Covid, Oms: "Sconsigliato l'uso del plasma per curare l'infezione"

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di non utilizzarlo nei casi non gravi e nei "pazienti con malattia grave e critica". Consiglia questa terapia nei casi critici solo nell'ambito di "di uno studio controllato"
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Curare  il Covid con il plasma iperimmune, ovvero con una trasfusione di sangue contenente gli anticorpi di altri pazienti guariti, in un primo momento era sembrato più che promettente. Sono così iniziate una serie di sperimentazioni in tutto il mondo, anche in Italia, che hanno registrato benefici minimi solo nelle prime ore dall'insorgere della malattia. Ma per il resto, i risultati non sono stati quelli sperati: il plasma non ha ridotto il rischio di peggioramento respiratorio o di morte. Cosa che ha portato ora l'Organizzazione Mondiale della Sanità a prendere una posizione in merito, sconsigliando da oggi l'uso del plasma come cura per il Covid dato che "l'evidenza attuale non mostra alcun miglioramento della sopravvivenza".

Le linee guida

Le nuove linee guida dell'Oms si basano sul parere di un gruppo di esperti internazionali che ha preso in esame i sedici più grandi studi scientifici sinora condotti, analizzandone rischi e benefici con il supporto metodologico della Magic Evidence Ecosystem Foundation. Nelle raccomandazioni, appena pubblicate su Bmj, si legge che "nonostante la promessa iniziale, le prove attuali mostrano che il plasma convalescente non migliora la sopravvivenza né riduce la necessità di ventilazione meccanica, è costoso e richiede tempo da amministrare. Pertanto, l'Oms formula una forte raccomandazione contro l'uso del plasma in pazienti con malattia non grave e una raccomandazione contro il suo uso in pazienti con malattia grave e critica, tranne che nel contesto di uno studio randomizzato controllato".

Il plasma dei guariti

Il trattamento con plasma donato da un guarito era stato considerato un modo artificiale per indurre l'immunità nei pazienti che non avevano ancora sviluppato anticorpi contro Sars-Cov-2. Da subito è stato chiaro che le concentrazioni di titoli neutralizzanti, quindi efficaci, era estremamente variabile tra i donatori, e che le quantità di trasfusioni a disposizione sarebbero state decisamente inferiori alla richiesta. Poi ad aprile sono arrivati i risultati scoraggianti dello studio clinico Tsunami, condotto dall'Istituto Superiore di Sanità e Aifa in 27 ospedali italiani, che ha messo a confronto l'effetto del plasma ad alto titolo di anticorpi neutralizzanti associato alla terapia standard, senza alcun tipo di vantaggio. Ora anche le motivazioni dell'Oms non lasciano fraintendimenti: "Dato che non vi è alcun beneficio dimostrato, non esiste alcuna giustificazione per impiegare tempo e risorse nella somministrazione del plasma iperimmune". E "questo vale per tutti i pazienti, inclusi i bambini e le donne in gravidanza".

Per formulare le loro conclusioni, il gruppo composto da 59 esperti - fra cui il professor Maurizio Cecconi di Humanitas, nominato uno dei tre 'eroi della pandemia' dal Journal of American Medical Association,  ha preso in considerazione una combinazione di prove per valutare pro e contro, problemi di fattibilità e sfide pratiche, come la necessità di identificare e testare i potenziali donatori, nonché raccogliere, conservare e somministrare il plasma, limitandone ulteriormente la fattibilità. Le nuove linee guida si aggiungono così alle precedenti raccomandazioni per l'uso di bloccanti del recettore dell'interleuchina-6 e corticosteroidi sistemici nei pazienti con Covid grave e contro l'uso della ivermectina e dell'idrossiclorochina, indipendentemente dalla gravità della malattia.

Le conclusioni

"Una combinazione di prove, valori, preferenze e fattibilità hanno contribuito alla forte raccomandazione contro il plasma", scrive il gruppo di ricerca, aggiungendo che, nonostante le sperimentazioni non abbiano determinato "un aumento importante nei rischi di danno polmonare acuto correlato alla trasfusione, sovraccarico circolatorio o reazioni allergiche", "la trasfusione può sempre rappresentare un potenziale rischio biologico", oltre a essere "un processo costoso che richiede tempo".

I casi gravi

Per quanto riguarda i casi gravi, sebbene il plasma convalescente non debba essere usato di routine in alcun paziente, rimane aperta solo la porta della ricerca e della sperimentazione clinica. "Data la scarsa certezza delle prove che suggeriscono un piccolo o alcun effetto sulla mortalità, la ventilazione meccanica o il tempo di miglioramento dei sintomi o dei possibili danni associati", gli esperti concordano sul fatto che "ulteriori ricerche in merito sarebbero preziose. La raccomandazione di utilizzare un farmaco solo nell'ambito di studi clinici è appropriato quando ci sono scarse prove di certezza". Ma per quanto riguarda i protocolli di terapia, anche in questo caso non hanno dubbi sull'assenza di benefici, confermando che "i corticosteroidi sistemici rappresentano l'unico standard di cura nei pazienti con Covid critico".