Covid, perché il nostro sistema immunitario risponde diversamente a infezione e vaccino

Molti aspetti non li conosciamo ancora ma una cosa la sappiamo: la protezione è evidente in entrambi i casi. Spiega perché Carlo Federico Perno
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"Non è detto che l'immunità indotta dall'infezione sia sovrapponibile a quella da vaccino, ma entrambe forniscono una protezione evidente, come dimostrano i dati di chi si contagia nuovamente, pochi in tutto il mondo, e i ridotti tassi di infezione e malattia dopo la profilassi". Così Carlo Federico Perno, Direttore di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e docente di Microbiologia presso la UniCamillus University. Il tema è la reazione del nostro sistema immunitario alla vaccinazione anti-Covid e al virus Sars-CoV-2. Aspetti complessi, alcuni senza ancora risposta, ma attuali e spesso confondenti.

Professore, è possibile che in alcune persone con pregressa infezione gli anticorpi risultino più alti a un secondo prelievo?
"In certi casi l'andamento del titolo anticorpale riscontrato nella fase post-Covid può aumentare nel tempo. Non indica un nuovo contagio, ma una protezione lenta e graduale, come un diesel. Un segno normale e positivo, che spiega perché non ci si reinfetta, salvo alcune rare eccezioni".

In ottica vaccino, che importanza dare agli anticorpi indotti dall'infezione?
"È un tema dibattuto, soprattutto sull'importanza da attribuire ai valori riscontrati dai test diagnostici. Da linee guida, in caso di infezione da SARS-CoV-2 si esegue una singola vaccinazione e non ci sono evidenze che serva una seconda, perché la stessa infezione 'sostituisce' la prima dose, e la seconda serve a completare il ciclo. Un giorno forse scopriremo che basta l'infezione per essere protetti, come accade per morbillo e rosolia. Per ora proponiamo la singola dose di vaccino perché non abbiamo ulteriori dati a supporto".

La protezione è maggiore dopo l'infezione naturale o dopo la vaccinazione?
"Abbiamo la percezione che un'infezione con sintomatologia evidente dia una protezione consistente. Superiore al vaccino, per qualche esperto. Non ho però avuto la possibilità di metterle a confronto. Al momento è solo un'ipotesi di lavoro, valida ma ancora senza evidenze chiare".

È utile ripetere il test sierologico?
"Per il vaccino anti-epatite B si è notato come nel tempo il titolo anticorpale correli con la capacità di protezione. Ma non sappiamo ancora se lo stesso principio valga per il Covid, e con quali tempistiche. Ad oggi i controlli ravvicinati non si traducono in dati clinici, pertanto non ci sono indicazioni a ripetere più volte il test".

Che ruolo potrebbe avere il dosaggio degli anticorpi anti-nucleocapside?
"Importante, da un punto di vista epidemiologico. Ci permetterebbe di capire quanto il virus abbia circolato, perché queste immunoglobuline non sono presenti nei soggetti vaccinati, ma solo in chi ha contratto l'infezione. Al momento non c'è una valenza clinica rilevante per le singole persone, ma in futuro potrebbe assumere valore ai fini delle campagne di profilassi, ad esempio per individuare chi ha avuto il Covid in forma asintomatica, e pertanto dovrebbe fare una sola dose di vaccino".

Quali sono le caratteristiche di una protezione legata al vaccino?    
"Secondo i dati in letteratura, dura almeno un anno. Gli anticorpi tendono a diminuire nei mesi e questo coincide con una lieve riduzione della protezione rispetto all'infezione. Ma anche quando si abbassano molto non significa che l'immunità sia scomparsa, perché esiste anche la componente cellulare. Distinguere le due fasi (anticorpale e cellulare) è poco valido dal punto di vista viro-immunologico. L'unico modo per valutare l'incidenza di nuovi contagi è studiare a fondo se la gente vaccinata si reinfetti o si ammali".

Qual è l'approccio nei soggetti fragili?
"Il sistema immunitario risponde alla stimolazione del vaccino o dell'infezione naturale in maniera diversa, a seconda della sua forza. Per chi ha un'immunodepressione fisiologica, come gli anziani, o legata a malattie e terapie (come i pazienti oncologici ed ematologici), sono già in programma ulteriori cicli di vaccinazione. È un aspetto consolidato, e si stanno prendendo precauzioni".

Le nuove varianti avranno un impatto importante?
"Per ora nessuna aggira completamente il sistema immunitario. La 'Mu' sembra avere una capacità maggiore rispetto alle altre, ma si diffonde poco perché meno infettiva della Delta. Oggi questi ceppi non rappresentano una ragione per rivaccinarsi, ma è un aspetto da seguire nel tempo".