Lancet
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La metà dei ricoverati in ospedale per Covid sviluppa complicazioni. Lo rivela uno studio osservazionale su oltre 70 mila pazienti di 302 ospedali del Regno Unito, il più completo del suo genere, pubblicato su Lancet: è il primo a valutare sistematicamente una serie di complicanze ospedaliere e le loro associazioni con età, sesso ed etnia, confrontando i decorsi e lo stato di salute al momento della firma delle dimissioni.

 

Su 73.197 pazienti ricoverati dal 17 gennaio al 4 agosto 2020, ben prima dell'arrivo delle varianti, in 36.367 hanno sviluppato una o più complicanze di salute durante il ricovero, principalmente di natura cardiovascolare, gastrointestinale o epatica come trombosi, ischemia, meningite, danno renale acuto, pancreatite, coagulazione intravascolare disseminata e infezioni.

 

Lo studio ha riscontrato alti tassi di complicanze in tutte le fasce d'età: gli uomini sopra i 60 anni risultano la fascia maggiormente colpita, ma non sono stati risparmiati anche i più giovani e le persone senza patologie pregresse. Il 27% dei ragazzi sani fra i 19 e i 29 anni e il 37% fra i 30 e i 39 anni hanno mostrato almeno una complicazione, spesso associata a una ridotta capacità di auto-cura al momento della dimissione, con il 13% dei più giovani e il 17% degli under 40 anni incapaci di badare a se stessi una volta tornati a casa.

Un fattore, scrivono i ricercatori, che "potrebbe causare un notevole sforzo sull'assistenza sanitaria e sociale nei prossimi anni, dato che è probabile che queste complicazioni abbiano importanti impatti sia a breve che a lungo termine".

Questo lavoro, finanziato dal National Institute for Health Research e dal Medical Research Council del Regno Unito, "contraddice le attuali narrazioni secondo cui Covid è pericoloso solo nelle persone con morbilità preesistenti e negli anziani - afferma l'autore Calum Semple, professore dell'Università di Liverpool - . Sfumare e contribuire al dibattito scientifico intorno a tali narrazioni è diventato sempre più importante. La gravità della malattia al momento del ricovero è un predittore di complicanze anche nei più giovani, quindi la prevenzione richiede una strategia adeguata, a partire dalla vaccinazione".

"Ora abbiamo una comprensione più dettagliata del Covid e dei rischi che comporta, anche nelle persone giovani e sane - aggiunge il co-autore Ewen Harrison, professore dell'Università di Edimburgo - . La nostra recensione evidenzia alcuni modelli e tendenze approfonditi che possono informare i sistemi sanitari e le risposte dei responsabili politici agli impatti di Covid".

Le complicanze sono state valutate in più momenti, fino alla dimissione o alla morte, che ha colpito una persona su tre (il 32% dei casi esaminati, 23.092 su 73.197). L'età media del campione era di 71 anni: il 56% erano uomini mentre l'81% aveva una patologia pregressa, fra cui malattie cardiache croniche, cancro e obesità. Complessivamente si sono verificate complicazioni nel 50% di tutti i partecipanti, incluso fra i sopravvissuti. Una persona su quattro ha avuto un problema renale (il 24%, 17.752 persone), una su cinque respiratorio (il 18%, 13.486) e una su sei sistematico (il 16%, 11.895). Non sono mancante complicanze cardiovascolari (il 12%, 8.973), neurologiche (il 4%, 3.115), gastrointestinali ed epatiche (l'11%, 7.901). In particolare, le complicanze più comuni sono state il danno renale acuto, la sindrome da distress respiratorio, il danno epatico, l'anemia e l'aritmia cardiaca.

L'incidenza delle complicanze è stata direttamente proporzionale all'aumentare dell'età: il 39% del campione fra i 19 e i 49 anni (3.596 su 9.249) rispetto al 51% degli Over 50 (32.771 su 63.948). Le persone di etnia bianca, dell'Asia meridionale e dell'Asia orientale avevano tassi di complicanze simili, ma i tassi erano più alti nei neri (il 58%, 1.433 su 2.480 ricoveri). L'associazione tra avere una complicazione e una peggiore capacità di cura di sé si è registrata indipendentemente dall'età, dal sesso, dallo stato socioeconomico e dall'ospedale in cui hanno ricevuto i trattamenti.

"La nostra ricerca ha esaminato un'ampia gamma di complicanze e scoperto che il danno a breve termine a diversi organi è estremamente comune - aggiunge il dottor Thomas Drake dell'Università di Edimburgo - . Queste complicazioni si sono mostrate in tutte le fasce d'età, non solo nelle persone anziane o in quelle con condizioni di salute preesistenti. Noi continueremo a monitorare lo stato di salute dei partecipanti, per capire se ci saranno effetti a lungo termine dell'infezione".

"Con l'alto rischio di complicanze e l'impatto che hanno sulle persone, è importante che, quando si prendono decisioni sul modo migliore per affrontare la pandemia, che non venga tenuta in considerazione solo la morte. Così facendo, si rischia di sottovalutare il vero impatto, in particolare nei giovani che hanno maggiori probabilità di sopravvivere a un Covid grave", conclude la ricercatrice Aya Riad.

"L'effetto sulla salute pubblica del Covid post-acuto è sostanziale, considerando il gran numero di persone che hanno contratto il virus", commenta il professor Bin Cao del China-Japan Friendship Hospital, non coinvolto nello studio. "I meccanismi fisiopatologici attribuibili al Covid post-acuto e al Long Covid devono essere ulteriormente chiariti e sarebbe necessaria una ricerca sugli effetti delle caratteristiche sierologiche, insieme alle aberrazioni immunologiche e ai danni infiammatori derivanti dall'infezione".