Lavorare a maglia? Fa bene (anche) al cervello. E uno studio ci dirà perché

L'Istituto Besta di Milano arruola volontari per lavorare all'uncinetto sotto elettroencefalogramma. L'obiettivo è dimostrare come la lanaterapia allevi lo stress e aumenti il benessere fisico-mentale. Come la meditazione
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VI PIACE lavorare a maglia o all’uncinetto? Sentite libera la mente quando incrociate ferri e filo? Il clima vi sembra più calmo? I muscoli si rilassano? Vi aiuta a non pensare a nulla, a liberarvi da angosce o pensieri ricorrenti? Tutto questo si avvicina molto alla meditazione. E che sferruzzare rilassi e faccia bene alla salute l’ha dimostrato al mondo, da un’autorevole palcoscenico, pure il nuotatore olimpico britannico Tom Daley: immortalato sugli spalti delle Olimpiadi di Tokyo 2020, mentre, nel corso della finale femminile del trampolino da tre metri, appunto lavorava a maglia. Ma quanto “fa bene” sferruzzare? Come e in che misura produce benefici sul cervello?

Lo studio del Besta

Qui entra in scena un progetto di ricerca pensato su misura per dare una risposta a queste domande. Uno studio promosso da Gomitolorosa Onlus che verrà realizzato da neurologi, neurofisiologi e psicologi dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Si tratta di sottoporre volontarie e volontari a Magneto-elettroencefalogramma (M/EEG), tecnica non invasiva usata per registrare l’attività magnetica e elettrica cerebrale. Ma si tratta di farlo mentre lavorano a maglia. Anzi, per essere più precisi, all’uncinetto. Perché - spiegano i ricercatori - “più maneggevoli e pratici: utilizzeremo quelli in resina in modo da evitare alla macchina, che è sensibile ai metalli, di venirne a contatto”. Il progetto si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Reading (UK). 

Sotto la lente gli effetti su sul cervello

Lo studio si intitola “Correlati Neurologici del lavoro a maglia”, e con ciò l’Associazione Gomitolorosa Onlus vuole “approfondire i meccanismi che generano i numerosi benefici segnalati per la salute mentale, l’attenzione e il benessere derivanti dall’attività del lavoro a maglia”. Per far questo si avvale del supporto scientifico dell’Istituto Carlo Besta di Milano, dove si svolgeranno i test e l’analisi dei risultati, grazie ad un team di lavoro formato da 8 tra neurologi, neuropatologi e  neurofisiologi, supportato da alcuni operatori del laboratorio di Bioingegneria. Coordinatori del progetto sono Pietro Tiraboschi, responsabile della Clinica delle Demenze e Davide Rossi, di Neurofisiopatologia, insieme alla psicologa clinica, Cristina Muscio. L’analisi dei risultati sarà condotta dalle ingegnere Elisa Visani e Dunja Duran.

Come funziona l’esperimento

Ma come si articolerà l’esame sui volontari dell’unicinetto? Lo studio prevede che, prendendo in esame un volontario alla volta, vengano effettuate prima e dopo una sessione di lavoro a maglia di 20 minuti e due registrazioni M/EEG di circa 40 minuti. Ma devono svolgersi in due circostanze: prima a riposo psicosensoriale e poi durante l’esecuzione di un compito per valutare l’attenzione sostenuta e le funzioni esecutive. In pratica i volontari sono chiamati a comporre un “rombo” all’uncinetto in 20 minuti. E il loro cervello sarà studiato mentre lo fanno. Tutti i “rombi” alla fine andranno a comporre una coperta patchwork che sarà donata in beneficenza. “Contiamo di fare  due o tre sessioni alla settimana, dovremmo concludere a inizio gennaio 2022 – spiega Rossi –. Entro il mese di marzo potremmo aver terminato le analisi, almeno quelle preliminari”.

Criteri di valutazione e reclutamento

Tutto questo servirà a valutare gli effetti sull’attività spontanea corticale in adulti sani determinati da un breve protocollo di “brain training” manuale (appunto il lavoro a maglia). In particolare, saranno studiate le variazioni della M/EEG e degli indici di connettività funzionale correlati (prima e dopo il lavoro a maglia). Per questo si cercano volontari (donne e uomini) che svolgano abitualmente lavoro a maglia (con una frequenza settimanale di 5/7 giorni) di età compresa tra i 27 ed i 63 anni, possono partecipare allo studio scrivendo una mail a: segreteria@gomitolorosa.org. La ricerca si svolgerà nella sede del Besta, a Milano. Saranno escluse le persone claustrofobiche oppure portatrici di dispositivi elettromagnetici non rimovibili (pacemaker, protesi acustica non rimovibile, stimolatori spinali, pompe, derivazioni ventricolo-peritoneali).

“Dimostreremo perchè fa bene”

“La nostra ricerca ha l’obiettivo di confermare quello che le volontarie e i volontari della nostra associazione sperimentano empiricamente ogni volta che prendono in mano i ferri e si sentono meglio - dice Alberto Costa, presidente della onlus, nonchè noto oncologo senologo –. Dal 2012, i volontari di Gomitolorosa, i medici sostenitori e amici promuovono, sostengono e raccomandano la Lanaterapia in dieci ospedali, da Messina, a Milano, perché credono fortemente che il lavoro a maglia o all’uncinetto rappresenti un’attività dalla quale trarre grandi benefici per la salute fisica e mentale e costituisca uno strumento integrativo del percorso di cura”. Che il lavoro a maglia sia un efficace antidoto allo stress, il dottor Costa lo aveva già intuito nei quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami. “Lavorare a maglia – spiega – distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, agevola i processi di socializzazione e migliora l’autostima perché implica un obiettivo e il suo raggiungimento”.

I benefici dello sferruzzare

“Sono stati segnalati numerosi benefici per la salute mentale e il benessere derivanti da un'attività come il lavoro a maglia e all’uncinetto – sottolinea Tiraboschi –. Tuttavia i meccanismi sottesi ad eventuali benefici sono da approfondire. Questo progetto si fonda sull'ipotesi che il lavoro a maglia influisca sull’attenzione in modo simile alla meditazione, che a sua volta migliora salute mentale e benessere personale. Le basi neurali della meditazione sono state studiate fin dagli anni '70, anche tramite l’utilizzo di marcatori magneto/elettroencefalografici (M/EEG) e di risonanza magnetica funzionale”. E Rossi aggiunge: “Il nostro studio ha l’obiettivo di identificare l’influenza che alcune operazioni manuali, tra cui lavorare a maglia, hanno sui ritmi prodotti a livello corticale, studiabili con la M/EEG. La possibilità di determinare il correlato neurale dell’effetto dei processi di brain training manuali, come il lavoro a maglia, può contribuire a implementare lo sviluppo di misure efficaci per protocolli di riabilitazione fisica e cognitiva, ad esempio di chi è stato colpito da ictus”.