La dipendenza da web? Si batte con un videogioco

Sembra un controsenso e invece è il progetto per le scuole medie del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. L'idea è favorire un uso consapevole della rete da parte dei ragazzi
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Combattere la dipendenza da internet con un videogioco. Potrebbe sembrare un controsenso e invece è una strategia che può rivelarsi utile. Tanto che è stata scelta per il progetto finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute destinato a studenti delle scuole medie di 12-14 anni. L'idea è favorire un uso consapevole del web, insegnando ai ragazzi ad auto-regolamentarsi emotivamente e trovare delle soluzioni in situazioni per loro stressanti o frustranti.

Uno degli effetti dell'ampia diffusione di dispositivi tecnologici è quello dell'aumento dell'esposizione ai videogiochi, al gioco e al gioco d'azzardo online, tra cui il più diffuso è il poker. Secondo l'ultimo rapporto della Entertainment Software Association, il 31% dei giocatori online ha meno di 18 anni e il 60% sono maschi. Ma il problema più diffuso è quello della dipendenza da web, che coinvolgere molti giovani.

Tutto on line

"Viviamo in una società iperconnessa, che non conosce più il valore del tempo, è il tutto e subito a governare i momenti della vita. I dati allarmanti legati al continuo aumento dell'utilizzo della tecnologia portano alla luce un senso di inadeguatezza di ragazzi e adulti. La tecnologia è entrata massivamente nella quotidianità di ognuno, ma in quest'ultimo anno e mezzo dove, a causa della pandemia, ha rappresentato l'unico modo per mantenere contatti con le persone care. La tecnologia in sé non è da demonizzare, è un mezzo prezioso, ma va usata con consapevolezza. Bisogna parlare di educazione digitale, e quando saremo tutti educati all'utilizzo di questi strumenti, consapevoli del loro potenziale, allora potremo dire che li usiamo a nostro vantaggio", spiega Giuseppe Lavenia, presidente Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo Di.Te e docente di Psicologia delle Dipendenze Tecnologiche Università E-Campus.

Il gioco d'azzardo on line

Un recente studio su 1000 studenti italiani delle scuole superiori ha mostrato che il 22% di loro presentava comportamenti di uso problematico di Internet, quasi il 10% era dipendente dal gioco d'azzardo. Comportamenti collegati ad un peggiore rendimento scolastico, a incapacità di provare interesse per attività piacevoli, labilità dissociativa, comunicazione sterile e incolore e impulsività: tutti fattori di rischio e vulnerabilità per lo sviluppo di disturbi psichiatrici in età giovane e adulta. Secondo gli esperti, c'è un elevato rischio in chi presenta comportamenti di uso problematico di Internet di avere esperienze dissociative e stati emotivi negativi (come tristezza, rabbia, ansia, sentimenti di solitudine e emarginazione).

Il ruolo dei genitori

Bambini e adolescenti sono in una fascia d'età a rischio, ma gli adulti possono proteggerli con una maggiore consapevolezza su pericoli e vantaggi di questi strumenti. "Le linee guida sull'utilizzo della tecnologia suggeriscono di non dare strumenti tecnologici ai ragazzi prima dei 13 anni. Le policy dei social, se le si leggono, dicono che prima dei 13 o 14 anni i ragazzi non possono accedervi.  Devono essere educati all'uso del digitale, prima di utilizzarlo - spiega Lavenia - . La domanda che dovremmo farci prima di dare il cellulare ai ragazzi è: "Mio figlio è pronto per questo strumento? Gli serve davvero?". Ci sono figli che hanno una capacità cognitiva adeguata già a 11 anni, altri a 13, altri a 15. Sconsiglio, però, di dare lo smartphone ai figli credendo che così si starà tutti più tranquilli. Lo smartphone andrebbe consegnato ai ragazzi con un patto da rispettare, con le 'istruzioni per l'uso', serve un'educazione digitale".

A piccole dosi

Tutto sta nel limitare l'uso eccessivo della rete. "Nessuno di noi mangerebbe un cibo che gli piace all'infinito, anche se si tratta della pizza. La Società italiana di pediatria, ha suggerito di non dare ai figli il cellulare prima dei due anni e fino ai cinque possono guardarlo solo insieme ai genitori e per un'ora al giorno. Sapendo che la tecnologia non deve mai avere lo scopo di calmare o distrarli. Bisogna insegnare loro a gestire i momenti di noia o la frustrazione. Per quanto riguarda gli adolescenti, la situazione è diversa. Le statistiche ci dicono che passiamo 6 ore al giorno sul cellulare e i ragazzi arrivano a passarne anche 10 sullo Smartphone. Ma il tempo speso online non sempre è indice di una dipendenza, ciò che fa la differenza è la qualità del tempo speso online", spiega l'esperto.

