Medicina e sport lanciano il ‘Piano Marshall’ della prevenzione

Dopo il boom di tabagismo, sedentarietà e abuso di alcol causato dalla pandemia, il Forum di 19 società scientifiche e il Coni siglano l’alleanza per sensibilizzare sul ruolo degli stili di vita sani. Testimonial l’allenatore della Juventus Max Allegri e il CT della Nazionale Roberto Mancini
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Pur con tutte le attenuanti del caso, le cattive abitudini prese durante il lockdown stanno presentando il conto. Rifugiarsi nel comfort food, in una sigaretta o un bicchiere di più così come rannicchiarsi sul divano telecomando alla mano facendo zapping tra un bollettino Covid e una serie Tv, hanno rappresentato per molti un’ancora di salvezza per essere traghettati lungo le varie fasi di questa pandemia che ora rischia di diventare la ‘madre’ di una nuova emergenza: quella delle epidemie di malattie causate da stili di vita scorretti, dai tumori alle patologie reumatologiche fino a quelle cardiovascolari come infarto e ictus. I numeri lo mostrano senza filtri. Nel 2021, si conta oltre un milione di fumatori in più rispetto al passato. Il 44% dei cittadini è aumentato di peso fra smart working e riduzione dell’attività fisica a seguito della chiusura di palestre e piscine (l’incremento è stato in media di ben 4 Kg). Inoltre, si sono registrati aumenti del 23,6% fra i maschi e del 9,7% delle femmine del consumo eccessivo di alcol in grado di mettere a rischio la salute. Per recuperare questo disastro di salute pubblica, le società scientifiche riunite nel ‘Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post Covid’ lanciano, insieme al mondo dello sport rappresentato dal Coni, un vero e proprio Piano Marshall che promuove gli stili di vita sani.

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I ritardi di diagnosi e cure  

Il ‘Forum’ è composto da 19 società scientifiche delle principali aree terapeutiche (oncologia, cardiologia, ematologia, reumatologia, neurologia, ginecologia, urologia, chirurgia) che, per la prima volta, si sono riunite per affrontare il post Covid. “Abbiamo realizzato un corposo documento, inviato al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute avanzando proposte concrete per ridisegnare il Sistema Sanitario Nazionale e risolvere i grandi temi emersi con il coronavirus a partire dalla carenza strutturale di medici, dalla modernizzazione degli ospedali e dalla riorganizzazione della medicina del territorio”, spiega Francesco Cognetti, coordinatore del ‘Forum’ e presidente Fondazione Insieme contro il Cancro. “Nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019, quelli di chirurgia oncologica sono diminuiti dell’80% nell’attività programmata e, per l’area cardiovascolare, il calo è stato di circa il 20%. Allo stesso tempo, ci stiamo rendendo conto che la pandemia, oltre ai 130.000 decessi, rischia di provocare un’altra epidemia legata agli scorretti stili di vita che i cittadini hanno adottato in un anno e mezzo di lockdown”.

Le diagnosi diventano più avanzate

A confermare i ritardi diagnostici è anche Riccardo Masetti, Presidente Susan G. Komen Italia: “Nel 2020 sono stati eseguiti oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019. Ritardi che si stanno accumulando e che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (3.324 in meno) e del colon-retto (1.300 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (7.400 adenomi avanzati del colon-retto non individuati) o del cancro della cervice uterina (2.782 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Dal punto di vista clinico già da mesi osserviamo con frequenza neoplasie della mammella più avanzate alla prima diagnosi rispetto al passato ed è prevedibile un aumento della mortalità per cancro nel prossimo futuro nel nostro Paese. È importante sensibilizzare i cittadini anche sul ruolo della prevenzione secondaria, che permette di individuare neoplasie in fase precoce quando le possibilità di guarigione sono elevate”.

La prevenzione in oncologia

Il cancro è la più curabile e prevenibile delle patologie croniche: il 40% dei tumori, pari a oltre 150mila casi ogni anno in Italia, è evitabile grazie a stili di vita sani. Fattori di rischio comportamentali e, quindi, modificabili sono responsabili ogni anno di circa 65.000 decessi oncologici. Il fumo è il fattore di rischio con maggiore impatto, a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui per cancro. E i tabagisti hanno da due a quattro volte più probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare rispetto ai non fumatori. Tra tutti i decessi causati dalle malattie cardiovascolari, circa uno su cinque è connesso al fumo. E ben il 20% dei tumori è causato dalla sedentarietà. Oggi il Forum lancia il suo ‘Piano Marshall’ dedicato alla prevenzione. “Partiamo con una campagna social molto ampia, per poi andare negli stadi e nei palazzetti dello sport prima delle partite, per distribuire opuscoli e materiale realizzato ad hoc. Un modo per incontrare e informare i cittadini”, prosegue Cognetti. “Diffonderemo manifesti negli ospedali per sensibilizzare pazienti e familiari. Organizzeremo anche appuntamenti nelle piazze dove incontreremo cittadini di tutte le età”.

