Covid, come convincere chi non vuole vaccinarsi

Oltre a non proteggersi, gli 'esitanti' contribuiscono al persistere della pandemia. Due studi internazionali analizzano quale strategia adottare: i vantaggi personali sono più convincenti dei benefici sulla comunità. Il Green pass da solo non basta, serve più informazione
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L'esitazione vaccinale, fenomeno cruciale da affrontare per sconfiggere la pandemia, è influenzata da fattori cognitivi, psicologici, socio-demografici, politici e culturali. Ma quali sono i pilastri su cui questa esitazione si fonda? E quanto può contribuire la strategia della certificazione Covid-19 (il Green pass) e le restrizioni sociali a convincerli ad avere fiducia?

La questione non è di poco conto visto che gli 'esitanti', oltre a non proteggersi, stanno rallentando il raggiungimento di alti livelli di immunità. La pandemia di Covid-19 non si ferma e l'unica arma a disposizione per flettere le curve dei nuovi casi giornalieri, soprattutto quelle di mortalità, è la vaccinazione. E' dunque una corsa contro il tempo per convincere gli esitanti a vaccinarsi.


Il numero di vaccini prima e dopo Green Pass

(nella tabella qui sotto, nella seconda colonna - Totale - le vaccinazioni aggiuntive stimate 20 giorni prima dell'introduzione dei certificati; nella terza - Totale A- quelle 40 giorni dopo).

Fonte: The Lancet public health
 

Paese Totale Per milioni Totale A Per milioni
Francia

3,761,440

55,672

4,874,857

72,151
Italia

2,513,065

41,629 1,494,270

24,753

Israele -31,485 -3,582 2,168,728 246,733
Svizzera

153,152

17,572 412,940 47,380
Danimarca

-78,066

-13,429 118,567

20,396

 

Germania

483,830

5,767 1,676,254 19,979

 

L'impatto del Green Pass

Uno studio appena pubblicato su The Lancet esamina per la prima volta l'impatto dell'introduzione del Green Pass sulla diffusione del vaccino in sei paesi: Germania, Italia, Danimarca, Francia, Svizzera, Israele mettendo a confronto i dati dalla campagna di vaccinazione prima e dopo l'entrata in vigore del certificato Covid-19.

E se da una parte gli scienziati ci tengono a sottolineare che i dati sono stati influenzati, almeno nella prima parte della ricerca, dalla disponibilità della dosi, si è però visto che i paesi che avevano una copertura vaccinale inferiore alla media (Francia, Israele, Italia, Svizzera) con l'introduzione del Green Pass hanno registrato un aumento della vaccinazione, mentre non c'è stato alcun effetto significativo in Germania dove la copertura vaccinale era già elevata o in Danimarca dove le dosi erano insufficienti. Ma non basta. 

L'autrice principale dello studio, Melinda Mills, direttrice del Leverhulme Center for Demographic Science, Università di Oxford, non ha dubbi: "I programmi di vaccinazione di massa continuano a svolgere un ruolo centrale nella protezione della salute pubblica in questa pandemia, per questo aumentare il numero di somministrazioni di dosi è fondamentale sia per proteggere gli individui immunizzati che per spezzare le catene di contagi. Il nostro studio è una prima importante valutazione empirica sul fatto che la certificazione Covid-19 possa far parte di questa strategia. Nel complesso - spiega Mills - abbiamo osservato un aumento di prenotazioni significativo 20 giorni prima dell'annuncio dell'entrata in vigore delle restrizioni e fino a 40 giorni dopo".  

Lo studio

Sono stati comparati i dati della certificazione Covid-19 introdotta da aprile a settembre 2021 in sei paesi in cui è diventata obbligatoria, ad un modello che descriveva la diffusione del vaccino senza certificazione. Utilizzando come modello le tendenze di vaccinazione provenienti da paesi simili dove non c'era l'obbligo di Green Pass.

