Covid, quarantene "leggere" e rischio asintomatici in classe: le scuole reggeranno?

Ora occorrono tre positivi per far scattare l'isolamento degli alunni, ma chi non ha sintomi può mettere in scacco l'intero sistema. Gli esperti confidano nel vaccino Pfizer per i bambini da 5 a 11 anni   
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IN ATTESA che il vaccino Pfizer anti-Covid per i bambini dai 5 agli 11 anni sia utilizzabile (arriverà entro Natale ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico), cosa fare alla luce della nuova regolamentazione delle quarantene negli istituti scolastici italiani? Assomiglia molto a un’altalena questa fase di restrizioni da una parte e allentamenti dall’altra, che guarda al mondo della scuola, con gli studenti protagonisti assoluti, specie quelli più piccoli, che ancora non sono immunizzati.

Il nuovo protocollo quarantene

Ha ottenuto l’ok il 3 novembre scorso il documento con le "Indicazioni per l'individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da Sars Cov in ambito scolastico" elaborato dall'Istituto superiore di Sanità, dal ministero della Salute, dell'Istruzione e dalle Regioni. Nel documento – che verrà comunicato, a stretto giro, agli Uffici scolastici regionali e alle scuole – si prevede, tra l'altro, che non ci sia didattica a distanza con un solo positivo in classe; se i casi sono due è prevista una quarantena "selettiva" a seconda se si sia vaccinati o meno, mentre si resta tutti a casa se i casi sono almeno tre, sia tra gli alunni che tra i docenti. Il documento tiene conto dell'aumento della copertura vaccinale, punta a favorire la didattica in presenza e a rendere più omogenea la gestione dell'emergenza Covid in ambito scolastico.

Le scuole reggeranno?

Il protocollo, dunque, contiene una revisione del sistema di gestione dei contatti dei casi confermati di infezione, anche alla luce dell'aumento della copertura vaccinale e della riduzione della circolazione del virus. Le scuole hanno retto complessivamente la prova della riapertura, e per il momento l'emergenza appare sotto controllo, soprattutto negli istituti superiori. Un aumento del numero di positivi si registra, invece, nelle elementari e medie, visto che in quella fascia d'età gli studenti non sono protetti dal virus, perché non vaccinati. Alla luce di tutto questo, e più che rispetto al recente passato, la domanda che rimbalza tra gli esperti è cosa si rischi tenendo i bimbi non vaccinati, e asintomatici, tra i banchi e non a casa. A tale proposito, qualcuno, come Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di Medicina e chirurgia della Statale di Milano, responsabile di Pediatria e Pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Sacco e dell'ospedale dei bambini Buzzi di Milano, ha lanciato una provocazione: nel rassicurare milioni di genitori, il professore ha affermato che "il Covid in età pediatrica va trattato come una normale influenza".

Gli asintomatici in classe

Zuccotti ha tagliato corto: "Oggi possiamo dire che questa infezione possa essere trattata come altre che colpiscono il bambino. Se si infettano è in forma leggera, a bassa carica virale. Non solo, mantenendo in circolazione il virus aiutano a raggiungere l'auspicata immunità di gregge, a rendere endemico il Covid. Quindi teniamo a casa solo i bambini sintomatici, che stanno male e torniamo alla normalità pre-pandemia". In pratica "lasciamo i bimbi asintomatici in classe" perché "non rischiano e sviluppano gli anticorpi necessari contro il Covid".

Rischio contagio alto anche nei bimbi

Ma c’è chi la pensa in modo del tutto diverso. Come Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia. Che ricorda: "Dall'inizio della pandemia da Covid-19, apparentemente i bambini sembravano meno colpiti degli adulti. Con il passare del tempo si è visto però che il rischio di contagio in età pediatrica era pressoché identico a quello della popolazione generale, così come la capacità di trasmettere il virus ad altri. Tuttavia l'infezione nei più piccoli provocava sintomi molto più lievi rispetto alla popolazione adulta. Se però i bambini erano meno colpiti all'inizio dell'epidemia, la comparsa della variante Delta ha cambiato il quadro".

