Verso una terapia genica per la distrofia muscolare più comune

Verso una terapia genica per la distrofia muscolare più comune
Ricercatori italiani hanno messo a punto una strategia basata sull’editing genetico per eliminare definitivamente la mutazione che causa la distrofia miotonica di tipo 1
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UTILIZZARE il sistema di editing genetico “taglia e cuci” di CRISPR-Cas9 per correggere il difetto della distrofia miotonica di tipo 1, la forma più comune di distrofia muscolare negli adulti. A tentare questa strada è un gruppo di ricercatori italiani: i risultati dello studio preclinico, basato cioè su cellule derivate da pazienti e su un modello animale, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Molecular Therapy Nucleic Acids, e sono incoraggianti.

La distrofia miotonica di tipo 1

La distrofia miotonica di tipo 1 (DM1) colpisce i muscoli e il sistema nervoso centrale, causando disturbi della funzionalità cardiaca, atrofia muscolare e alterazione delle funzioni cognitive. Nelle forme più gravi, la qualità e l'aspettativa di vita risultano gravemente compromesse. La patologia, che ha l’incidenza di un caso ogni 5000 individui, dipende da un difetto genetico: l’aumento del numero di triplette di CTG (le basi citosina, timina e guanina, elementi costitutivi del Dna) presenti nel gene DMPK, che porta a un Rna messaggero “tossico” per le cellule. Ad oggi non esiste una terapia risolutiva per questa malattia.

Lo studio

La nuova ricerca, finanziata dalla Fondazione Telethon, è stata condotta dall’Istituto di biochimica e biologia cellulare (Cnr-Ibbc), in collaborazione con l’Unità di Cardiologia Molecolare dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano e la Gruppo San Donato Foundation. Gli scienziati hanno utilizzato il complesso sistema di enzimi CRISPR-Cas9 (che è valso il Premio Nobel per la Chimica nel 2020 a Emmanuelle Charpentier e a Jennifer Doudna) per eliminare definitivamente la mutazione. Si sono servi di Rna guida, disegnati per posizionare l’enzima Cas9 sulle sequenze di Dna adiacenti alla mutazione da rimuovere, la cui azione può essere regolata con la somministrazione di una molecola attivante. Si tratta quindi di un sistema altamente regolato, che agisce soltanto per il tempo necessario al ‘taglio della mutazione’: una terapia ‘a tempo’, quindi, per ridurre il rischio di possibili complicazioni in altre regioni genomiche. “Questa tecnica ci ha permesso di ottenere una correzione efficiente del difetto genetico e delle alterazioni molecolari tipicamente associate alla malattia”, spiega Germana Falcone, coordinatrice dello studio all’istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche: “Nello studio abbiamo testato la terapia sul muscolo tibiale e ora stiamo cercando di perfezionarla perché agisca a livello sistemico, cioè per renderla adatta agli altri muscoli e a tutti gli organi, compreso il cuore. E in parte ci siamo già riusciti”. I dati ottenuti sia in cellule in coltura derivate da pazienti e sia nel muscolo scheletrico di modelli murini (che contengono nel loro genoma un gene DMPK umano mutato) hanno confermato che è possibile correggere il difetto genetico in maniera modulabile, sicura ed efficace. “E’ quindi plausibile - continua Falcone - che questa terapia genica possa essere applicata ai pazienti affetti dalla malattia”.

Nuove terapie per malattie genetiche all’orizzonte

Applicato solo di recente in cellule umane a fini terapeutici, il metodo di editing genomico basato su CRISPR-Cas9 ha prodotto risultati che fanno ben sperare nel futuro delle cure di diverse patologie. “Con le opportune modifiche, l’elevata efficienza e la precisione di questo sistema possono essere sfruttati per rendere la tecnica particolarmente versatile”, conclude Fabio Martelli dell’Unità di Cardiologia Molecolare presso l’IRCCS Policlinico San Donato: “Questo vuol dire che può essere adatta a possibili applicazioni terapeutiche in un gran numero di malattie genetiche”.

 

Crediti per l'immagine: Warren Umoh on Unsplash