Sicilia, il coronavirus frena la migrazione sanitaria

All’ospedale Garibaldi di Catania sono aumentate tutte le nuove diagnosi di tumore, e in particolare quelle di carcinoma del polmone, che hanno registrato un +15% nel 2020
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IL CORONAVIRUS ha frenato la migrazione sanitaria. Ce lo si aspettava, certo, ma ora i dati lo confermano. E mostrano un trend cominciato almeno tre anni fa. Nell'Oncologia dell’ARNAS “Garibaldi” di Catania si è registrato un un costante incremento di nuove diagnosi di tumore del polmone: da 266 nel 2017, a 320 nel 2018, fino a 348 nel 2019, e ora si prevede un ulteriore aumento di circa il 15% dei pazienti trattati per questa neoplasia.

Ogni anno, a Catania, si stimano circa 550 nuove diagnosi di questa neoplasia particolarmente difficile da trattare (428 uomini e 119 donne).
“Assistiamo a un aumento di almeno il 10% nei volumi di attività per tutte le patologie neoplastiche e il tasso è ancor più elevato per il carcinoma polmonare – spiega Roberto Bordonaro, Direttore dell'Oncologia medica dell'ospedale: "Dall’inizio della pandemia, abbiamo rimodulato l’attività assistenziale per ridurre i rischi di contagio. Innanzitutto, abbiamo attivato procedure di telemedicina per i pazienti in follow up, cioè per coloro che si devono sottoporre ai controlli. Il centro di accoglienza oncologico contatta i pazienti prenotati per i controlli ambulatoriali e invia loro un link da utilizzare per il collegamento e per eseguire il consulto in telemedicina. Invece le prime visite, mai interrotte in questi mesi di emergenza sanitaria, sono state eseguite in presenza, perché in questi casi il contatto con il medico è essenziale. Inoltre, abbiamo organizzato programmi di consegna a domicilio delle terapie orali e, a breve, prevediamo di estenderli anche ai trattamenti infusionali. E sono stati identificati percorsi di accesso alle strutture di day hospital agevolati per le persone con tumore al polmone. Stiamo facendo fronte a volumi di attività decisamente superiori a quelli prepandemici, anche perché la migrazione sanitaria, che caratterizza la nostra Regione, è stata bloccata dal virus in questi mesi e molte persone hanno scelto di curarsi nelle strutture vicino al domicilio”.

All’Ospedale “Garibaldi” di Catania da due anni è attiva la Lung Unit, l’unità dedicata al trattamento del tumore del polmone, l’unica formalmente deliberata nell’isola, centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura delle neoplasie polmonari. “È irrinunciabile un approccio trasversale alla neoplasia polmonare e la Lung Unit è il modello ideale perché garantisce la compartecipazione alle scelte diagnostiche e terapeutiche di tutte le professionalità coinvolte: chirurgo toracico, oncologo medico, radioterapista, radiologo, pneumologo, medico di medicina nucleare, anatomopatologo, biologo molecolare, medico internista, genetista e case manager", spiega Enrico Potenza, Direttore Chirurgia Toracica: "La stadiazione è uno dei passaggi più importanti del percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale del tumore polmonare; infatti, in base alla stadiazione, all’esame istologico e alla caratterizzazione biomolecolare vengono assunte le decisioni sui percorsi terapeutici, che poi incidono sui risultati della terapia e sulla prognosi. Per questo è indispensabile che i pazienti siano gestiti da strutture in grado di garantire la contemporanea partecipazione di tutte le professionalità e caratterizzate da grandi volumi di attività. Durante la pandemia, abbiamo continuato ad assicurare sia gli ambulatori oncologici che tutti i trattamenti indifferibili, inclusa la chirurgia oncologica. Anzi, la chirurgia toracica ha avuto un costante incremento dei volumi, che siamo riusciti a sostenere, anche se la struttura ospedaliera ha riservato un intero presidio ai pazienti Covid”.

Ogni anno l’Oncologia Medica dell’Ospedale “Garibaldi” esegue, complessivamente, circa 1.700 nuove diagnosi di cancro. “Per quanto riguarda i tumori della mammella e del colon retto è concreta la possibilità, come evidenziato da diverse pubblicazioni scientifiche, che si registri un incremento di casi diagnosticati in fase avanzata in seguito alla sospensione degli esami di screening durante la prima ondata della pandemia", sottolinea Bordonaro: "Nel tumore del polmone, invece non sono ancora attivi programmi di screening su fasce di popolazione a rischio e la maggior parte dei pazienti scopre la malattia già in fase avanzata o metastatica, anche perché spesso i sintomi vengono sottovalutati. Va affrontato inoltre il problema della maggiore fragilità e gravità delle complicanze infettive di questi malati, se contagiati dal Covid, rispetto alle altre persone colpite da cancro”.

L’85% dei casi di tumore del polmone riguarda la forma non a piccole cellule, la più frequente. “Un terzo di questi pazienti riceve una diagnosi di malattia in stadio III", continua Bordonaro: "I farmaci immuno-oncologici sono utilizzati in aggiunta ai trattamenti disponibili come la chemio-radioterapia standard. L’immunoterapia può aumentare la percentuale di pazienti liberi da malattia e quindi, potenzialmente guaribili. In particolare, vi sono consolidate evidenze di letteratura scientifica che depongono per una irrinunciabilità del proporre una terapia di mantenimento con durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare in stadio III sottoposti a chemio-radioterapia, perché si traduce in un importantissimo miglioramento dell’aspettativa di vita. È necessario far sì che la platea dei pazienti che accedono a questo approccio di cura si allarghi il più possibile - conclude - grazie alla maggiore sensibilità nei confronti della corretta stadiazione e nel pieno rispetto delle tempistiche dei vari passaggi terapeutici, che precedono l’inizio del trattamento di mantenimento”.