Dipendenze, quanto piace ai ragazzi la cannabis 'potenziata'

(ansa)
Le sostanze psicoattive sono sempre più diffuse, con effetti sulla salute dei ragazzi a breve e a lungo termine
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Nel presente dello sballo si specchiano sia il passato che il futuro: se la cannabis rimane la sostanza stupefacente più consumata dagli studenti, con concentrazioni di principio attivo molto più elevate che in passato, dopo di lei si posizionano le cosiddette 'nuove sostanze psicoattive', molto potenti e dagli effetti a lungo termine sconosciuti. Delle nuove frontiere delle droghe si parla al 20° congresso nazionale della Società italiana di tossicologia, a Bologna fino al 27 ottobre.

La percezione del rischio

Che si tratti di marijuana o di hashish - ottenuti da parti diverse della pianta - la tendenza globale vede un aumento della diffusione e del consumo della cannabis. Il fenomeno dipende solo in parte dal fatto che numerosi paesi vadano verso la depenalizzazione o addirittura la legalizzazione della cannabis. "La percezione del rischio diminuisce di pari passo con l'aumento dell'accettabilità sociale. Dalla cannabis light a quella terapeutica, passando per la riscoperta della canapa nel tessile, siamo esposti di continuo ai derivati della cannabis. Sono prodotti diversi, certo, ma la percezione complessiva conta" premette Sarah Vecchio, tossicologa del servizio per le Dipendenze patologiche dell'ASL di Biella e componente del consiglio direttivo della Società Italiana di Tossicologia. La maggiore diffusione della cannabis è caratterizzata dall'incremento della concentrazione del THC, cioè del principio attivo psicotropo, a discapito del cannabidiolo che invece ne limita gli effetti. "Secondo alcuni studi, in appena dieci anni la concentrazione di THC nella marijuana da spaccio è aumentata dal 5-8% al 10 o anche 15%. L'incremento è stato ancora maggiore nell'hashish, passato da concentrazioni inferiori al 10% a concentrazioni che arrivano al 30%" riassume la tossicologa.

La cannabis potenziata

Questa cannabis potenziata è l'avanguardia dei veri e propri concentrati di THC che possono raggiungere valori ancora più alti. "Nel cosiddetto dabbing vengono inalati i vapori generati dal surriscaldamento di estratti a base di solventi come il butane hash oil che possiedono concentrazioni altissime di cannabinoidi, anche dell'80%", riprende Vecchio, ricordando come lo stesso vaping delle sigarette elettroniche non sia immune al fenomeno. Indipendentemente dalla modalità o dal prodotto, "più sono elevate le concentrazioni di THC, maggiori saranno le conseguenze sulla salute. Sia nel breve che nel lungo termine, per il quale registriamo un aumento dei disturbi psicotici. Di certo, i danni maggiori si osservano negli adolescenti, dal momento che il cervello risulta ancora in formazione e può accumulare danni permanenti", spiega ancora la tossicologa.

Le nuove sostanze psicoattive

Altrettanto preoccupante è la diffusione delle nuove sostanze psicoattive (Nsp), sostanze di sintesi molto potenti che non vengono rilevate dai tradizionali test antidroga. "Alla fine del 2020, erano 830 le sostanze monitorate in Europa, una cinquantina delle quali erano state rilevate per la prima volta nel corso dell'anno. Quasi tutte le Nsp sono psicostimolanti come catinoni e cannabinoidi sintetici ma il mercato vede anche un'ampia diffusione di oppioidi di sintesi e nuove benzodiazepine" premette Vecchio, chiarendo che nel caso delle Nsp il vero problema è più a valle.

"Grazie alle reti di controllo dei mercati conosciamo bene le classi di molecole utilizzate e dunque è possibile identificarle, inserirle nell'elenco delle sostanze illecite e sequestrarle. Tuttavia, sappiamo poco dei consumatori perché difficilmente arrivano ai Servizi per le tossicodipendenze".

Le conseguenze

Le conseguenze nel breve termine dell'assunzione di queste sostanze - perlopiù cardiache e neurologiche - sono abbastanza note mentre gli effetti a lungo termine rimangono più incerti dato che le Nsp sfuggono spesso alle analisi di routine.

"Affinché venga alla luce la loro assunzione, sono necessarie indagini di secondo livello. Ma anche quando vengono effettuate, non è scontato che emerga come caso clinico" nota la tossicologa. Altre ragioni della scarsa richiesta di presa in carico è l'effervescenza del mercato delle Nsp, che obbliga il legislatore a inseguire i produttori, nonché la loro modalità di acquisto, "conclusa quasi sempre tramite internet invece che rivolgendosi a uno spacciatore. In altri termini, le persone che usano Nps non riconoscono di avere una dipendenza" conclude Vecchio.