Così si è scoperto che nei paesi in cui la copertura vaccinale era precedentemente bassa, l'introduzione della certificazione Covid-19 è ha portato ad un aumento significativo del numero di dosi aggiuntive di vaccino per milione di persone, che vanno da 127.823 della Francia; 243.151 in Israele; 64.952 in Svizzera e 66.382 in Italia.

Danimarca e Germania in controtendenza

Al contrario, in Danimarca e Germania, dove c'erano tassi di vaccinazione medi più alti già prima dell'introduzione della certificazione, non c'è stato un aumento significativo della vaccinazione. Poi la Danimarca che ha introdotto la certificazione quando l'offerta complessiva di vaccini era ancora limitata (ad aprile 2021) nonostante la domanda fosse elevata. In Danimarca, l'obiettivo principale in quel momento era aumentare i test prima di frequentare luoghi pubblici, piuttosto che incoraggiare l'adozione della vaccinazione.

Dopo l'introduzione della certificazione Covid-19, gli aumenti delle vaccinazioni sono stati più alti nelle persone di età inferiore ai 30 anni rispetto ai gruppi più anziani. In Svizzera, ad esempio quando è stata utilizzata per limitare l'accesso ai locali notturni e ai grandi eventi, è stato osservato un aumento della diffusione della vaccinazione tra gli under20. Quando le restrizioni sono state ampliate per includere tutte le strutture di ospitalità e tempo libero, è aumentata anche la diffusione nella fascia 20-49 anni.

L'impatto della politica sulla sanità

Alla luce dei dati, la politica può essere utile per incoraggiare l'adozione in particolari gruppi, ma sono necessarie ulteriori ricerche che indaghino su altri fattori, tra cui lo stato socioeconomico e l'etnia. Il coautore dello studio, Tobias Rüttenauer, dell'Università di Oxford, afferma: "Sappiamo che alcuni gruppi sono meno esitanti rispetto ad altri, come i giovani. Per loro la certificazione Covid-19 potrebbe essere un modo utile per incoraggiarli a vaccinarsi.

Tuttavia, la sola certificazione non è un proiettile d'argento per migliorare la diffusione del vaccino e deve essere utilizzata insieme ad altre politiche. L'esitazione vaccinale dovuta alla mancanza di fiducia nelle autorità, che è comune tra alcune minoranze etniche e gruppi socioeconomici inferiori, può essere affrontata con maggiore successo attraverso altri interventi, come le campagne di vaccinazione mirate e il dialogo per generare una maggiore comprensione sui vaccini Covid-19". Gli autori notano poi alcuni limiti del loro studio. Non erano disponibili dati per esaminare l'assorbimento del vaccino da parte di gruppi sociodemografici, di genere ed etnici.

Va anche sottolineato che le politiche di certificazione Covid-19 nei sei paesi presi in esame erano diverse per vari motivi: le fasi di introduzione, gli obiettivi, i criteri di ammissibilità, il livello di applicazione e il contesto pandemico (numeri di casi e decessi). Riconoscono inoltre che le cause dell'esitazione vaccinale sono diverse nei diversi paesi, influenzate dall'esperienza storica di diversi gruppi sociali, il che può limitare la generalizzabilità dei loro risultati.

Benefici privati e tutela della comunità  

Una nuova ricerca condotta dal National Institute for Health Research  ha esplorato invece quali sono le informazioni che potrebbero far cambiare opinione agli esitanti del vaccino? Lo studio è stato condotto all'inizio del 2021 quando in pochi avevano ricevuto la prima dose e una persona su cinque (17%) nel Regno Unito affermava che avrebbe rifiutato o ritardato il vaccino il più a lungo possibile. In particolare il campione analizzato comprendeva 18.855 adulti che riflettevano ampiamente la popolazione del Regno Unito in termini di età, sesso, reddito e gruppo etnico.

