Vaccini Covid e trombosi, cosa sappiamo finora

(ansa)
I casi sono molto rari e non sono ancora chiari i meccanismi che li scatenano. Qualche giorno fa, un articolo pubblicato su Nature ha messo in fila tutto quello che i ricercatori hanno scoperto finora
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Una persona su 50 mila, di età inferiore ai 50 anni ha sviluppato un disturbo della coagulazione dopo aver ricevuto un vaccino AstraZeneca. Sono i dati emersi dagli aggiornamenti provenienti dall'Inghilterra. Mentre per l'American College of Cardiology i casi di trombosi riscontrati dopo la somministrazione del Janssen di Johnson&Johnson (sempre a vettore virale) sarebbero circa 20 casi su quasi 18 milioni.

Il meccanismo che collega alcuni tipi di vaccino all'insorgenza di trombosi estremamente rare e atipiche è ancora parecchio incerto. Tuttavia, le principali Agenzie regolatorie (tra cui Ema e Aifa) sottolineano che questa patologia, che i medici chiamano trombocitopenia immune indotta da vaccino (VITT) sia uno degli "effetti collaterali molto rari" della vaccinazione. Qualche giorno fa, un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature ha messo in fila tutto quello che i ricercatori hanno scoperto finora.

Il trombo

"I medici e i ricercatori hanno osservato che a seguito della somministrazione dei due vaccini a vettore virale (Vaxzevria-AstraZeneca e Janssen di Johnson & Johnson), in un'infinitesimale percentuale di persone, si verifica una trombosi: si forma, cioè, un coagulo di sangue (trombo) che ostacola la circolazione all'interno del vaso stesso determinando più spesso trombosi venose "atipiche", come quelle delle vene cerebrali o dell'addome e più raramente delle arterie, come l'infarto cerebrale o ictus, l'infarto del miocardio e l'embolia polmonare", spiega Corrado Lodigiani, Responsabile del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche dell'Humanitas di Milano.

Difficile capire chi è più a rischio

Purtroppo, ad oggi, non è possibile individuare, prima della vaccinazione, le persone che potrebbero essere potenzialmente più esposte a questi eventi avversi. "Non esistono infatti test di screening né pre medicazioni utili". L'esperto, che esorta tutti a vaccinarsi, sottolinea comunque che "le complicanze trombotiche da vaccino anti SarsCoV-2 sono rarissime e assolutamente inferiori alle complicanze trombotiche spesso fatali che l'infezione acuta potrebbe provocare".

Seppure ancora in fase di studio, potrebbero essere queste, secondo l'articolo pubblicato su Nature, le possibili cause all'origine delle rare e atipiche trombosi riscontrare:

Il sistema immunitario risponde in modo anomalo

Una delle spiegazioni plausibili è che questa insolita sindrome caratterizzata dalla associazione di trombi e da un calo della conta piastrinica derivi da una anomala risposta immunitaria dell'organismo umano nei confronti del vaccino, con un peculiare coinvolgimento delle piastrine.

È questa un'ipotesi nata dalla somiglianza con una altrettanto rara condizione clinica vista talvolta nei pazienti che vengono trattati con l'eparina, un farmaco anticoagulante da molti decenni utilizzato per curare o prevenire le trombosi.

Tale sindrome, chiamata HIT (trombocitopenia indotta da eparina) è anch'essa caratterizzata da una significativa diminuzione del numero delle piastrine con contemporanea formazione di coaguli e quindi trombosi. "C'è una verosimile somiglianza sia dal punto di vista delle manifestazioni cliniche che dei meccanismi biologici che ne sono la base", chiarisce Lodigiani. "In entrambi i casi gli eventi sembrerebbero essere scatenati da una reazione tra una molecola a carica fortemente negativa (in un caso l'eparina e nell'altro - forse - l'adenovirus utilizzato come vettore della proteina Spike del vaccino) e una molecola a carica positiva che è sulla superficie delle piastrine e che si chiama fattore piastrinico IV, o PF4 (sigla dell'inglese Platelet factor 4)".

Nel vaccino restano delle impurità

Secondo quanto riportato nell'articolo di Nature, le trombosi potrebbe essere causate da alcune impurità rimaste nei vaccini al termine del processo di produzione - come frammenti di DNA che galleggiano nella soluzione o residui di proteine nel brodo usato per far crescere il virus - che interagirebbero con PF4 generando i coaguli che vengono poi presi di mira dagli anticorpi. "Anche questa ipotesi è plausibile e questo potrebbe spiegherebbe la differente incidenza con il vaccino Johnson &Johonson che, pur essendo a vettore virale, deriva da un processo di sintesi molto diverso e inoltre richiede una sola somministrazione e quindi una minore esposizione al nostro sistema immunitario",  conferma il Responsabile del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche di Humanitas.

La somministrazione

Tra i possibili fattori c'è il modo in cui i vaccini stessi potrebbero essere stati somministrati. Nell'articolo di Nature si legge infatti che "i vaccini Covid-19 vengono somministrati come iniezioni nel muscolo, ma se l'ago perfora una vena, il vaccino potrebbe entrare direttamente nel flusso sanguigno. Se questa ipotesi fosse confermata, molti casi di VITT (trombocitopenia immune indotta da vaccino) potrebbero essere evitati chiedendo ai vaccinatori di aspirare prima una piccola quantità di liquido dal sito di iniezione con la siringa per escludere la presenza di sangue prima di spingere effettivamente lo stantuffo per somministrare il vaccino". Questa è già una pratica standard in alcuni paesi e la Danimarca l'ha aggiunta alle sue linee guida ufficiali per la somministrazione del vaccino Covid-19. "In effetti -conferma Lodigiani - è una pratica che in passato veniva suggerita per le vaccinazioni. In questo caso sarebbe suffragata dal fatto che esperimenti pre clinici hanno dimostrato più trombosi quando il vaccino viene somministrato in endovena. Se il dato fosse confermato sarebbe un enorme vantaggio".

La causa, poi smentita, è invece legata alla proteina Spike. "Inizialmente si è pensato che gli anticorpi capaci di creare l'immunocomplesso con il PF4 fossero quelli prodotti dal sistema immunitario contro la proteina spike stessa ma -  conclude Lodigiani-  sperimentalmente si è poi dimostrato che tali anticorpi non reagiscono con la proteina e quindi non sembrerebbe questa la reazione responsabile della VITT (ndr. trombocitopenia immune indotta da vaccino)".