Tumore al seno, la protesta delle malate a Cremona: ci tolgono il nostro reparto di eccellenza

Tumore al seno, la protesta delle malate a Cremona: ci tolgono il nostro reparto di eccellenza
L'ospedale riorganizza i propri spazi, compresa l'Area Donna, il luogo fisico della Breast Unit. E molte pazienti lanciano l'allarme. Le ragioni delle donne e dell'ospedale
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L'8 marzo ci sarà un sit-in a Cremona, davanti all'ospedale. A organizzarlo è il Comitato #RivogliamoAreaDonna, costituito da pazienti con tumore al seno curate in quello stesso nosocomio. Chiedono che il luogo in cui finora sono state prese in carico - l'Area Donna, appunto - venga preservata esattamente com'era fino a poco tempo fa, e non subisca alcun cambiamento. Per la newsletter di Salute Seno abbiamo cercato di comprendere cosa stia succedendo.

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La nascita di Area Donna

Dal 2016, al quarto piano dell'ospedale è stato creato un luogo che è diventato un simbolo di presa in carico per le donne cremonesi, definito "identitario" dall'ASST di Cremona stessa: il luogo fisico in cui si svolgeva - e dove in larga parte si svolge ancora oggi, riferiscono dall'ospedale - l'intero percorso della senologia oncologica, ossia le stanze e i corridoi della Breast Unit. Un fiore all'occhiello, tra i circa 20 che in Italia sono certificati a livello europeo (con il "bollino" Eusoma).

I cambiamenti previsti nel nuovo Piano organizzativo aziendale

Ci sono effettivamente dei cambiamenti in corso ma, fa sapere l'ASST, non riguardano la funzionalità della Breast Unit. Il disegno è più grande: creare un Cancer Center di alto livello. Lo scorso agosto, infatti, è stato approvato dalla Regione Lombardia il nuovo Piano Organizzativo Aziendale Strategico (POAS) presentato dall'ASST di Cremona, che prevede una riorganizzazione di alcune unità operative e che interessa anche il percorso senologico.

Cosa cambia e cosa non cambia? L'area dell'Oncologia della mammella esiste ancora, ovviamente, ma è compresa all'interno del dipartimento Oncologico - il Cancer Center - dove un'altra area è ora dedicata ai tumori ginecologici-genitourinari, un'altra ai tumori del polmone e testa collo, un'altra ai tumori gastrointestinali.


È stata confermata l'Unità operativa complessa di Patologia mammaria e sono state istituite due unità operative semplici: quella di Radiologia senologica (che negli ultimi tempi ha risentito di alcuni "avvicendamenti del personale sanitario", riferiscono), e quella di Chirurgia senologica, afferente alla Chirurgia generale e composta da tre chirurghi senologi esperti, specializzati anche nella ricostruzione oncoplastica.

Il vantaggio è di poter accorciare le liste di attesa, si legge nel comunicato stampa diramato dall'ASST di Cremona: "Con la costituzione di una Unità operativa semplice di senologia all'interno della Chirurgia generale è possibile realizzare una programmazione più elastica delle sedute operatorie. Se prima le sedute operatorie settimanali dedicate alla Chirurgia senologica erano fisse a due, in caso di necessità, ora possono essere aumentate fino a quattro a settimana".


Secondo quanto è stato riferito dalla ASST a Salute Seno, le pazienti con tumore al seno saranno sempre accolte al quarto piano, dove ogni martedì pomeriggio continuano a tenersi i consueti incontri del team multidisciplinare, punto focale della presa in carico nelle Breast Unit. E ci sono sempre le infermiere case manager di riferimento. Inoltre si è investito in nuove apparecchiature diagnostiche e chirurgiche.

Ci sono stati - ci dicono - ritardi nella programmazione legati ai due anni di pandemia: la scorsa settimana erano ancora ricoverate più di 100 persone per Covid, numeri che hanno imposto la rimodulazione delle sale operatorie e con cui bisogna fare i conti. Ci sono poi stati problemi di carenza di personale, che però si sta cercando di risolvere.

Il motivo della polemica

Bene. Ma allora quali sono i motivi che tra pochi giorni porteranno delle persone a manifestare davanti all'ospedale - insieme anche a rappresentanti dei sindacati CGIL, CISL e UIL - e che hanno spinto 150 pazienti a firmare una lettera accorata alla Vice Presidente della Regione Lombardia e Assessore al Welfare Letizia Moratti?

Come si legge sul volantino del "Presidio Area Donna", si chiede "che i percorsi di cura non siano frammentati, che venga rispettata la modalità di accoglienza che in questi anni ha saputo conciliare professionalità, umanità, rispetto della sofferenza".

Il punto sembra essere proprio questo: chiedere che questa breast unit non sia "solo" un percorso virtuoso, ma resti uno spazio speciale e riservato. Perché, sebbene Area Donna rimarrà, ci sono delle prestazioni che ora devono essere svolte giocoforza in condivisione con altre aree oncologiche, come le cure chemioterapiche e mediche.

