Variante Delta: perché potrebbe essere più pericolosa, anche fra i giovani

Più contagiosa e, secondo prime prove, associata a una carica virale più alta: la variante delta potrebbe entrare più facilmente nelle cellule e fare più danni. E in alcuni casi qualche rischio in più potrebbe esserci anche per i giovani
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Molto contagiosa, più resistente alla dose singola del vaccino, la variante Delta è più trasmissibile della precedente rivale diffusa in inverno, la alfa (ex variante inglese) e potrebbe essere associata a una carica virale in media maggiore. Oggi i più colpiti sono i giovani, ancora spesso non vaccinati: secondo l'Istituto Superiore di Sanità nelle settimane centrali di luglio l'età media dei nuovi contagiati era pari a 26 anni.

A causa della più elevata contagiosità e dell'ampia quantità di virus – la carica virale, appunto – presente in alcuni pazienti, la variante Delta può determinare forme Covid-19 con sintomi più gravi. E anche i giovani, in qualche caso, potrebbero risentirne di più. Sta capitando anche negli Usa, dove l'aumento vertiginoso di contagi dovuto alla maggore contagiosità di Delta da un lato e al diniego di alcuni Stati nei confronti della vaccinazione, non lascia fuori i giovani dal conto dei malati. Un altro motivo per cui è importante ricevere un'immunizzazione completa, con due dosi, che ci protegge e fornisce un'ottima copertura contro la malattia grave.

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L'elevata trasmissibilità, più alta fino del 60%, è legata in buona parte alle caratteristiche della nuova variante. “La delta è diversa dalla precedente (alfa) e anche dalla forma originaria del coronavirus”, sottolinea Giovanni Maga, Direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), “e si è osservato che può avere una maggiore capacità di entrare nelle cellule e infettarle. Questo fa sì che basti una quantità minore di virus per intaccare l'organismo”.

La percentuale del 60% è indicativa, precisa l'esperto, dato che in particolari circostanze possono verificarsi episodi di superdiffusione con una rete di contagio anche più vasta.

“Allo stesso tempo”, chiarisce Maga, “per motivi ancora non del tutto chiari la delta è anche più abile a replicarsi e dunque diffondersi, la cosiddetta fitness virale. Con il risultato che la quantità di virus presente nelle vie respiratorie può essere più elevata”. A questo proposito prime prove, ancora da confermare, segnalano una carica virale (la quantità di virus in un campione) significativamente maggiore. Lo studio in questione, svolto in Cina, ancora non pubblicato ma disponibile in anteprima sulla piattaforma medRxiv, indica che la carica virale potrebbe essere 1000 volte più alta. “I dati sono ancora da approfondire e limitati a un numero ristretto di casi”, spiega il ricercatore, “tuttavia lo studio fornisce una prima prova del fenomeno”. Questo potrebbe rendere Covid-19 più pericoloso.

“Questo elemento potrebbe essere associato a un maggior rischio di un attacco più forte del virus”, specifica Maga, “e di una reazione marcata operata dal sistema immunitario, responsabile dei casi severi”. Nelle forme gravi, infatti, è proprio la attivazione immunitaria eccessiva e la conseguente risposta infiammatoria alla base dei danni ai vari tessuti e organi.

Qualche rischio in più anche per i giovani

Ancora non sappiamo se la variante delta sia più pericolosa anche per i giovani, anche se in determinate situazioni, soprattutto in soggetti vulnerabili, potrebbe esserlo. “Sicuramente è più trasmissibile”, chiarisce il ricercatore, “e matematicamente ampliando il bacino potenziale di persone colpite, anche di età giovane, aumentano i casi più severi anche in questa fascia d'età”.

E qualche rischio in più c'è anche per un altro motivo. “Oltre alla maggiore contagiosità, che rende più facile prendersi Covid”, rimarca Maga, “bisogna ricordare che il sistema immunitario dei giovani, maggiormente reattivo, produce una risposta forte, in specifici casi, ad esempio in persone predisposte a questo tipo di reazione, con un'infiammazione che può essere dannosa per l'organismo”.

La raccomandazione di vaccinarsi, prosegue l'esperto, vale per tutti, anche per i giovanissimi, per cui i vaccini sono già stati approvati a partire dai 12 anni. “I vaccini sono sicuri ed è importantissimo che anche i ragazzi li ricevano”, conclude l'esperto, “per proteggere se stessi, i propri cari e per evitare che la circolazione del virus, spesso silente in questa fascia d'età, possa favorire l'emergere di nuove varianti potenzialmente pericolose”.