I dati della baby-pandemia

"Il Centro controllo malattie (Cdc) americano, ad esempio, riporta che nelle prime due settimane di settembre, i casi di infezione nell'età pediatrica sono aumentati del 10% e ancora a inizio ottobre rappresentavano il 26% dei casi settimanali negli Usa - prosegue Maga - e non tutti i bambini che si ammalano hanno sintomi lievi. Sempre il Cdc rileva come nel periodo marzo-giugno 2021, su 3.116 bimbi ricoverati in ospedale, il 26% ha richiesto ricorso alla Terapia intensiva e l'1% è deceduto. Anche nel Regno Unito, nel periodo aprile-giugno 2021 il tasso di contagio nella fascia 0-12 è aumentato di 10 volte, in concomitanza con la prevalenza della variante Delta". Ora, però, negli Stati Uniti è arrivato l’ok definitivo delle autorità al vaccino Pfizer contro il Covid per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. A dare il via libera sono stati i Cdc (Centers for disease control and prevention), che hanno raccomandato le iniezioni anche per questa fascia d’età e, di fatto, lanciato la nuova fase della campagna vaccinale.

L'allarme della Società italiana di Pediatria

La Società Italiana di Pediatria ha lanciato l'allarme anche per l'Italia, dove il 5,5% dei casi (240.105) riguarda la fascia di età 0-9 anni, con 14 decessi, mentre il 10% (436.938) si colloca nella fascia di età 10-19 anni con 16 decessi. Va ricordato che a Luglio 2020 i casi pediatrici erano l'1.8%. Nelle prime tre settimane di settembre sono stati segnalati più di 2.845 casi Covid nei bambini di età inferiore ai 3 anni, più di 3.256 nei piccoli di età 3-5 anni e più di 6.995 in quelli tra 6 e 10 anni.
"Sicuramente l'aumento delle vaccinazioni negli adulti fa sì che il virus circoli maggiormente tra i non vaccinati, di cui i minori di 12 anni rappresentano una quota importante - spiega Maga - . Ma anche la maggiore contagiosità della variante Delta è un elemento importante che contribuisce a questa crescita dei casi pediatrici. I bambini hanno un ruolo importante nella diffusione del virus all'interno della comunità. Studi epidemiologici in molte nazioni dimostrano chiaramente che rappresentano una importante fonte di contagio, sia tra coetanei che verso gli adulti. Un elemento tanto più rilevante se si considera che comunque molti bambini rimangono asintomatici e quindi non vengono identificati come infetti".

"Ridurre il rischio di trasmissione del virus"

Quindi, anche in presenza delle nuove regole sulle quarantene, ci si può azzardare a lasciare i ragazzini asintomatici a scuola, sperando che sviluppino gli anticorpi necessari per difendersi senza interventi esterni, oppure è meglio continuare a porevenire e, nel caso, correre ai ripari? E soprattutto, proprio perchè asintomatici e non vaccinati, è giusto tenerli a scuola aumentando nel contempo la “tolleranza” nella gestione delle quarantene? Su questo punto Maga non ha dubbi: "Appare chiaro come la protezione dei bambini sotto i 12 anni attraverso la vaccinazione sia importante non solo per evitare che alcuni si ammalino gravemente, ma anche per ridurre drasticamente la circolazione del virus e il rischio che questo venga trasmesso agli adulti, anche se vaccinati - sottolinea - . Sappiamo bene infatti che il vaccino riduce moltissimo la probabilità di infezione, ma non la azzera in particolare per anziani o fragili vaccinati all'inizio dell'anno".

Chiudere le porte al Covid

C'è poi un ulteriore motivo che, secondo il virologo, rende la copertura vaccinale di tutta la popolazione, bambini compresi, essenziale. "Sappiamo che SARS-CoV-2 muta - ricorda - . In virtù di questa sua caratteristica naturale, possono comparire varianti in grado di contagiare più facilmente, come la Delta. La probabilità che compaiano versioni mutate del virus è proporzionale al numero di contagi nel tempo. Ovvero: più il virus circola, più mutazioni accumula e maggiore è la probabilità che casualmente si generino varianti più efficienti nel diffondersi, magari superando anche in parte la protezione dei vaccini, con un conseguente aumento di contagi". E conclude: "Vaccinare tutte le persone ad oggi ancora completamente suscettibili, come i bambini sotto i 12 anni, significa chiudere le porte al virus, limitando la sua circolazione e quindi anche il rischio di nuove varianti”. Solo così si potrà continuare ad andare a scuola in sicurezza.