Un luogo e non "solo" un percorso

"Sentiamo Area Donna come un luogo protetto, di vera presa in cura, in cui veniva praticata una medicina di genere a 360 gradi", dice a Salute Seno una delle pazienti, tra le promotrici della protesta montata sui social: "C'era una porta all'inizio e alla fine, e in quel corridoio succedeva tutto. Lì trovavamo sempre le stesse infermiere: ci chiamavano per nome, ci conoscevano dentro e fuori, e noi sapevamo di essere in mani sicure".

Chi parla ha un tumore al seno metastatico ed è in cura da tanto tempo. "Ormai anche fare un prelievo per me non è facile: so già per lunga esperienza che, quando vado in altri reparti, torno con le vene rotte. Con le infermiere di Area Donna non succedeva, perché conoscevano le mie vene e le mie problematiche, e sapevano sempre dove mettere l'ago".

Si parla di un luogo, dicevamo, e della presenza di persone che possono fare la differenza per la qualità di vita di un malato. Non interessa - dicono queste donne - dover svoltare a destra piuttosto che a sinistra. Quello che vorrebbero fosse mantenuto è uno spazio "per loro". Un privilegio quanto meno raro nella sanità pubblica, è vero. Ma che ha aiutato le pazienti di Cremona ad affrontare la malattia.

"Lì ho vomitato, ho pianto, ho sofferto, mi hanno tagliato. Entravo già devastata, col pensiero di avere una malattia che magari mi farà morire. E ho conosciuto sorelle che non ci sono più. Eppure vi ho trovato la bellezza", racconta la paziente. "Guardi che è una cosa molto forte da dire... E se devo mettere sulla bilancia le cose negative e quelle positive, vincono le cose positive. Tutto questo aspetto umano sembra non essere tenuto in considerazione, mentre per molte di noi è forse la parte più importante. Auguro a chiunque di non vedere mai quel pavimento, ma per quelle donne che lo hanno calcato è un luogo sacro".

Necessità a confronto

Al sit-in le pazienti racconteranno le loro storie e avanzeranno le loro richieste, che l'ASST di Cremona si dice pronta ad ascoltare. Nelle prossime settimane dovrebbe essere organizzato anche un momento di confronto. "Non siamo chiusi in una torre d'avorio, insensibili alle richieste di aiuto", dice Matteo Passamonti, nuovo Direttore della Radiologia dell'Ospedale di Oglio Po e Referente del PDTA Tumore alla Mammella.

L'ospedale elenca problemi oggettivi che nel caso della diagnostica radiologica non riguardano gli spazi, ma le risorse umane. "Abbiamo difficoltà a trovare medici radiologi: questo si ripercuote inevitabilmente sul servizio che possiamo offrire ed è un grande limite. Abbiamo aperto un bando e speriamo di poter tornare presto ai livelli precedenti, garantendo a tutte le donne una continuità nella presa in carico", aggiunge il sanitario.

Per quanto riguarda lo spazio, spiega Passamonti, è normale e corretto che sia separato da quello della cura, perché il 90% delle donne che arrivano in radiologia non diventerà una paziente.

In questi anni il settore privato ha costruito delle realtà oncologiche dedicate a patologie specifiche, come il cancro della mammella o della prostata. Allo stesso tempo cominciano a nascere aree dedicate ai vari tipi di farmaci innovativi, che richiedono una particolare expertise medica. Come spiega il direttore di Patologia Mammaria, Daniele Generali: "È la nuova visione dell'oncologia e in tutto il mondo si sta andando in questa direzione. Nella realtà pubblica dell'ASST di Cremona abbiamo creato anche noi delle aree dedicate a diverse patologie oncologiche. Questo ha comportato una riconsiderazione degli spazi, in modo da destinare le giuste risorse a tutte le neoplasie. Ma ciò non vuol dire che non possiamo costruire delle aree che rispettino l'intimità di tutti: siamo ancora in tempo. Sappiamo bene, per esempio, che un tumore al seno ha conseguenze diverse sul fisico rispetto a un tumore dell'ovaio, sebbene siano entrambe neoplasie femminili. Ci sono alcuni spazi che possono essere condivisi e altri che invece resteranno dedicati".

"Ci sono medici bravissimi che ci seguono presso l'ASST di Cremona, ma vagare per i reparti non è l'ideale per nessuno, e non lo è per noi", ribadisce Isabella: "Siamo fragili. Senza ciglia, con il pus che fuoriesce dalle unghie. Ma abbiamo potuto essere libere di stare male e di addormentarci senza preoccuparci della saliva che ci pende dalla bocca. E poi toglierci la parrucca dopo 4 ore di chemio, stremate, e di parlare della nostra sessualità asfaltata. Una libertà - conclude - che dipende dal fatto di essere tra donne che condividono le stesse difficoltà e la stessa malattia, e spero davvero che di questo si terrà conto come è stato fatto finora".

Crediti per l'immagine: Angiola Harry on Unsplash