I vaccini di seconda generazione e il Long-Covid della salute mentale. A colloquio con Mantovani e Lingiardi

Il direttore scientifico di Humanitas parla di prodotti in fase di sperimentazione, potenzialmente efficaci contro le varianti. E dei progressi nella cura. E avverte: "I vaccini funzionano anche contro Delta"
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"Per vincere la battaglia contro Covid abbiamo bisogno di nuovi vaccini: più facili da utilizzare e condividere, ancora più efficaci. Alcuni, destinati a contrastare le varianti, sono già in fase di sperimentazione, sempre contro la proteina Spike. Uno verrà approvato. Questo virus è un bersaglio mobile, dobbiamo utilizzare le armi a disposizione in maniera intelligente". Così Alberto Mantovani, direttore scientifico Humanitas e professore presso Humanitas University, intervenuto alla giornata inaugurale del Festival di Salute all'Accademia di Francia, a Roma.

Rispetto alla terza dose del vaccino, lo scienziato ha risposto alla domanda di Daniela Minerva, direttore di Salute, ribadendo la necessità di agire: "Il rischio del non fare è grande. La nostra preoccupazione sono i 'super fragili', come i pazienti onco-ematologici, chi fa dialisi. Alcuni dati su questo aspetto sono ancora frammentari, ma non dobbiamo essere irresponsabili. Nel frattempo impareremo".

Senza dimenticare i passi avanti dall'inizio della pandemia. "Chi si ammala oggi ha la possibilità di essere curato meglio. Lo affermiamo sulla base dei dati". È il risultato di tante cose, la capacità di diagnosi, la ricerca, la partnership tra pubblico e privato. "Sulle terapie intensive l'Italia ha dato lezioni al mondo. Si è partiti da farmaci inefficaci, e oggi per la prima volta si è scoperta una classe di anticorpi monoclonali potenzialmente efficace nelle fasi tardive della malattia. Potrebbero anche arrivare farmaci che inibiscono la cascata infiammatoria. Ma abbiamo molti tiri di corda da fare ancora in questa scalata. Nel frattempo bisogna vaccinarsi, contro Delta i vaccini funzionano".

 

Infine un'analisi sul Long-Covid: "Una condizione che colpisce il 13% delle persone con infezione da Sars-CoV-2. Senso di stanchezza, coinvolgimento del sistema respiratorio e cardiaco, con miocardite e un aumentato rischio di patologia cardiovascolare. Un quadro variegato, per il quale gli Stati Uniti hanno stanziato oltre un miliardo di dollari per fare ricerca. Anche questo è un messaggio che dobbiamo dare a chi si vaccina".

Sul palco anche Vittorio Lingiardi, psichiatra e accademico italiano, professore ordinario di Psicologia dinamica all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Alla domanda sulle motivazioni che spingono le persone a rifiutare il vaccino ha risposto: "Esistono tante sfumature e declinazioni, la galassia no vax è un arcipelago, con cui è necessario confrontarsi. Dobbiamo considerare la difficoltà di avere a che fare con l'incertezza, con qualcosa di sconosciuto, che genera paura. Per questo è fondamentale il dialogo, l'ascolto, la capacità di persuasione. Purtroppo, a volte si rischia di scivolare su un atteggiamento ostile e antiscientifico, che si trasforma in aggressività". Lingiardi parla anche di come sia venuta a mancare la fiducia nell'autorevolezza di chi rilascia informazioni.

Tra aneddoti e curiosità storiche, rimarca quanto sia importante arrivare alle persone che non studiano e non si informano per guardare al futuro: "Le prossime sfide dipendono da come abbiamo affrontato le sfide del passato. Per alcuni sono stati momenti di riflessione sul senso della vita e sulle proprie esperienze. Possiamo parlare di un Long-Covid della salute mentale".