Due su tre (66%) erano disposti a farsi vaccinare. Ma uno su sei (16%) aveva qualche dubbio. Un numero simile (18%) era fortemente titubante e ha affermato che non si sarebbe fatto vaccinare. L'obiettivo dei ricercatori a quel punto era capire il modo migliore per inquadrare le informazioni e trovare un approccio che incoraggiasse più persone a vaccinarsi. E' così emerso che tra coloro che sono titubanti, spiegare quali sono i benefici e i vantaggi personali del vaccino è un motivo ben più convincente rispetto ai benefici per la comunità.

Ma rimane un problema di informazione

Se l'efficacia del programma di vaccinazione Covid-19 dipende dalle persone che accettano il vaccino (più si vaccinano, meno rischi per la popolazione) diventa fondamentale avere informazioni chiare sui benefici. In un periodo ben diverso dall'inizio della campagna vaccinale, ad ottobre 2021, nonostante quattro persone su cinque (79%) over-12 nel Regno Unito avessero ricevuto entrambe le dosi di un vaccino COVID-19, molti di loro continuavano ad essere convinte che l'informazione non era adeguata. L'esitazione era più comune tra alcuni gruppi etnici, i giovani e le donne, oltre a quelli con un reddito più basso. Le persone esitanti tendevano a essere meno consapevoli dei benefici collettivi della vaccinazione: meno probabilità di infettare gli altri.

I test

L'obiettivo era valutare il sentimento del campione di persone verso la vaccinazione. Tutti i partecipanti allo studio prima hanno ricevuto informazioni standard sul vaccino dal sito Web del NHS, poi sono stati divisi in modo casuale in 10 gruppi. A tutti è stato  consegnato un test che riguardava i benefici collettivi del vaccino; quelli personali; la gravità del virus e la velocità di sviluppo del vaccino. Alla fine è emerso che le persone che si erano dichiarate fin dall'inizio disposte a farsi vaccinare, o dubbiose, non hanno cambiato atteggiamento, indipendentemente dal set di informazioni che hanno ricevuto.

Ma tra coloro che erano titubanti, lo studio ha rilevato che:

  • il modo più efficace per ridurre l'esitazione era fornire ulteriori informazioni sui benefici personali della vaccinazione (prevenzione di malattie gravi o Long Covid)
  • le informazioni sulla sicurezza dei vaccini, affrontando le preoccupazioni sulla velocità di sviluppo, hanno avuto qualche effetto sulle opinioni di chi era titubanti
  • le informazioni sul beneficio collettivo della vaccinazione erano meno convincenti
  • le informazioni sui soli vantaggi personali erano più efficaci di una combinazione di vantaggi personali e collettivi.

Perché questo è importante?

Spiegano i ricercatori del regno Unito: "Convincere le persone di tutte le età ad avere entrambe le dosi del vaccino, e un richiamo di follow-up è un arduo, ma sarà importante capire le opinioni di chi ha dubbi sulla sua sicurezza o che non sia necessario. Questo studio mostra che sottolineare i vantaggi personali è più efficace che sottolineare i benefici collettivi. Le persone sono più preoccupate per il proprio rischio personale che l'efficacia della vaccinazione di massa".

Così se è fondamentale anche rivolgersi al singolo cercando di capire le sue motivazioni personali per lui prioritarie, i ricercatori sottolineano l'importanza di comunicare con successo a tutta la popolazione. Soprattutto pensando al futuro: "La vaccinazione regolare potrebbe essere necessaria negli anni a venire se dovessero sorgere nuove varianti di Covid-19".

Questi risultati infatti potrebbero essere utilizzati per migliorare le campagne di informazione, sottolineando i benefici personali della vaccinazione, ma sarà necessario, spiegano, uno studio più ampio per mostrare se uomini e donne reagiscono in modo diverso a determinate informazioni. Anche persone di diversi gruppi etnici potrebbero avere reazioni diverse. E poi il linguaggio. Secondo i ricercatori sarà fondamentale esplorare più in dettaglio se particolari parole e frasi sono utili. E soprattutto convincenti.