Ricercatori e fondi: uno su cinque subisce pressioni per orientare i risultati

Uno studio pubblicato sulla rivista Plos One suggerisce che le pressioni dei finanziatori sulle ricerche su questioni di salute pubblica come l'alimentazione e l'esercizio fisico potrebbero essere più comuni di quanto si pensi
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Un sondaggio rivolto ai ricercatori della sanità pubblica ha rivelato che il 18 per cento degli intervistati, almeno in un'occasione, si è sentito messo sotto pressione da parte dei finanziatori di studi su argomenti quali alimentazione, salute sessuale, attività fisica e uso di sostanze, per ritardare la segnalazione, alterare o non pubblicare i risultati.

Il sondaggio, pubblicato su PLoS One1 e rilanciato da Nature, ha coinvolto 104 ricercatori provenienti da regioni tra cui Nord America, Europa e Oceania che hanno condotto studi per valutare interventi comportamentali progettati per migliorare i risultati della salute pubblica.

Questi studi, pubblicati tra il 2007 e il 2017, sono stati citati nelle revisioni Cochrane, che sono considerate il "gold standard" delle prove utilizzate per informare il processo decisionale sanitario. La ricerca sulla salute pubblica ha una storia di pressioni da parte dei finanziatori, quindi il team dietro lo studio, guidato da Sam McCrabb dell'Università di Newcastle in Australia, si aspettava che i ricercatori che eseguivano studi finanziati dall'industria fossero quelli che più comunemente agiscono sotto costrizione. "Ma non abbiamo trovato alcun caso di questo", ha spiegato.

Nel sondaggio, è stato chiesto ai ricercatori se avessero riscontrato varie forme di "censura", che andavano dalle richieste di modificare i metodi di ricerca o alterare le conclusioni di uno studio fino agli appelli per ritardare la pubblicazione o non pubblicare affatto i risultati.

McCrabb e i suoi coautori hanno scoperto che gli intervistati avevano maggiori probabilità di segnalare pressioni da parte di finanziatori appartenenti a enti governativi rispetto a industrie o di beneficenza o agenzie di finanziamento della ricerca pubblica.

Hanno anche scoperto che le pressioni erano più comuni negli studi relativi alla salute sessuale e all'uso di sostanze rispetto a quelli relativi all'alimentazione e all'attività fisica.

"Le agenzie governative come i dipartimenti sanitari potrebbero essere più inclini a intervenire se i risultati di uno studio che hanno commissionato non sono quelli previsti o se sono pesantemente investiti nell'intervento sanitario - come un programma educativo o sanitario - in fase di sperimentazione", ha spiegato Linda Bauld, ricercatrice sui temi della salute pubblica per l'università di Edimburgo.