La scuola e la paura del Covid, il ritorno in classe tra speranze e timori

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I consigli per aiutare gli studenti a ritornare tra i banchi di scuola e nelle aule universitarie al meglio. Con meno stress da pandemia, meno timori e più tranquillità. Nonostante la variante delta e la questione (divisiva) dei vaccini
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AVEVAMO pensato che quest'anno le cose sarebbero andate meglio. Molto meglio, anzi. Tanto per cominciare avevamo sperato che avremmo abbandonato una volta per tutte la Dad, e che il timore di contagi e quarantene ci avrebbe finalmente liberati l'anima. Non è così, non è detto almeno, a oggi, vista la diffusività della variante Delta e la situazione vaccinale, che, sebbene a buon punto visto che il 70% della popolazione con più di 12 anni ha fatto l'anti-Covid19, è comunque lontana dall'immunità di comunità. La scuola potrà aprire in sicurezza, ma ancora una volta a patto che si ripettino regole precise.

A proposito di regole solo qualche giorno fa Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica e consigliere scientifico del ministero della Salute ha descritto su questo giornale una sorta di catena di sicurezza che copra tutti i passaggi necessari a frequentare la scuola in presenza: il tragitto casa-scuola (mascherina e ventilazione sui mezzi di trasporto e obbligatorietà di esibire il green pass), la permanenza nelle aule (aerazione e sanificazione degli ambienti scolatici, oltre a mascherine e distanziamento), la gestione dei positivi (interventi tempestivi in caso di positività e tracciamento dei contatti).

L'esperto

È abbastanza chiaro quindi che l'ansia delle famiglie e dei ragazzi rimane, rimane insomma una quota di ignoto sul futuro dell'anno scolastico. "Tutto quello che è ignoto può generare ansia, e la scuola non fa eccezione - esordisce Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore all'Università Statale di Milano - E questo è vero sempre, quando inizia un nuovo anno e in particolare quando inizia un nuovo ciclo cioè al passaggio dalle elementari alle medie, dalle medie al liceo o dal liceo all'università". Come dire che un po' di preoccupazione al suono di ogni prima campanella è in qualche misura normale. "Quest'anno però - riprende Pellai - c'è un aspetto ansioso legato al fatto che non siamo ancora usciti dalla pandemia. Questo significa per esempio che all'apertura delle scuole avremo famiglie che hanno fatto vaccinare i figli e famiglie che non lo hanno fatto".

La vaccinazione è divisiva

"La vaccinazione anti-Covid-19 è un tema molto divisivo, ed è un elemento di incertezza. E l'incertezza e l'ansia sono parole che si rimandano a vicenda, come dicevamo - aggiunge Pellai -  Inoltre dopo due anni scolastici trascorsi a fasi alterne, un po' in presenza un po' in Dad, anche i ragazzi che hanno iniziato un nuovo ciclo due anni fa sono in una qualche misura all'inizio di un ciclo: semplificando, anche chi è entrato in terza media o si iscritto all'università due anni fa non si è davvero confrontato con la normale vita studentesca: in termini di valutazione, di performance e di relazione tra pari. Studiare a casa, sostenere interrogazione e verifiche  o esami universitari davanti a uno schermo nella propria camera, cioè in un luogo familiare, è ben differente dal farlo a scuola o in un aula universitaria".

Gli universitari, Covid, l'ansia e le brutte abitudini

A proposito di aule universitarie, un sondaggio condotto negli Usa dall'Office of the chief wellness officer della Ohio State University ha indagato lo stato di salute mentale degli studenti di college nel corso di 9 mesi di pandemia. Gli autori della ricerca hanno rilevato che passando da agosto del 2020 ad aprile 2021, nella popolazione universitaria sono aumentate sensibilmente ansia, depressione e esaurimento emotivo, e che di pari passo si sono diffuse le cattive abitudini: fumare, bere alcol, mangiare cibi spazzatura. In particolare, secondo gli studiosi, se ad agosto 2020 gli studenti positivi allo screening per l'ansia erano il 39%, ad aprile 2021 erano il 42,6%. Se i positivi allo screening per la depressione un anno fa erano il 24,1%, a primavera 2021 erano il 28,3% e mentre quelli positivi al burnout, cioè con esaurimento emotivo, ad agosto 2020 erano il 40% e ad aprile 2021 erano ben il 71%. Il Covid, è evidente, non ha fatto bene a nessuno.

Ma lo studio, oltre a focalizzarsi sulla la situazione degli studenti sotto stress da pandemia, ha indagato anche in che modo gli universitari hanno tentato di adattarsi alla situazione, cioè quali meccanismi hanno messo in atto per fare fronte alle difficoltà. Vediamo allora che nell'intervallo di tempo considerato (agosto 2020-aprile 2021) la percentuale degli utilizzatori regolari di cibo malsano è passato dal 25% al 29%, che i consumatori di alcol sono passati dal 15,5% al 18%, e che il consumo del tabacco o della sigaretta elettronica è passato dal 6% all'8%. Nell stesso periodo l'attività fisica è scesa di 7 punti percentuali:  dal 35% al 28%. Infine, se ad agosto 2020 gli studenti che si sono rivolti a un consulente per la salute mentale erano il 13%, ad aprile scorso sono stati il 22%.  

I consigli per i più grandi

Gli autori della ricerca della Ohio State hanno redatto una lista di consigli per i ragazzi. Si tratta di indicazioni pensate per universitari  statunitensi, certo. Tuttavia, alcune di queste indicazioni possono essere utili anche al di qua dell'Oceano. Per esempio quella di pianificare l'attività fisica e un'alimentazione sana così come vengono pianificate le lezioni e lo studio. Di costruirsi una resilienza e una capacità di coping praticando la respirazione profonda, la consapevolezza, la gratitudine e provando a sostituire i pensieri negativi con pensieri positivi. Di partecipare alla vita universitaria, cercando per esempio di fare nuovi incontri. Infine di cercare un aiuto professionale in caso ci si accorgesse che le proprie emozioni stanno influenzando la concentrazione.

I genitori come allenatori

Anche le famiglie possono aiutare i ragazzi a vivere con ottimismo il nuovo inizio, sebbene sia un inizio ancora dentro alla pandemia. In che modo? "Curare uno stile di vita sano, e cioè dieta adeguata, sonno, attività fisica, è un buon primo passo: insomma mens sana in corpore sano è un motto sempre valido. Gli adulti devono comportarsi un po' come se fossero gli allenatori dei figli: e come tutti i bravi allenatori dovrebbero condividere con il giovane atleta, per rimanere nella metafora, il piano di allenamento - è il consiglio di Pellai - dovrebbero cioè proporre ritmi e orari alla giornata, reimpostare il ritmo della vita, fissare, parlandone col ragazzo o con la ragazza tempi di studio e tempi di distrazione. Una buona cosa potrebbe essere quella di individuare un compago con cui studiare o anche giocare, neo caso dei più piccoli: allenarsi in due è meglio che farlo da soli. Potrebbero stimolare i bambini e i ragazzi a staccarsi dalla tastiera e dagli schermi e a studiare davanti a un libro. E, infine, dovrebbero cercare di stare rilassati, perché i figli avvertono l'ansia dei genitori. Gli adulti - conclude Pellai - dovrebbero provare a ridare alla scuola la possibilità di ripartire il più possibile in tranquillità, a non pensare in maniera ossessiva alla sicurezza, alla salute, come abbiamo fatto nei due anni di scuola passati".