Tumori della prostata, del rene e della vescica: quale attività fisica per i pazienti?

(Crediti: Dex Ezekiel via Unsplash)
(Crediti: Dex Ezekiel via Unsplash) 
Lo spiegano oncologi ed esperti della riabilitazione nel primo webtalk dedicato ai tumori genito-urinari della piattaforma online Oncowellness
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Si parla spesso di attività fisica per la prevenzione dei tumori, ma è ormai assodato che restare attivi anche dopo una diagnosi è importante per migliorare la qualità di vita. Vale per tutti, anche per chi è stato operato per un cancro della prostata, dei reni e della vescica. Proprio ai benefici dell’attività fisica per i tumori genitourinari è dedicato un nuovo webtalk della piattaforma Oncowellness (accessibile senza necessità di registrarsi e gratuita), con la partecipazione di specialisti dell’oncologia, dell’attività fisica e della riabilitazione, dell’Associazione pazienti PaLiNUro. Questa speciale palestra online “ha aperto” lo scorso aprile per aiutare i pazienti ad orientarsi, attraverso consigli di trainer certificati, schede di allenamento, video-tutorial e veri e propri incontri tra esperti, come i webtalk. Il progetto, promosso da Pfizer, ha un focus specifico su quattro tipologie di tumori: genitourinari, del seno, del polmone e del sangue.

Attività fisica come trattamento integrato

Ogni tumore genitourinario (di prostata, vescica e rene) ha le sue peculiarità e di conseguenza i trattamenti integrati, tra cui l’attività fisica, vanno adeguati sia alla tipologia che alla fase della malattia. “La terapia integrata può dividersi in fasi”, spiega Daniele Santini, Direttore UOC Oncologia Territoriale dell’Università di Roma Sapienza - Polo Pontino: “La prima è quella del trattamento del tumore primitivo, quindi è importante istruire il paziente su quelle che sono le possibili complicanze di un’eventuale radioterapia o di un eventuale intervento chirurgico e qui ci sono dei dati che dimostrano come un approccio psicologico, fisico e nutrizionale adeguato possa migliorare enormemente la qualità di vita. La seconda fase è quella del trattamento sistemico, come l’ormonoterapia nel tumore della prostata, la chemioterapia nel tumore della vescica, la terapia biologica nel tumore del rene. A seconda del tipo di terapia medica cambia il tipo di effetti collaterali. Preservare la qualità di vita attraverso il mantenimento di una buona attività fisica, una buona alimentazione e una riduzione di eventuali effetti collaterali quali possono essere la nausea, il vomito, la fatica e l’astenia in questi pazienti diventa assolutamente essenziale”.

Quale e quanta attività fisica?

L’attività fisica è consigliata dalle linee guida dell’American Cancer Society e dell’American College of Sport Medicine, in base alle quali sappiamo che non solo può essere eseguita in sicurezza ma addirittura è consigliata. “Anche per  avere un recupero più veloce”, sottolinea Claudia Cerulli, Dottore di Ricerca in Attività Fisica e Salute dell’Università di Roma Foro Italico: “Le indicazioni sono da 150 minuti a 300 minuti di attività aerobica moderata (camminata veloce, ndr.) alla settimana, oppure da un minimo di 75 a un massimo di 150 minuti a settimana di attività fisica intensa (corsa, ndr.), alternata due volte a settimana da esercizi di incremento della forza, tutto questo intermezzato da esercizi di stretching e di mobilità articolare”.

 

L’impatto sul benessere psicologico

I benefici riguardano anche la sfera psicologica. Il tumore, infatti, porta con sé ansia, paura, rabbia, disorientamento, senso di colpa e solitudine. Alcune emozioni sono legate a un inevitabile cambiamento dell’immagine corporea che è strettamente legata all’immagine di sé come persona. “L’impatto psicologico dell’attività fisica per i pazienti avviene a vari livelli”, ricorda Gabriella De Benedetta, Dirigente Psicologo presso UOSC Ematologia dell’Istituto Nazionale Tumori e Vice-Presidente SIPO – Società Italiana di Psico-Oncologia: “Primo, la consapevolezza riguardo al fatto che il tumore non ferma la vita; secondo, l’attività fisica regolare e continuativa aiuta ad alleviare lo stress, a contenere l’ansia, la depressione e a migliorare il sonno. La ragione di questi benefici sta nel fatto che l’attività fisica regolare comporta cambiamenti a livello cerebrale, inducendo calma e rilassamento. Le endorfine che vengono rilasciate durante l’esercizio fisico hanno funzione analgesica ed euforizzante e migliorano lo stato dell’umore”. Inoltre – spiega ancora l’esperta – l’attività fisica aumenta la fiducia in se stessi e l’autostima grazie ai piccoli obiettivi e traguardi che la persona raggiunge giorno dopo giorno. Migliorano anche le funzioni esecutive, la memoria e alla fine migliora la percezione di sé.

 

 

Riabilitazione: importante, ma non esiste un percorso uniforme

Non esiste, però, uniformità per il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con una neoplasia uroteliale. “Sicuramente l’aspetto della riabilitazione è un’area di estrema carenza, ma anche assolutamente necessaria, soprattutto per quei pazienti che hanno subito cistectomia radicale con confezionamento di neovescica ortotopica”, dice Laura Magenta, Assistente alla Presidenza Associazione PaLiNUro: “Siamo convinti che in Italia manchi una cultura e un approccio sistematico alla riabilitazione e al recupero funzionale del paziente. Quello che vediamo nella maggior parte dei casi è che viene asportato il tumore e poi si abbandona la persona a se stessa. Dal nostro punto di vista - conclude - c’è la grande necessità di avere un approccio sistematico e più in generale al mantenimento dell’attività fisica durante il percorso clinico, con delle indicazioni precise a seconda delle varie fasi della malattia da dare sia al paziente ma anche al caregiver che guiderà il paziente, particolarmente quello anziano, nell’eseguire l’attività fisica”.