La presenza emotiva

Ma cosa devono fare i genitori per evitare la dipendenza da web? "Insegnare delle regole di comportamento in rete, quindi spiegare - aggiunge Lavenia - che tutto ciò che si fa online, potrebbe nascondere un rischio o un beneficio, bisogna saperlo riconoscere. Dire che tutto ciò che passa online rimarrà presente a lungo, se non per sempre. E se si usa questo strumento con leggerezza, potrebbero esserci conseguenze anche in futuro. Bisogna ritornare  all'ascolto dei ragazzi: non minimizziamo i problemi che i figli portano alla nostra attenzione e diamo (e diamoci) regole chiare e precise sull'uso dello Smartphone. Prestiamo anche attenzione a tutti i segnali degli adolescenti, senza esercitare ossessivamente il controllo sul cellulare ma con presenza emotiva e affetto da donare alla vita dei nostri ragazzi. Il rispetto esercitato tutti i giorni, in fondo, inizia dalla conoscenza delle nostre emozioni e di quelle altrui".

Il gioco delle emozioni

Le ricerche sull'argomento hanno mostrato che le difficoltà di regolazione delle emozioni negative hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di comportamenti di dipendenza, nell'uso problematico di Internet e patologico dei social network. Da qui l'idea del progetto Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie di agire sull'auto-regolamentazione delle emozioni per prevenire un uso problematico del web. Uno degli strumenti usati nel progetto del ministero della Salute sarà quello dei 'serious games', con cui gli studenti faranno brevi simulazioni sulle lavagne interattive multimediali (LIM) in cui potranno mettere in gioco, da soli o in gruppo, alcuni loro comportamenti in situazioni critiche. Momenti  che considerano problematici e frustranti, come essere oggetto di emarginazione e isolamento, essere accettati o rifiutati dai coetanei, avere scarsa tolleranza alla frustrazione e mancare di autodisciplina. Tutte situazioni che possono anche portare a episodi di bullismo.

Il cambiamento positivo

Gli studenti saranno coinvolti in attività di gruppo per lo sviluppo dei moduli multimediali e valuteranno l'appropriatezza dei contenuti proposti dagli esperti. Pur essendo presentati in una modalità simile ai videogiochi, i 'serious gamess' permettono di stimolare un cambiamento positivo. Il progetto verrà realizzato in 20 classi di cinque Regioni (Provincia Autonoma di Trento, Lazio, Marche, Lombardia e Molise). Gli insegnanti dopo un breve corso di formazione, condurranno sessioni di lavoro con gli studenti di 45-60 minuti. I giochi saranno a disposizione dei ragazzi anche oltre l'orario scolastico, per poterli ripetere a casa.

Esercizi detox

Un progetto che dalla scuola entrerà nelle case dei ragazzi per renderli più liberi. Esistono già una serie di esercizi utili per provare a prendere le distanze dal web, quando si ha la sensazione che ci sia un pericolo di dipendenza. "Sono quelli di detox tecnologico che si possono fare ogni giorno. Niente pasti con lo smartphone sottomano, o accanto al piatto, utilizzando il tempo per dialogare, riassaporare davvero ciò di cui ci stiamo nutrendo, ascoltare il corpo, e utilizzare appieno il tempo della convivialità, per interessarci all'altro, per tornare a essere interessanti per l'altro. In poche parole, per ascoltarsi e per ascoltare", spiega Lavenia.

La mediazione di un genitore

Situazioni che possono anche essere gestite da un adulto. "Un giorno della settimana si può stare a telefono spento, e fare delle attività insieme ai ragazzi, anche una semplice passeggiata cantando insieme, o discutendo insieme di ciò che si sta provando a osservare il panorama. Si può cucinare insieme, raccontarsi le emozioni vissute dai genitori quando si aveva l'età del figlio... Mostriamo ai ragazzi che siamo noi i primi a dare il buon esempio, spegnendo il cellulare e accendendo i nostri sensi, perché solo così riusciremo a ristabilire l'ordine delle priorità. Chiediamoci, a telefono spento, guardandoci intorno: Cosa conta davvero?", aggiunge l'esperto. 

Niente controlli

Secondo gli esperti i genitori non devono diventare poliziotti pronti a controllare i figli in ogni momento. Ma devono aiutarli ad arrivare al cambiamento. Liberarli da un uso eccessivo della tecnologia, accompagnandoli nella scoperta di nuovi interessi. "Più che controllare dobbiamo tornare a parlare con i nostri ragazzi, a interessarci alla loro vita. Non solo quella offline, ma anche a quella online. Avete mai chiesto a vostro figlio: Cosa hai fatto oggi con il tuo smartphone? È importante chiedere loro come hanno passato la giornata. Bisogna tornare al dialogo e lo si può fare se ci si informa, se si parla lasciando da parte i giudizi e se ci si apre al confronto. Che cosa piace loro? Che cosa stanno cercando online che non trovano nella vita reale? Perché un gioco fa così presa su di loro? Facciamo domande e accogliamo le risposte, tornando a ripristinare dei sani confini dentro cui coltivare il rispetto per l'altro. Solo così facendo la tecnologia non rappresenterà un problema, ma una risorsa. Non è minacciando o imponendo soluzioni che si risolve il problema. Aiutiamoli ad attivare il pensiero critico e non stanchiamoci di invitarli a irrobustire l'empatia".