Profilassi anti-Covid, le dosi inutilizzate stanno per scadere

(Crediti. Mat Napo via Unsplash)
(Crediti. Mat Napo via Unsplash) 
Serve un’accelerazione per la somministrazione della combinazione di monoclonali per la prevenzione della malattia nei più fragili. La Lombardia pronta a sollecitare le Direzioni generali
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Nella lotta a Covid-19, ai vaccini si è aggiunta da tempo una nuova strategia: la profilassi  per le persone immuno-compromesse basata sulla combinazione di due monoclonali e in grado di ridurre significativamente il rischio di malattia grave. Finora sono state distribuite circa 20 mila dosi, ma le prime 10 mila scadranno a fine luglio e rischiano di restare in gran parte inutilizzate nelle farmacie ospedaliere (per le altre 10mila il termine ultimo è dicembre).


Troppe fiale stanno per scadere

La più virtuosa nella prescrizione della profilassi è stata la Lombardia, ma anche qui troppe dosi sono rimaste inutilizzate e serve un'accelerazione nel richiamo dei pazienti fragili indicati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Ecco perché la Regione sta per inviare una nota ai Direttori Generali, per evitare che le fiale disponibili non siano utilizzate in tempo, come è emerso da un incontro che ha interessato la Lombardia, parte del tour in 10 Regioni promosso da Senior Italia FederAnziani in collaborazione con AstraZeneca.

In cosa consiste la profilassi

“La combinazione dei due anticorpi monoclonali umani, tixagevimab e cilgavimab, rappresenta un’importante opzione in grado di prevenire la malattia nei pazienti che hanno risposto in modo insufficiente al vaccino”, spiega Giuliano Rizzardini, Direttore Responsabile Malattie Infettive 1 all’Ospedale Luigi Sacco di Milano: “Una singola dose, facilmente somministrabile per via intramuscolare, determina una protezione duratura per almeno 6 mesi”. Nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, la combinazione ha ridotto dell’83% il rischio di sviluppare Covid sintomatica. “Però - prosegue Rizzardini - finora il suo utilizzo nel nostro Paese è stato insufficiente, nonostante i pazienti fragili ed immunodepressi siano molto numerosi ed i numeri della pandemia non stiano diminuendo nemmeno nel periodo estivo”.


Diversi ostacoli hanno limitato finora questa profilassi, come ha spiegato Matteo Corradin, Dirigente Unità Operativa Polo Ospedaliero della Regione Lombardia: “Uno degli ostacoli era vincolo costituito da un test sierologico negativo, rimosso da Aifa anche a seguito di nostre sollecitazioni. Ora è necessario un ulteriore sforzo per somministrare il farmaco ai pazienti che richiedono una protezione aggiuntiva al vaccino. Invieremo quanto prima una nota ai Direttori Generali per sollecitarli nuovamente all’utilizzo della combinazione di monoclonali per la profilassi del Covid”.

Per chi è la profilassi

AIFA ha stabilito di lasciare al clinico la decisione sul trattamento con questa opzione farmacologica, in base alla valutazione del singolo paziente. “Nel nostro Paese restano ancora troppe persone le cui condizioni individuali non permettono una valida risposta protettiva alla vaccinazione”, conclude Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani: “Si stima che siano oltre 150mila i pazienti potenzialmente candidabili al trattamento con la combinazione di monoclonali. Si tratta, in particolare, dei pazienti trapiantati, affetti da patologie onco-ematologiche, in trattamento chemioterapico attivo, oppure con farmaci immunosoppressori per patologie reumatologiche o neurologiche, o colpiti da immunodeficienze primarie. Non possiamo lasciarli soli”.