Covid, mammografie diminuite del 50%

L'effetto Covid è stato dirompente: dopo il lockdown le Regioni si sono riattivate, anche se con velocità diversa. L'Osservatorio Nazionale Screening lancia l'allarme alla vigilia di nuove chiusure durante il talk online organizzato da Salute in collaborazione con Fujifilm

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"L'effetto Covid è stato dirompente: dopo il lockdown le Regioni si sono riattivate, anche se con velocità diversa. Nei primi cinque mesi dell'anno abbiamo fatto meno del 50% di mammografie rispetto al 2019, cioè circa 470mila esami mancati pari a un ritardo sulle liste di 2 mesi". Le parole di Paola Mantellini, dell'Osservatorio Nazionale Screening, durante il talk "Emergenza Covid: come garantire la disgnosi precoce del tumore al seno", organizzato da Salute con il contributo di Fujifilm, non lasciano spazio a fraintendimenti. L'emergenza della primavera scorsa, che ha colto di sorpresa, portando alla chiusura dei servizi avrà un onda lunga in termini di prevenzione mancata e quindi di rischio per le donne che non si sono sottoposte alla mammografia. Ma il ritardo si è accumulato in tutti i programmi di screening: nel colon retto non si sono eseguiti oltre 580mila esami con un numero di casi non diagnosticati stimati in circa 4mila.

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La ripartenza

L’Osservatorio nazionale screening ha presentato in questi giorni i dati di una Ons a cui hanno risposto tutte le amministrazioni sanitarie tranne quella della Basilicata: gli screening mammografico e della cervice uterina sono ripartiti a maggio in 13 Regioni, quello per il colon-retto in 11. Ma anche le Regioni che hanno garantito gli esami lo hanno fatto a un ritmo molto inferiore: in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Valle D’Aosta a maggio è stato possibile fare solo il 20% degli esami eseguiti nello stesso mese del 2019.
"I servizi si sono riorganizzati, soprattutto in termini di turni del personale a cui è stato chiesto di assicurare una maggiore presenza, e di percorsi sicuri per le pazienti. Ma è evidente che è necessario avere maggiori spazi a disposizione", ha continuato Mantellini.

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La tecnologia al fianco delle donne

Lo screening è una assoluta priorità per la salute delle cittadine: “la mortalità per tumore al seno è infatti inferiore nei Paesi dove è assicurata la prevenzione secondaria con programmi organizzati”, come ha sottolineato durante l’incontro Massimo Calabrese, Policlinico San Martino di Genova. “Purtroppo nei Paesi dove non si fa la mortalità è addirittura aumentata”. Ad aiutare i medici è la tecnologia, come quella che ha permesso lo sviluppo della tomosintesi, una “piccola TAC della mammella”, una tecnica molto sensibile. “Non sostituisce al momento la mammografia digitale ma ha molte potenzialità. In futuro lo screening sarà personalizzato, tagliato su misura sul tipo di donna che dobbiamo controllare: nei tempi e nei modi. E’ un’impresa titanica ma necessaria se vogliamo salvare vite umane”, ha concluso Calabrese.

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