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L’immunoterapia può aiutare a sconfiggere l’Hiv?

L’immunoterapia può aiutare a sconfiggere l’Hiv?
Pembrolizumab, un farmaco che stimola il sistema immunitario utilizzano contro i tumori, sembra stanare il virus nascosto nei “serbatoi”
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Dall'Hiv non ci si libera. Una volta contratto il virus l'infezione può essere tenuta sotto controllo grazie alle terapie antiretrovirali - farmaci che se assunti con regolarità permettono di condurre una vita simile a quella delle persone sane ed evitano di poter trasmettere la malattia - ma di guarigione non si può parlare. Uno dei motivi è che l'Hiv si nasconde in alcuni tipi cellulari, si integra nel loro genoma e rimane in questi serbatoi in forma latente. Così sfugge ai farmaci e al sistema immunitario, e, qualora le terapie venissero interrotte, l'infezione può ripartire. Da tempo la ricerca sta studiando un modo per stanare l'Hiv dai suoi nascondigli, per eliminare i serbatoi avvicinandosi alla cura, ma finora i tentativi non sono stati risolutivi.

Oggi però si tenta una strada nuova: uno studio pubblicato su Science Translational Medicine suggerisce che un farmaco immunoterapico utilizzato in oncologica - cioè che stimola il sistema immunitario contro i tumori - potrebbe contribuire a scovare i serbatoi di Hiv, rendendoli vulnerabili all'azione delle terapie e del sistema immunitario.

Dove si nasconde Hiv

Nelle persone con Hiv che seguono una terapia antiretrovirale, uno dei principali serbatoi "nascosti" del virus sono i linfociti T CD4+ "della memoria". Queste cellule, spiegano i ricercatori, esprimono sulla propria membrana una particolare proteina chiamata programmed death 1, o PD1, che, in generale, ha la funzione di mettere un freno alle cellule del sistema immunitario. Nel caso specifico, l'azione di PD1 "addormenta" i linfociti T CD4+, mantenendo Hiv in latenza: ma in questo modo rende il virus invisibile e le cellule che lo ospitano è come se sparissero per il resto del sistema immunitario. Di conseguenza, non possono essere eliminate.

Immunoterapici e Hiv

Proprio per la sua funzione di freno del sistema immunitario, però, PD1 è diventata bersaglio di alcuni farmaci impiegati nell'immunoterapia contro i tumori. La logica è quella di sbloccare il freno di PD1 per stimolare le cellule immunitarie e renderle più efficienti nel riconoscere e eliminare le neoplasie.

E se togliessimo il freno ai serbatoi di Hiv? L'ipotesi del team coordinato da Sharon Lewin dell'Università di Melbourne (Australia) è questa: senza l'azione di PD1, i linfociti T CD4+ infettati potrebbero uscire dal torpore, e con essi anche il virus. Per verificarlo i ricercatori hanno monitorato 32 pazienti con Hiv malati di cancro sottoposti a immunoterapia con l'inibitore di PD1 pembrolizumab.

Quello che è emerso è che già dopo la prima somministrazione dell'immunoterapia era possibile trovare tracce del materiale genetico del virus, a testimonianza del fatto che il farmaco stava stanando i serbatoi di infezione.

Una strategia per l'eradicazione del virus

Il risultato raggiunto in questo studio, hanno sottolineato i suoi autori, è quello che viene definito una "prova di concetto": il trattamento con pembrolizumab in questi pazienti non ha eliminato l'infezione da Hiv, ma ha dimostrato di avere un effetto sui serbatoi di infezione. Pertanto questa potrebbe essere una strada promettente da imboccare nella ricerca di una cura definitiva. Di certo ci vorrà ancora diverso tempo per raggiungere l'obiettivo.

Uno dei problemi da affrontare, per esempio, è la tossicità dei farmaci inibitori di PD1, che possono dare effetti collaterali: bisognerà trovare modi (protocolli differenti, dosaggi inferiori o altro) per diminuire il rischio, se si vuole tentare di somministrare la terapia a pazienti con Hiv senza il cancro.