Capelli bianchi: colpa anche dello stress

Accettare il cambiamento oppure correre al riparo con le tinte? Che effetto hanno le colorazioni temporanee e quelle permanenti. E uno studio rivela perché le chiome ingrigiscono
 
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Capelli che diventano sale e pepe già dopo i trent’anni: accettare il tempo che passa, e quel "quando tra i capelli, un po’ d’argento li colora" come cantava Massimo Ranieri, non è facile. Anche se oggi lo sdoganamento dei capelli bianchi da parte delle star di Hollywood (vedi Andy MacDowell e Jodie Foster, ma anche Stephanie e Carolina di Monaco) sono un segnale di speranza per tutte le donne che, pur vedendo diventare bianchi i propri capelli, non se la sentono di diventare dipendenti da tinte e colorazioni permanenti.

Capelli grigi: quando è colpa dello stress

Uno studio recente condotto presso la Columbia University Irving Medical Center di Manhattan di New York ha evidenziato come lo stress, i fattori genetici e quelli legati all'alimentazione e all’ esercizio fisico, possano contribuire all’ingrigirsi dei capelli.

"Il fenomeno sarebbe transitorio e reversibile se lo stress si rivela solo acuto ma rischia di diventare definitivo se lo stress è cronico. Questo legame fra stress e ingrigimento, stando allo studio risulta importante soprattutto in alcuni casi predisposti già fra i 20 e i 30 anni, quando gli altri fattori, come la genetica, di solito non hanno neanche ancora cominciato a intervenire" commenta il direttore della Clinica dermatologica dell’Università di Brescia professor Piergiacomo Calzavara Pinton.

Gli fa eco Alfredo Rossi Professore Associato presso la Clinica dermatologica, Università di Roma la Sapienza: "L’ingrigimento legato all’età, almeno ad oggi, non è reversibile, mentre sicuramente è reversibile quello legato agli stress ossidativi prodotti dai radicali liberi, in seguito a stimoli che possono essere nervosi, chimici e fisici. Vari esempi possono essere presi in considerazione, tra quelli più frequenti: lo schiarimento dei capelli legato ai raggi solari o all’utilizzo di agenti chimici (schiarenti per capelli) o un forte stress psichico.

Questi fattori possono contribuire in vario modo alla formazione di radicali liberi che sono poi in grado di ingrigire i capelli. Tale evento in un soggetto giovane può essere reversibile alla sospensione del fattore stressogeno, mentre nel soggetto anziano non sarà più reversibile. Infine, alcune patologie autoimmuni, come l’alopecia areata, possono spiegare in parte la possibilità di controvertire il fenomeno dell’ingrigimento. Nel corso di tale patologa, infatti, i capelli nel ricrescere sono di color bianco-grigio nelle prime fasi e poi raggiungono il loro colore naturale, questo è dovuto al ripristino delle attività dei melanociti che erano stati interessati dalla patologia".

Colorazioni temporanee

Chi decide di optare per la colorazione dei capelli si trova di fronte a scelte molteplici. "L’industria cosmetica, negli ultimi anni ha sviluppato tutta una serie di prodotti che permettono di mascherare il colore naturale dei capelli. Shampoo riflessanti, colorazioni temporanee, tinture naturali sfruttano la capacità di alcune molecole, chiamate cromofori, di assorbire porzioni specifiche della luce visibile e quindi apparire colorati all’occhio umano - chiarisce Roberto Simonutti, professore di Chimica Industriale presso l’Università di MIlano Bicocca. - Questi cromofori mediante la formulazione cosmetica scelta aderiscono alla superficie esterna del capello e gli impartiscono il colore voluto. La forza adesiva dei cromofori al capello è sempre molto limitata e bastano perciò pochi lavaggi per rimuoverli".

Sicurezza delle formulazioni disponibili

Sono dunque disponibili formulazioni per tutti i gusti e ogni necessità. Questi cromofori, tuttavia, quanto sono sicuri per la salute?  "Tutti i cromofori utilizzati in cosmetica sono catalogati dall 'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) ed è quindi possibile conoscere per ciascuna molecola il profilo di rischio. In linea di principio i coloranti di origine naturale, quali la curcumina estratta dalla curcuma, l’acido carminico, il colorante rosso prodotto dalle cocciniglie ed usato in molte bevande rosso intenso, o il lawsone, il colorante dell’hennè, dovrebbero presentare rischi minori rispetto a molecole di sintesi".

Ecco perché se si è allergici a qualcuna delle componenti di questi prodotti, pur essendo prodotti di origine naturale, le reazioni allergiche compaiono ugualmente. È buona regola, perciò, prima di usare un colorante per capelli, anche se naturale testarlo su una piccola area per scoprire se per caso è foriero di reazioni allergiche per la nostra persona. "Il modo migliore per usare sia le tinture sia gli shampoo riflessanti è quello di provarne una piccola quantità su un braccio per valutarne gli eventuali effetti allergici, se non si notano effetti immediati, la legislazione europea ci tutela su quelli a lungo termine, impedendo l’uso di molecole potenzialmente pericolose" conferma il professor Simonutti.

Colorazioni permanenti

Discorso diverso, soprattutto da un punto di vista prettamente chimico, per le tinture permanenti come chiarisce il professor Simonutti: "Le tinture permanenti a differenza delle colorazioni temporanee sfruttano una reazione chimica che avviene all’interno del capello. Delle molecole piccole, tipicamente ammine aromatiche, vengono fatte diffondere all’interno delle fibre dei capelli e quindi sottoposte ad un processo di ossidazione che porta alla formazione di molecole molto più grandi e colorate, queste molecole formatesi all’interno del capello vi rimangono perciò intrappolate. Per far avvenire la diffusione dei precursori nel capello e la reazione di ossidazione servono due composti molto reattivi come l’acqua ossigenata e l’ammoniaca" .

Molte formulazioni di colorazione permanente, sulla confezione specificano l'assenza di ammoniaca. Perché l’ammoniaca si dovrebbe evitare, vista la sua importanza nella riuscita della colorazione permanente?

"L’ammoniaca è una base forte che può essere irritante per il cuoio capelluto. Perciò tinture semi-permanenti o tono-su-tono utilizzano basi più deboli quali la monoetanolamina. Come nel caso dei sistemi coloranti, anche nel caso delle tinture permanenti tutte le molecole che si formano nel processo di ossidazione sono note e caratterizzate da parte del legislatore europeo. Perciò la maggiore differenza tra tinture e colorazioni temporanee è l’utilizzo delle basi, infatti alla fine in entrambi i casi abbiamo la presenza di cromofori, molecole chimicamente molto simili", conclude il professor Simonutti.