Attività fisica e salute

Il movimento - specie quando indossa i panni di uno sport tanto popolare come il calcio - è una delle armi più efficaci della prevenzione. Uno studio internazionale che ha coinvolto circa un milione e mezzo di persone e 26 tipologie di carcinoma ha evidenziato come l’attività fisica riduca di più del 20% l’incidenza di sette tipi di neoplasie: il cancro dell’esofago, endometrio, rene, polmone, fegato, gastrico e la leucemia mieloide – sottolinea. “Una riduzione di incidenza tra il 10% ed il 20% riguarda il rischio per altre sei tipologie, tra cui i tumori della mammella, della testa e del collo, del retto, della vescica e il mieloma”, spiega Giovanni Scambia, direttore scientifico Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma e Past President Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

La prevenzione al femminile

“La prevenzione - prosegue Scambia - è un percorso che deve accompagnarci in tutte le età e deve essere sempre più personalizzata in base alle caratteristiche individuali. In particolare, nelle donne, a ogni fase della vita corrispondono programmi specifici, dalla vaccinazione anti Hpv nell’adolescenza, all’adesione in età adulta ai programmi di screening mammografico e al Pap test per la prevenzione del tumore del collo dell’utero e, nelle persone che presentano familiarità per neoplasie della mammella o dell’ovaio, i controlli ginecologici, ecografici e mammografici devono iniziare dai 30 anni. Gli stili di vita sani, in particolare attività fisica e controllo del peso, vanno mantenuti per tutta la vita, anche in post menopausa, e svolgono un ruolo importante nella riduzione del rischio di recidiva nelle persone che hanno ricevuto la diagnosi di tumore”.

Il ruolo dello sport

Anche il mondo dello sport si schiera a fianco della scienza per sensibilizzare tutti i cittadini. “L’Oms raccomanda di praticare almeno centocinquanta minuti, cioè due ore e mezza di attività fisica moderata ogni settimana, come camminare o andare in bicicletta”, afferma Giovanni Malagò, presidente Coni. “L’American Cancer Society ha aggiornato le linee guida per la prevenzione oncologica, raddoppiando il tempo da dedicare al movimento. Il documento esorta gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. Purtroppo, in Italia, i dati pre-pandemia, aggiornati al 2019, mettevano già in luce la scarsa attitudine di buona parte dei cittadini nei confronti del movimento: il 35% della popolazione non pratica alcuna attività sportiva, ma queste percentuali sono peggiorate a seguito delle restrizioni imposte dalla pandemia. Ora dobbiamo impegnarci per far tornare tutti a praticare sport con continuità”.

Fumo e alcol: giovani a rischio

Il ‘Piano Marshall’ per la prevenzione mira in particolare ai giovani. La pandemia ha, infatti, determinato un incremento dei tabagisti under 18. Uno su 3 fra i 14 e i 17 anni ha già avuto contatto con il fumo di sigaretta e il 42% con la sigaretta elettronica. Non solo. L’isolamento causato dalla pandemia ha favorito un consumo incontrollato di alcol. A preoccupare in particolar modo è l’aumento registrato nel 2020 delle giovani consumatrici a rischio (30,5%), le 14-17enni, che superano per la prima volta i loro coetanei (28,4%). Altra variabile collegata al rischio è il bere per ubriacarsi, il binge drinking, l’abbuffata alcolica di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione, che coinvolge 830.000 11-25enni (21,8% del totale dei binge drinker in Italia) che giungono fino all’intossicazione.

Coaches for Health

E quale modo migliore per agganciare i giovani se non usando come tramite lo sport?  “Il mondo dello sport – spiega Michele Uva, direttore Football & Social Responsability della Uefa - deve occuparsi di un tema fondamentale come l’Health & Well-being oggi e soprattutto pensando alle nuove generazioni. I temi della nutrizione, dell’attività fisica, del benessere mentale e dell’evitare l’uso di sostanze dannose alla salute sono urgenze sociali da affrontare. La Uefa lo sta facendo utilizzando un nuovo percorso con gli allenatori delle nazionali femminili e maschili delle 55 federazioni europee come testimonial. Il programma ‘Coaches for Health’ parte con la campagna #FeelWell, Play Well creata grazie al contributo scientifico della Fondazione Insieme contro il Cancro. Nei prossimi tre mesi useranno le loro voci influenti per ingaggiare i giovani e la società civile in generale sull’importanza di adottare scelte comportamentali sane che aiutino il pilastro della prevenzione. Durante la fase pilota gli allenatori di cinque Federazioni - Israele, Italia, Paesi Bassi, Irlanda del Nord e Slovenia - hanno registrato messaggi educativi attraverso video di 10-30 secondi che saranno trasmessi su tutti i canali di comunicazione: social media, newsletter, siti web ufficiali”.

I campioni che fanno scuola

Già a partire dalle famiglie, il buon esempio è quello che riesce a trasmettere meglio messaggi, valori e comportamenti. Ancor più - specie tra gli adolescenti - conta l’esempio che arriva dai campioni. “Ho sempre creduto nel progetto ‘Allenatore Alleato di Salute’ - sottolinea Max Allegri - perché tutti noi mister, professionisti e dilettanti, abbiamo il dovere di indirizzare i giovani sul rispetto del proprio fisico per diventare adulti sani. Il Covid ci impone ancora una maggiore attenzione verso questi aspetti. È importante insegnare i corretti schemi di gioco ma è fondamentale spiegare ai ragazzi che è necessario non fumare, non consumare alcol e seguire la dieta mediterranea. Continuo con orgoglio a portare avanti questo progetto”. “Sono anch'io orgoglioso di partecipare attivamente a questa campagna - aggiunge Roberto Mancini, Ct della Nazionale. “Il mondo dello sport deve fare la sua parte. Dobbiamo prendere coscienza del ruolo che ci viene attribuito dai giovani e dare il buon esempio. Bisogna essere campioni anche nella vita, prendendoci cura della nostra salute”.